Da oltre otto anni, esiste a Cerignola una realtà imprenditoriale molto particolare. Il nome da solo dovrebbe già essere indicativo della tipologia di merce trattata: Arkham.
Se ciò non bastasse, al nome si può aggiungere la dicitura comics. Per chi non si mastica l’inglese, la parola comics significa “fumetti”. Arkham comics è dunque una fumetteria il che, per chi se ne intende, era già intuibile dal fatto che Arkham è il nome del manicomio criminale in cui è detenuto Joker, il mortale nemico di Batman.
In una città come Cerignola che non possiede certo l’atmosfera gotica di Gotham City (l’immaginaria città in cui si svolgono le vicende dell’Uomo pipistrello) ma che ha problematiche gravi tra cui una forte emergenza educativa, aprire un luogo dedicato al materiale da lettura è un azzardo tanto più se, tra mille traversie, si decide comunque e a tutti i costi di tenerlo aperto. Una scommessa folle, dunque? Sì, ma infine vinta.
E la scommessa è ancora più folle se ad aprire una fumetteria a Cerignola otto anni fa è stato un ragazzo di 21 anni che ora, sulla soglia dei 30 anni, può guardarsi indietro e dirsi soddisfatto di quanto compiuto. Si tratta di Giuseppe Serra, titolare di Arkham comics che, dal 2015, è un punto di riferimento per gli amanti dei fumetti, dei videogames e delle action figure.
Come l’uomo dei fumetti (soprannome ripreso da un personaggio della serie tv I Simpson) racconta a l’Attacco: “La decisione di aprire un posto del genere nasce dall’esigenza di colmare una lacuna, che era appunto la mancanza di una fumetteria in questa città. Mi sono accollato un bel rischio, visto che avevo appena 21 anni, ma se dopo otto anni sono ancora qui, vuol dire che magari Cerignola non è soltanto rapine, spaccio di droga e aggressioni”.
Infatti il riscontro di pubblico è stato immediato e non solo da parte dei giovanissimi (il che era piuttosto scontato) ma anche da parte degli adulti, a testimonianza dell’esistenza di una sorta di grande mondo sotterraneo ed eterogeneo alla ricerca di un luogo dove coltivare la propria passione per le storie illustrate.
Quella passione è naturalmente anche una passione di Giuseppe Serra “nata da bambino con i videogames e con le serie tv come Dragon Ball, Naruto, One Piece. Quella è stata la molla che mi ha spinto chiedermi se ci fosse altro, e da lì ho scoperto tutta una serie di titoli e di opere che vale la pena di leggere”.
Anche la storia di Arkham è molto interessante. Sorta originariamente come società di due persone, dopo un anno Serra è diventato titolare unico: “Nel 2015 io e il mio socio Antonio Tortorella mettemmo su questa attività. Dopo un anno, lui decise di dedicarsi all’attività di famiglia, che gestisce un noto bar. La cosa bella è che tutto avvenne in assoluta serenità, anche perché ci conosciamo da una vita e ancora oggi mi dà una mano a modo suo consigliandomi e sostenendomi”.
A quel punto, sarebbe stato più facile mollare tutto, tenendo presente anche il fatto che, in quel periodo, Serra stava affrontando un linfoma che richiedeva la chemioterapia. “È stato un momento davvero duro – ricorda il titolare di Arkham – È stato allora che ho capito che mi avrebbe fatto bene tenermi impegnato mentalmente per sopportare il malessere fisico".
"Per quanto riguarda l’attività in sé, anche grazie al contributo di Antonio, ho deciso di andare avanti con la fumetteria. Ad essere onesti, se ci fossero stati screzi tra di noi ora questo posto non esisterebbe. Se Arkham esiste ancora è anche merito suo”. Arkham esiste ancora ed ha avuto successo. Un successo inatteso?
Serra ammette: “Francamente pensavo di durare sei mesi al massimo. Ci sono stati periodi difficili e ci sono ancora, visto che il lavoro dell’imprenditore è gravato da tasse di ogni genere e deve fare i conti con una burocrazia infernale. Senza contare la diffidenza che molti nutrono nei confronti del mondo del fumetto e dei manga in particolare. Alcuni genitori che accompagnano qui i propri figli non risparmiano occhiate di sufficienza e commenti sprezzanti del tipo “ma come si fa a spendere dei soldi per questa roba?”.
Anche il servizio di Nadia Toffa mandato in onda da Le Iene sul mondo del fumetto giapponese alcuni anni fa è stato dannoso. In quel servizio c’erano un gran numero d’inesattezze e si associava il manga in toto alla pornografia e alla perversione sessuale. È logico che non tutto possa essere letto dai ragazzini, ma quel servizio non ha fatto che aumentare la diffidenza verso un mondo che viene giudicato troppo superficialmente così come quello dei videogames, che invece ha dietro delle professionalità di altissimo livello”.
Ora gli obiettivi di Arkham sono due: “In primo luogo ingrandirci, in secondo luogo organizzare una fiera del fumetto qui a Cerignola. Sono certo che il successo sarebbe molto più grande di quello della Fiera del Libro!”, esclama l’uomo dei fumetti.
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