Continua il clamoroso scontro istituzionale che, da diversi mesi, vede contrapposti il Consorzio ASI di Foggia, da un lato, e l’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico meridionale, dall’altro, sostenuta dal Comune di Manfredonia. Tutto ruota intorno alla nuova delimitazione delle aree demaniali relative alla zona del Bacino alti fondali (quello che i sipontini chiamano porto industriale) e delle aree retroportuali. E’ fissata per il 16 luglio prossimo, presso il Tribunale di Foggia, la prima udienza del processo nato dalla decisione del presidente del Consorzio ASI, Agostino De Paolis, di impugnare il decreto di delimitazione (già esecutivo), con richiesta al giudice di accertare e confermare la piena proprietà in capo al Consorzio ASI Foggia delle aree retrostanti alla radice del Bacino alti fondali del porto di Manfredonia ricomprese nel demanio marittimo per effetto del verbale di delimitazione n. 29, approvato con decreto n. 202/2025 adottato dalla Direzione marittima di Bari di concerto con il direttore regionale dell’Agenzia del Demanio (comunicato al Consorzio ASI il 17 novembre 2025). Riguarda ben 34 particelle del catasto terreni e fabbricati dei Comuni di Manfredonia e Monte Sant’Angelo di proprietà del Consorzio. Si domanda al giudice di accertare la nullità con conseguente disapplicazione o annullamento del verbale di delimitazione e di tutti gli atti connessi. Nei giorni scorsi la giunta comunale sipontina, guidata dal sindaco Domenico la Marca, ha deliberato la costituzione dell’ente in tale giudizio per difendere le risultanze del verbale e “per difendere gli interessi del Comune di Manfredonia rispetto ad un’area strategica per lo sviluppo del nostro territorio”. La disputa è nata dalla decisione della Commissione di delimitazione di dichiarare demaniali marittime alcune aree retroportuali di proprietà del Consorzio, ampliando così il demanio marittimo a danno del Consorzio ASI. L’ente di De Paolis, dunque, contesta la legittimità di tale ampliamento, sostenendo che la procedura adottata (articolo 32 Codice della navigazione) non possa essere usata per acquisire nuove aree al demanio ma solo per delimitare confini già esistenti. Dal 2022 al 2025 si susseguirono comunicazioni, osservazioni, tavoli tecnici e atti amministrativi tra Consorzio ASI, AdSP MAM, Capitaneria di Porto e altri enti, senza raggiungere un accordo sulla ripartizione delle aree. Il Consorzio offrì la cessione gratuita di una parte delle aree (80.000 mq) ma si oppose all’acquisizione di ulteriori 120.000 mq, ritenuti essenziali per lo sviluppo industriale e logistico dell’area. Nonostante le opposizioni, la Commissione approvò il verbale di delimitazione che include anche le aree contestate. Le ragioni addotte dal Consorzio sono chiare: sostiene che la procedura di delimitazione non possa essere usata per ampliare il demanio marittimo, ma solo per accertare confini esistenti; che le aree in questione non abbiano i requisiti per essere considerate demaniali (sono lontane dal mare e non funzionali al porto in senso stretto); che la demanializzazione contrasti con la pianificazione urbanistica e con progetti pubblici già finanziati, come il ripristino del collegamento ferroviario Frattarolo-porto; che l’atto metta a rischio investimenti pubblici e attività economiche già in corso (come concessioni temporanee a imprese private). Né va dimenticato come il Consorzio ASI non abbia potuto aggiudicare finora il terreno retroportuale oggetto di gara pubblica all’unico operatore economico partecipante alla procedura.