I primi 30 anni di Svicom. Fabio Porreca: “Credo nel capitale umano di Foggia e nei talenti di ritorno”

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Primi tre decenni di vita per Svicom, l’impresa fondata nel 1996 dal foggiano Fabio Porreca e oggi leader nei servizi immobiliari, con circa 200 professionisti, oltre 4 milioni di metri quadrati gestiti e clienti tra i più importanti investitori e proprietari immobiliari del Paese. Ma, nonostante il successo raggiunto e una sede direzionale ormai stabilmente a Milano, la storia di Svicom continua ad essere fortemente legata a Foggia. Un Porreca 26enne, tornato da Milano dove si era laureato in Bocconi, trent’anni fa decise di scommettere su sé stesso e sul proprio territorio. A credere per prima in lui fu Coop, che gli affidò la gestione del centro Mongolfiera di Foggia. Da quella opportunità nacque un percorso imprenditoriale che, anno dopo anno, avrebbe trasformato una piccola realtà locale in uno dei big del real estate italiano. Ancora oggi una parte importante delle attività operative viene svolta nel capoluogo daunio, dove Svicom ha recentemente ampliato la propria presenza trasferendosi in una nuova sede più grande e moderna. Nella struttura foggiana lavorano circa sessanta persone, un numero significativo che testimonia la volontà di continuare a investire sul territorio e sulle competenze locali. Nata nel settore dei centri commerciali, oggi opera in tutte le principali asset class: retail, uffici, residenziale, logistica, strutture miste e grandi progetti di rigenerazione urbana. L’Attacco ha intervistato Porreca, ex presidente della Camera di commercio di Foggia.

Oggi Svicom è una consolidatissima realtà nazionale. La sua storia imprenditoriale come ebbe origine?

Nacque da una famiglia normale: mia madre era insegnante, mio padre dirigente sindacale. Non una famiglia di imprenditori, dunque. Sono cresciuto a Foggia. Dopo la laurea in Bocconi avrei potuto costruire la mia carriera ovunque, ma le circostanze mi riportarono nella mia città. Svicom nacque nel 1996 da un’opportunità, l’apertura della Mongolfiera, e da un’intuizione: partire da Foggia per costruire qualcosa di importante.

Quali sono stati i fattori che hanno reso possibile la crescita di Svicom?

Credo che la crescita sia stata il risultato di alcuni elementi: orgoglio, costanza, persone. L’orgoglio è stato il motore. L’orgoglio di creare un’impresa e vederla crescere, prosperare, conquistare nuovi mercati, acquisire reputazione. Costanza perché nulla di ciò che abbiamo costruito è nato da scorciatoie. È stato un percorso fatto di lavoro quotidiano, sacrifici e continua volontà di migliorarsi. E poi le persone, che sono state il vero fattore chiave: il senso di appartenenza, lo spirito di squadra, i valori e la cultura condivisi.

In questi trent’anni è cambiato profondamente anche il vostro lavoro. Come?

Quando iniziammo il property management era prevalentemente amministrazione e gestione tecnica. Oggi significa tecnologia, dati, sostenibilità, marketing, esperienza del cliente e valorizzazione degli asset. Gli immobili sono diventati organismi complessi e questo ha trasformato profondamente anche le competenze richieste alle nostre persone. È cambiato il settore, ma è cambiato soprattutto il modo di creare valore per i clienti. E poi sono diventati ormai imprescindibili sostenibilità e digitalizzazione.

Nonostante l’impresa si sia sviluppata principalmente a Milano, lei continua a rivendicare con orgoglio le proprie origini foggiane. Perché?

Innanzitutto perché le radici non sono un dettaglio biografico. Sono ciò che ti forma. Non ho mai vissuto le mie origini come un limite da superare, ma come un patrimonio da custodire. A Foggia ritrovo persone, valori e riferimenti che fanno parte della mia identità. E poi perché Svicom continua ad avere una presenza importante a Foggia.

Che rapporto ha oggi col capoluogo daunio?

Sento un legame profondo. Foggia resta e resterà centrale non solo nella dimensione privata ma anche in quella imprenditoriale.

