Sala gremita, come non si vedeva da tempo, giovedì scorso in Confindustria, dove tanti imprenditori hanno partecipato al forum “Investire con la ZES unica” voluto dal presidente Tito Salatto. Un’occasione per fare il punto sulla attuazione dello strumento della Zona economica speciale e sulle opportunità per le imprese intenzionate ad investire. Mancava, però, l’ospite più atteso, ovvero Giuseppe Romano, coordinatore nazionale della ZES unica, Capo del Dipartimento per il Sud, sostituito (in videocollegamento) dall’architetto Sebastiano Molaro della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per il Sud, responsabile procedimenti autorizzazione unica. Gli altri relatori sono stati tutti locali: Luca Cappuccio quale responsabile Finanza Agevolata Ala srl - Gruppo NSA (Sostenibilità-Simest), il commercialista foggiano Gioacchino Colonna in qualità di consulente di Confindustria Foggia (Nidi, Tecnonidi e nuovo bando Turismo Invitalia), Benedetto Fanelli, anch’egli consulente di Confindustria Foggia (Nuovo Piano Transizione 5.0 - Iperammortamento). Tra i tanti presenti gli ex presidenti Gianni Rotice ed Eliseo Zanasi, il commercialista ed assessore alle attività produttive del Comune capoluogo Lorenzo Frattarolo, l’imprenditore sipontino Armando de Girolamo impegnato con la sua piattaforma logistica FHP (ex Lotras), il presidente di ANCE Ivano Chierici e diversi suoi associati, l’ex consigliere comunale Bruno Longo con l’avvocato Gianni Cerisano. “La ZES deve diventare il motore dello sviluppo industriale del Mezzogiorno. Credo che si possa migliorare, con controlli sostanziali in grado di assicurare trasparenza, responsabilità e impatto concreto degli interventi”, è stato l’auspicio di Salatto. Nei primi tre mesi del 2026 sono state rilasciate 1.280 autorizzazioni (340 solo in Puglia) per un totale di 6 miliardi di investimenti diretti generati e 17mila nuovi posti di lavoro creati. Ad approfittarne di più sono state Campania e Puglia.
“La grandissima semplificazione consiste nell’avere un procedimento che sostituisce decine di autorizzazioni in un unico atto”, ha sottolineato Molaro, che ha evidenziato “la straordinarietà della ZES e della autorizzazione unica, che cerca di dare uno slancio a tutti quei settori richiamati nel Piano strategico nazionale e dichiarati di pubblica utilità. Prima c'erano tempi molto più lunghi. All'inizio si è avuta qualche difficoltà a fare capire la ZES unica alle amministrazioni perché i settori sono dichiarati di pubblica utilità. Ed infatti una delle caratteristiche straordinarie è di poter essere anche variante allo strumento urbanistico. Ad oggi abbiamo 1250 autorizzazioni uniche rilasciate. La Puglia, che all’inizio arrancava, oggi è seconda dopo la Campania, ma quasi allo stesso livello e si registra anche una evoluzione delle proposte, con una grandissima vocazione turistico-ricettiva. Trovo grande sinergia in Puglia da parte delle amministrazioni pubbliche. Stressando la norma siamo riusciti a fare ulteriori passi avanti anche con istanze in campo energetico, sempre in sinergia con le amministrazioni. Bisogna continuare, tenendo presente che ci sono problematiche che vanno affrontate, nella fondamentale cooperazione tra amministrazioni”.
Tra gli imprenditori intervenuti il viestano – ma sipontino d’azione – Algesiro Cariglia: “Ho beneficiato di due autorizzazioni ZES a Manfredonia, dove ho rilevato un'impresa che non riesce a decollare per assenza di opere di urbanizzazioni”. Cariglia ha sollecitato una proroga per rispetto alla scadenza del 15 maggio del bando per enti pubblici. “Oggi abbiamo le zone logistiche speciali che stanno interessando altri settori, io mi sto spostando dal pesce anche ad altri interessi. Le Soprintendenze possono bloccare le procedure?”, è stato l’altro suo interrogativo.
“La possibilità di proroga è al vaglio del governo, sono arrivate anche altre richieste”, ha risposto Molaro. “Si cerca di superare le criticità, nel dialogo tra le amministrazioni. Non trovo grandi difficoltà. L'autorizzazione unica non è uno strumento per superare tutti i vincoli e parametri, piuttosto unisce le amministrazioni nel tentativo di superare le criticità”. Altri quesiti posti a Molaro hanno riguardato i crediti d’imposta ZES 2025 autorizzati ma non fruibili – se vadano inseriti nel bilancio 2025 o conteggiati tra le sopravvenienze passive l'anno seguente – e le modifiche a progetti con investimenti già assentiti.
“La ZES è stato finora uno strumento molto valido e importante, in primis sul piano finanziario e fiscale, con la possibilità di avere un finanziamento sulla quota di investimento eseguito”, ha sottolineato a l’Attacco Chierici. “L’unità di missione dà poi modo di snellire le pratiche burocratiche con tempi certi, poiché gli enti che devono rilasciare le autorizzazioni hanno tempi serrati – dai 30 ai 60 giorni, al massimo – per rispondere. Per noi imprenditori che chiediamo sempre uno snellimento della burocrazia è certamente un fatto positivo. Se devo indicare un aspetto negativo, purtroppo rispetto al primo anno le pratiche sono diventate molteplici e pertanto i fondi messi a disposizione dal governo per tale strumento non sono bastati. Sono stati redistribuiti in proporzione equa rispetto a tutte le istanze pervenute. E’ un aspetto che si potrebbe migliorare, incrementando la dotazione finanziaria per la ZES. Al momento, comunque, sta andando bene”.
Secondo lo studio Check up Mezzogiorno 2025 di Confindustria-Smr oltre la metà delle autorizzazioni uniche rilasciate si concentra su poche filiere: l’agroalimentare, il Made in Italy tradizionale e un po’ di elettronica-Ict. Ma se la ZES è nata per essere un vero e proprio acceleratore di sviluppo ci si attenderebbe che le autorizzazioni favoriscano anche settori ad alto contenuto tecnologico e con grandi capacità di innovazione. “Ci sono tutte le tipologie di imprese, si va dal settore energetico alla trasformazione agricola”, la risposta di Chierici. “Le autorizzazioni spaziano tra varie settori, vedremo diverse realtà nei prossimi anni”.
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