Centrodestra deludente a Manfredonia, Prencipe sente il vento in poppa

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Si è dovuto attendere il mezzogiorno del giorno seguente per conoscere l’esito definitivo delle elezioni comunali di Manfredonia, dove i cittadini sono tornati al voto domenica dopo un commissariamento iniziato nella primavera del 2019.

Prima la caduta dell’amministrazione Riccardi, poi a ottobre di due anni fa il verdetto sulle infiltrazioni mafiose.

Adesso la conferma che serviranno altre due settimane di campagna elettorale per sapere chi guiderà Palazzo San Domenico.
Come da previsioni è infatti ballottaggio tra Gaetano Prencipe e Gianni Rotice.
L’ex sindaco, leader della coalizione di centrosinistra, è arrivato primo col 26,24%, (7.529 voti), distanziando di un centinaio di consensi l’ex presidente di Confindustria, fermatosi al 25,89% (7.426 voti).
Terzo il pentastellato Raffaele Fatone col 19,15% (5.495 voti), davanti alla civica Giulia Fresca fermatasi al 17,2% (4.882 consensi).
Sotto la doppia cifra l’emilianista Maria Teresa Valente col 6,57% (1.885 voti), ultimo il calendiano Tommaso Rinaldi col 5,13% (1.471 consensi).

L’affluenza è stata pari al 61,12% avendo votato in 29.760 dei 48.694 aventi diritto.
Un dato superiore a quello medio dell’ultima tornata elettorale di ottobre, ma che ha significato circa 7mila votanti in meno a Manfredonia rispetto alle comunali del 2015.

Delusione centrodestra
L’esito del primo turno senza dubbio avvantaggia psicologicamente Prencipe. Il centrodestra riteneva di avere un migliaio di voti in più e si è ritrovato indietro.
Rispetto alle sue attese Rotice ha tra i 4 e i 5 punti in meno, sebbene i sentori e sondaggi degli ultimi giorni vedessero praticamente appaiati i due. Il vantaggio iniziale dell’imprenditore edile - dovuto all’esser partito con netto anticipo rispetto agli altri e all’avere dalla propria parte un centrodestra unito (con la sola assenza della Lega, scomparsa nel Golfo di fatto) – si è dissolto.
Ciò ha confermato che anche in una città che ha mostrato, mai come prima d’ora, una grande voglia di cambiamento i partiti del centrodestra non sfondano. per Rotice, che ambiva a guidare un ampio rassemblement civico, è stato deleterio ritrovarsi schiacciato come candidato sindaco di un preciso schieramento, in una città dove il centrosinistra resta maggioritario.

Il trend nazionale sfavorevole non è stato invertito, nemmeno in quella Manfredonia dove numerosi fattori (predissesto finanziario, commissariamento per mafia, guerre interne al Pd, disintegrazione della triade Riccardi-Bordo-Campo e del centrosinistra, dem in campo senza nome e simbolo, etc.) zavorravano la corsa di Prencipe.
L’avvocato amministrativista ha ribadito, nei fatti, di essere l’unica personalità capace di arginare la crisi del blocco di potere dem, la scelta migliore per quella parte politica nella sfida elettorale più difficile da decenni a questa parte.

Voglia di cambiamento
Oltre il 41% dei votanti ha chiesto una radicale discontinuità: è la fetta di elettorato che si è espressa per Fatone, Fresca e Rinaldi.
Capitolo a parte Maria Teresa Valente di CON, su cui ha pesato il legame personale e partitico con l’ex sindaco Angelo Riccardi. Ciò vuol dire che se i tre si fossero alleati avrebbero potuto esprimere il sindaco della città sipontina.
Ma l’ipotesi non è mai stata presa in considerazione. Piuttosto, oggi c’è la consapevolezza che l’alleanza tra M5S e centrosinistra – quella sì oggetto di discussione per mesi, fino alla rottura su Fatone come candidato sindaco - avrebbe senz’altro fatto chiudere la partita già domenica scorsa.

