La provincia di Foggia continua a perdere posizioni, scivolando al 94° posto su 107 province nella classifica dell’Indice di Sportività, elaborata da Pts Sport per Il Sole 24 Ore. A livello regionale, è penultima tra le province pugliesi, davanti soltanto alla BAT. In vetta alla graduatoria figurano Milano, Trento e Bolzano, mentre chiudono la classifica Crotone, Agrigento e Sud Sardegna. Giunto alla sua 20ª edizione, l’Indice di Sportività misura la qualità e la diffusione della pratica sportiva a livello provinciale. L’edizione di quest’anno si basa su 32 indicatori, suddivisi in quattro macroaree: la struttura e l’organizzazione del sistema sportivo (tesserati, enti di promozione sportiva, attrattività degli eventi, praticabilità sportiva, investimenti e Olimpiadi Milano-Cortina 2026); gli sport di squadra; le discipline individuali; e il rapporto tra sport, economia (imprese, turismo, media, ecc.) e società (bambini, donne, amatori, persone con disabilità, ecc.). Per ciascun indicatore e per ogni macroarea viene stilata una graduatoria delle 107 province italiane, rapportando i dati sportivi alla popolazione di età compresa tra i 6 e i 75 anni. Sulla base del diverso peso attribuito ai singoli indicatori viene poi elaborata la classifica finale. I dati fanno riferimento, nella maggior parte dei casi, al 2025, mentre per gli sport di squadra e quelli invernali è stata presa in considerazione la stagione 2025/26. Entrando nel dettaglio, la provincia di Foggia si colloca all’89° posto nella categoria Struttura sportiva, con questi piazzamenti nei singoli indicatori: atleti tesserati (99°), dirigenti, tecnici e ufficiali di gara (101°), enti di promozione sportiva (88°), tasso di praticabilità sportiva (70°), attrattività degli eventi sportivi (81°), investimenti nello sport (33°) e Olimpiadi Invernali 2026 (28°). Nella categoria Sport di squadra Foggia è 84ª: squadre e territorio (64°), calcio professionistico (53°), calcio dilettantistico (93°), basket (77°), volley (81°), altri sport di squadra (84°) e società dilettantistiche (103°). Per quanto riguarda gli Sport individuali, la provincia occupa l’82° posto, distinguendosi soprattutto nel settore dei motori (12°). Gli altri indicatori registrano invece piazzamenti più arretrati: sport outdoor (101°), sport indoor (40°), sport dell’acqua (92°), sport invernali (83°), ciclismo (103°), atletica (58°), nuoto (94°) e tennis (97°). Particolarmente negativo il risultato nella categoria Sport e società, dove Foggia si classifica al 99° posto. I singoli indicatori vedono: sport, storia e cultura (84°), sport femminile (88°), sport e amatori (53°), sport paralimpico (88°), formazione per lo sport (54°), sport e turismo-natura (96°), sport e bambini (91°), media per lo sport (105°) e imprese per lo sport (95°). Abbiamo chiesto un commento sulla classifica a tre esponenti dello sport foggiano: Domenico Di Molfetta, assessore allo Sport del Comune di Foggia, Davide Colella, presidente dell’ASD US Foggia Scuola Nazionale Asta, e Renato Martino, delegato provinciale del CONI.

Dal cronoprogramma dei lavori alla caserma dei Vigili del Fuoco, dalle compagnie low cost alla soglia dei 200mila passeggeri. Ma soprattutto una domanda che Antonio Vasile ribalta sulla Capitanata: quanto sta facendo il territorio per rendersi attrattivo e sostenere davvero il suo aeroporto? Il presidente di Aeroporti di Puglia⁠, intervistato ai microfoni de l’Attacco, risponde punto per punto alle perplessità sollevate dal Comitato Vola Gino Lisa nella lettera aperta inviata il 24 luglio al presidente della Regione Antonio Decaro. Una missiva nella quale il Comitato, guidato dall’avvocato Maurizio Gargiulo, chiede un incontro e mette sul tavolo una lunga serie di interrogativi: tempi della caserma dei Vigili del Fuoco e dei lavori su aerostazione e piazzali, Protezione Civile, continuità territoriale, limiti della pista, assenza delle low cost e prospettive di uno scalo che il Masterplan dimensiona su 200mila passeggeri al 2035. Vasile parte proprio dai lavori. E mette una data: settembre. “Dal momento in cui è stato firmato il decreto, a metà giugno, avevamo sessanta giorni per partire. Abbiamo semplicemente deciso che i lavori per l’aerostazione e il piazzale partiranno a settembre: sarebbe stato inutile aprire un cantiere ad agosto per poi doverlo rallentare o fermare ad agosto”. Un intervento che non è più soltanto sulla carta.  A maggio è stata infatti resa nota l’aggiudicazione dell’appalto integrato per la progettazione esecutiva e la riqualificazione funzionale del terminal passeggeri: circa 12 milioni di euro, finanziati con risorse FSC 2021-2027 e inseriti nel Contratto di Programma ENAC-AdP 2024-2027. Ed è qui che il presidente di AdP invita ad attendere i fatti prima di emettere sentenze. “I lavori pubblici non possono essere interpretati secondo i tempi che ciascuno vorrebbe. Ci sono procedure che devono essere rispettate. La Regione ha fornito tutti gli strumenti necessari per rendere questa infrastruttura al pari delle altre. Una volta tanto riconoscetecelo. Se entro settembre non ci sarà alcun cantiere, allora si potrà tornare sull’argomento”. Una risposta diretta alle preoccupazioni espresse dal Comitato, che già nell’approfondimento pubblicato da l’Attacco aveva descritto uno scalo frenato da criticità infrastrutturali, offerta insufficiente e dipendenza da un solo vettore. Nel 2025, secondo l’analisi di Vola Gino Lisa, lo scalo aveva registrato 68.479 passeggeri commerciali, collocandosi in fondo alla graduatoria degli aeroporti italiani con traffico commerciale regolare. Vasile, però, sposta il punto di osservazione. Il Gino Lisa, ricorda, arriva da una storia completamente diversa rispetto agli altri scali pugliesi. “Parliamo di un aeroporto che è rimasto chiuso per quindici anni e che, grazie all’impegno della Regione Puglia e dell’assessore al ramo Raffaele Piemontese, ha ripreso la propria attività. Tutto deve procedere per gradi. È accaduto anche a Bari, che ha impiegato anni per arrivare al livello attuale”. 