Recentemente avete deciso di investire in una nuova sede a Foggia, più grande e moderna, situata in piazza Padre Pio. Perché questa scelta?

Non è una scelta nostalgica, ma industriale. Svicom è cresciuta, c’era bisogno di spazi più moderni e funzionali. Ma soprattutto volevamo dare un segnale chiaro: continuiamo a credere in questo territorio. Sono convinto che Foggia disponga di competenze e talenti che meritano opportunità di crescita senza essere necessariamente costretti a lasciare la propria terra. Per Svicom questo rappresenta non solo un valore identitario, ma anche un importante vantaggio competitivo. La nuova sede rappresenta la volontà di investire ulteriormente qui e di considerare le nostre radici una parte importante del nostro futuro.

Negli anni Svicom ha compiuto un importante percorso di evoluzione manageriale. Perché?

Perché le imprese solide sono quelle che sanno guardare oltre il proprio fondatore. Una delle decisioni più importanti che abbiamo preso è stata rafforzare il management e creare le condizioni affinché Svicom possa continuare a crescere nei prossimi decenni. La nomina di Letizia Cantini come amministratrice delegata rappresenta esattamente questo: continuità nei valori che hanno guidato l’azienda fin dalla sua nascita, ma anche capacità di rinnovarsi, evolversi e affrontare nuove sfide. Credo che il compito di chi fonda un’impresa non sia renderla dipendente da sé, ma costruire le condizioni perché possa continuare a prosperare anche oltre la propria persona.

Di quale risultato è più orgoglioso?

Sono orgoglioso del fatto che Svicom sia diventata un’organizzazione credibile, rispettata e riconosciuta dal mercato. Quando vedo giovani professionisti scegliere di lavorare con noi perché credono nel progetto aziendale, penso che quello sia il risultato più importante. Tante giovani donne e tanti giovani uomini, entrati in Svicom da neolaureati, oggi ricoprono ruoli manageriali di primo piano. Molti di loro sono di Foggia. Le imprese passano, le culture aziendali e i valori restano.

Come vorrebbe che fossero ricordati questi primi trent’anni di Svicom?

Mi piacerebbe che fossero ricordati come la storia di una squadra che ha dimostrato che si può partire da una città del Sud, competere ai massimi livelli nazionali e costruire qualcosa di importante senza rinunciare ai propri valori. Se c’è una lezione che questi trent’anni mi hanno insegnato è che non bisogna lasciare che sia il luogo da cui si parte a definire il luogo in cui si può arrivare.

Come vede Foggia in questo momento?

Foggia è una città che possiede molte più potenzialità di quelle che spesso le vengono riconosciute. Ha capitale umano, competenze, una posizione strategica e un territorio straordinario. Credo che debba imparare a credere maggiormente nelle proprie capacità e ad avere più ambizione nel disegnare il proprio futuro. Credo che una delle grandi opportunità per la Capitanata sia rappresentata dai talenti di ritorno.

Crede sia davvero possibile?

Per anni abbiamo assistito alla partenza di tanti giovani che hanno studiato nelle migliori Università e costruito esperienze professionali in Italia e all’estero. Oggi dobbiamo chiederci come creare le condizioni affinché una parte di queste persone possa scegliere di tornare. Non è un’idea irrealistica. In città come Milano il costo della vita è diventato sempre più elevato, mentre il nostro territorio può offrire vantaggi che stanno assumendo un valore crescente: costo della vita più basso, migliore conciliazione vita/lavoro, maggiore presenza e sostegno della famiglia d’origine, rapporti umani più autentici. Dopo aver maturato esperienze importanti altrove, per molti il ritorno a casa può diventare una scelta desiderabile e non un ripiego. Naturalmente questo richiede un grande lavoro: aumentare le opportunità professionali, migliorare i servizi, il welfare, la sicurezza e l’attrattività complessiva del territorio. Ma se riusciremo a farlo il rientro dei talenti potrà diventare uno dei principali motori di sviluppo della nostra provincia. Quello che è accaduto a Bari negli ultimi anni dimostra che è possibile.

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