Voto disgiunto
Il voto di lista sia per Prencipe che per Rotice è stato superiore a quello del candidato sindaco: 30,81% per il primo pari a un differenziale negativo del -4,57%; 27,61% per il costruttore, differenziale negativo del -1,72%.
A incassare più della propria coalizione sono coloro che hanno intercettato la domanda di cambiamento dell’elettorato: Fatone, col +2,06% (17,09% il voto di lista); Fresca con l’impressionante +5,01% (12,19% il voto delle sue liste); +0,22% per Rinaldi (4,91% il voto dell’unica lista, quella di Azione).
Le due liste di Maria Teresa Valente hanno ottenuto nel complesso il 7,41%, il differenziale negativo è pari a -0,84%.
Vuol dire che sono stati parecchi gli elettori che hanno votato candidati consiglieri di Rotice e Prencipe ma come candidato sindaco hanno preferito Fatone, Fresca o Rinaldi.

Liste
Prencipe ha potuto contare sull’apporto di cinque liste: il 9,53% (2.613 voti) dei Progressisti Dem, che univano Pd, Verdi, Articolo 1 e Rifondazione comunista; l’8,59% (2.354 voti) di Progetto Popolare; il 7,29% (1.998 consensi) del proprio movimento Molo 21; il 3,58% (982 voti) del Movimento EST del patron della sanità privata ed ex consigliere comunale Michele La Torre; infine l’1,82% (498 voti) Manfredonia Civica, la lista di Italia in Comune messa in piede in breve tempo dall’ex consigliere comunale e imprenditore balneare Giuseppe La Torre, uomo di Rosario Cusmai.

I piddini hanno retto il colpo ma sono stati surclassati da due delle cinque liste di Rotice. Il consigliere regionale Giandiego Gatta, dominus di Forza Italia, ha portato alla causa l’11,03% (3.023 voti).
A breve distanza la prima civica dell’edile, Strada facendo, col 10,90% (2.989 voti).

Un vero disastro le altre tre liste del centrodestra: appena il 2,23% (611 consensi) per Fratelli d’Italia in barba al super trend nazionale del partito di Giorgia Meloni; il 2% per la civica Io voto Gianni (547 voti); 1,45% per UdC (397 consensi), la lista meno votata in assoluto a Manfredonia domenica scorsa. Significa che Rotice ha portato con sé il 12,09%, mentre i partiti del centrodestra hanno contribuito per il restante 15,52%. Davvero poco e c’è da chiedersi quanto in queste ore l’ingegnere sia inalberato coi partiti, da cui si attendeva ben di più.
Una colpa non certo attribuibile a Gatta, che il suo l’ha fatto, visto che alle regionali 2020 incassò 3.672 voti nella propria città. Ma in molti non gli perdonano la decisione di non scendere direttamente in campo nemmeno stavolta.

Quattro le liste di Fatone: il M5S ha ottenuto il 7,21% (1.978 voti); poi il 4,35% di Città Protagonista (1.192 voti), lista creata dagli ex eletti Pd Tonino Prencipe e Libero Palumbo; a seguire E885 col 3,63% (995 consensi), fondata dall’ex consigliere Leonardo Taronna; infine La mia Città con 1,90% (521 voti).
A penalizzare Fresca sono state le sue tre liste: se AgiAmo, il movimento degli ex 5Stelle Antonio Tasso (deputato Misto) e Massimiliano Ritucci (ex consigliere comunale), ha ottenuto il 6,91% (1.895 voti), la Manfredonia Nuova dell’ex eletto Italo Magno si è fermata al 3,01% (824 voti) e Sipontum al 2,27% (622 consensi).

Due le liste di Valente. CON, il movimento del presidente della Regione Michele Emiliano, ha ottenuto nella città di Riccardi, consigliere all’ambiente del governatore, il 5,82% (1.595 voti); appena l’1,59% per Manfredonia Democratica (498 consensi). Infine il 4,91% (1.346 voti) di Azione, l’unica lista del consulente finanziario Tommaso Rinaldi.

Non superano la soglia di sbarramento le liste Sipontum, FdI, Io voto Gianni, La mia Città, Manfredonia Civica, Manfredonia Democratica e UdC.

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