Dobbiamo dircelo chiaramente. La proposta della senatrice Annamaria Fallucchi di realizzare una pista destinata ai piccoli aeromobili e all’aviazione turistica lungo l’istmo che collega Capoiale a Foce Varano è, oggettivamente, folle. Come ha ben spiegato l’ambientalista Maurizio Marrese, presidente del WWF Foggia, “il Gargano è conosciuto in Italia e nel mondo non per il cemento, ma per la Foresta Umbra, le lagune di Lesina e Varano, le coste, le falesie, le zone umide, gli habitat prioritari e una biodiversità unica nel Mediterraneo. È questo patrimonio ad aver costruito negli anni la sua identità e la sua attrattività turistica. Proporre un aeroporto significa immaginare un modello di sviluppo che rischia di entrare in conflitto con l’identità stessa del Gargano”.

È stato un lungo viaggio, durante il quale abbiamo percorso oltre 15 chilometri di costa, addentrandoci nel cuore delle località turistiche del Gargano nord. L’ultima tappa è Torre Mileto, frazione balneare di San Nicandro Garganico. Percorrendo la Strada Provinciale 41 da Capoiale, si scorge già in lontananza la torre aragonese da cui la località prende il nome, arroccata su uno sperone di roccia che domina il mare. Ai piedi della torre sorge il “Cala del Principe Wild & Natural Resort”, un ampio villaggio turistico gestito dai primi anni 2000 da EuroVacanze, tour operator con sede a Bari. Per la prima volta nel nostro viaggio ci troviamo di fronte a una struttura non a conduzione familiare né gestita da persone del territorio, bensì da un operatore privato che ha scelto di investire nel potenziale turistico di Torre Mileto. Quella garganica, però, non è l’unica struttura amministrata dalla società. EuroVacanze gestisce infatti anche “La Volpe e l’Uva Dimore” a Montescaglioso, in provincia di Matera, e, a poco più di 21 chilometri di distanza, a Rodi Garganico, il “Villaggio Uliveto Family Experience”. Superato il cancello d’ingresso, ci dirigiamo in reception, dove ad accoglierci c’è una dipendente originaria di Brescia, in servizio dal 2024 presso il resort. Secondo quanto ci riferisce, il territorio è ancora poco promosso dal punto di vista turistico, ma negli ultimi anni la struttura sta registrando un incremento della clientela. In particolare, cresce la presenza di ospiti provenienti dal Nord Italia e dall’estero, soprattutto da Germania, Paesi Bassi e Austria. Il resort dispone di 70 unità abitative, in grado di ospitare complessivamente oltre 200 persone. L’offerta comprende tukul in muratura dalla caratteristica forma circolare con tetto conico, il cui aspetto richiama per certi versi il tradizionale trullo pugliese, oltre a cascine, minivillini e camere standard. Aperto dal 1° maggio al 30 settembre, il villaggio turistico è dotato anche di uno stabilimento balneare affacciato su una suggestiva caletta. Dal bar-ristorante lo sguardo spazia sul mare, regalando una vista mozzafiato che, nelle giornate più limpide, permette di ammirare anche l’arcipelago delle Isole Tremiti. Scendendo lungo la strada che costeggia il parcheggio antistante i lidi, salta subito all’occhio un dettaglio tutt’altro che trascurabile: centinaia di auto sono in sosta, nonostante sia un giorno feriale. In questo rilancio, gli stabilimenti balneari hanno avuto un ruolo determinante. Circa dieci anni fa sono nati i lidi che avrebbero poi accompagnato la crescita della località turistica: il “Pantarei” e il “Fuori Rotta”. Entrambi hanno saputo intercettare un pubblico giovane, puntando su happy hour, eventi serali e iniziative organizzate anche al di fuori della stagione estiva.

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