Non accenna a rientrare il clamoroso scontro istituzionale che, da diversi mesi, vede contrapposti il Consorzio ASI di Foggia, da un lato, e l’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico meridionale, dall’altro, sostenuta dal Comune di Manfredonia. Tutto ruota intorno alla nuova delimitazione delle aree demaniali relative alla zona del Bacino alti fondali (quello che i sipontini chiamano porto industriale) e delle aree retroportuali. E’ fissata per il 16 luglio prossimo, presso il Tribunale di Foggia, la prima udienza del processo nato dalla decisione del presidente del Consorzio ASI, Agostino De Paolis, di impugnare il decreto di delimitazione (già esecutivo), con richiesta al giudice di accertare e confermare la piena proprietà in capo al Consorzio ASI Foggia delle aree retrostanti alla radice del Bacino alti fondali del porto di Manfredonia ricomprese nel demanio marittimo per effetto del verbale di delimitazione n. 29, approvato con decreto n. 202/2025 adottato dalla Direzione marittima di Bari di concerto con il direttore regionale dell’Agenzia del Demanio (comunicato al Consorzio ASI il 17 novembre 2025). Riguarda ben 34 particelle del catasto terreni e fabbricati dei Comuni di Manfredonia e Monte Sant’Angelo di proprietà del Consorzio. L’ultimo botta e risposta tra i due enti è legato, però, ad un’altra questione pure inerente al Bacino alti fondali: il mancato smantellamento ad oggi dei nastri trasportatori nella loro interezza, opera obsoleta e mai utilizzata. Nei giorni scorsi De Paolis ha lamentato che, passato un anno dal trasferimento delle competenze all’Autorità di sistema portuale, “probabilmente per ragioni tecniche”, i nastri continuano a campeggiare nel porto, rimarcando che “era stata proprio l’Autorità portuale a chiederci di eseguire i lavori che altrimenti noi avremmo realizzato in sei mesi”. “È opportuno fare chiarezza su un tema rispetto al quale, negli ultimi tempi, sono circolate informazioni non sempre corrispondenti alla realtà dei fatti”, afferma ora a l’Attacco Francesco Mastro, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico meridionale, ente che è alle prese coi lavori da 121 milioni di euro appaltati per la rifunzionalizzazione del BAF, che dovranno essere terminati entro fine giugno per la parte legata ai 40 milioni di euro del PNRR ed entro dicembre 2027 per la parte finanziata coi restanti 81 milioni di euro del Piano nazionale complementare.