Nell’area industriale cosiddetta “di Monte Sant’Angelo”, il buio va anche oltre la sua dimensione fisica e diventa una condizione per ritornare a parlare di un abbandono strutturale – dovuto ad una mancanza di visione -, che ha generato un vuoto di responsabilità che si trascina da anni. È dentro questo scenario che si colloca la lettera inviata da Massimo Ciuffreda, già capogruppo consiliare del Partito Democratico a Manfredonia e oggi sindacalista alla Sisecam, una delle realtà industriali più importanti del territorio. “In qualità di cittadino e operatore interessato allo sviluppo e alla sicurezza di quell’area”, specifica. Ha perciò indirizzato una PEC al Consorzio ASI Foggia, ai Comuni di Monte Sant’Angelo e Manfredonia, e alla Prefettura di Foggia, con l’obiettivo di denunciare lo stato di degrado dell’area industriale di Monte Sant’Angelo e chiedere interventi immediati. Ciuffreda non è nuovo a interventi pubblici sulle aree produttive del Golfo. Più volte ha richiamato l’attenzione sul rischio che le aree retroportuali e industriali diventino “piazzali senza futuro”: luoghi di stoccaggio e transito privi di ricadute occupazionali, se non accompagnati da una strategia e da infrastrutture adeguate. Parlando apertamente di “trent’anni di silenzio” attorno al destino dell’agglomerato ASI Manfredonia–Monte Sant’Angelo, ha denunciato bandi consortili “calati dall’alto” e chiesto (invano) che i Consigli comunali fossero coinvolti nelle scelte strategiche. La lettera inviata nei giorni scorsi, però, non riguarda più soltanto lo sviluppo mancato ma la sicurezza quotidiana di chi lavora e transita nell’area. Il documento, lungo e dettagliato, parte da una constatazione che non lascia spazio a interpretazioni: “Da lungo tempo l’Area Industriale di Monte Sant’Angelo versa in condizioni di evidente degrado infrastrutturale, caratterizzate dalla pressoché totale assenza di illuminazione pubblica e dal grave deterioramento della rete viaria interna”. Le fotografie allegate alla PEC mostrano strade dissestate, buche profonde, avvallamenti, cedimenti strutturali, elementi metallici affioranti dal sottofondo. È comunque l’assenza totale di illuminazione che rende la situazione ancora più grave, dal momento che “durante le ore serali e notturne l’area risulta completamente al buio, con conseguenti condizioni di pericolo per lavoratori, imprenditori, autotrasportatori e utenti della strada”.