Ufficialmente i referenti delle cinque liste superstiti in campo per le elezioni provinciali del 30 gennaio per il rinnovo del consiglio giurano di non essersi ancora mossi per intercettare i consensi che sarebbero dovuti andare ai candidati delle liste escluse di Pd e Lega. Assicurano che serve far sbollire il drammatico momento vissuto dai due partiti prima di chiedere incontri. “Non siamo sciacalli”, commenta il big di un altro schieramento.
Ma è chiaro che l’attività di esplorazione è già partita, si sonda il terreno e si studiano dinamiche comunali, personali e quant’altro possa servire a capire meglio la situazione che potrebbe determinarsi in nove giorni. Il dominus Pd Raffaele Piemontese dovrà fare di tutto per impedire e frenare il rompete le righe, che porterebbe i suoi (ex candidati) e quanti avevano promesso di votarli a muoversi in ordine sparso. I più ottimisti ritengono che l’indicazione netta e chiara del vicepresidente regionale rappresenterà un diktat per la maggior parte degli amministratori comunali dem. “Il 75-80% dei voti Pd saranno orientati da Piemontese. Ma anche Emiliano farà le sue telefonate”, scommette un politico garganico. Se davvero si riuscirà a imporre una linea, allora è probabile che i consensi del Pd si riverseranno sulla lista “Insieme per la Capitanata”, l’inedito rassemblement emilianista che unisce i civici dell’ex vicepresidente provinciale Rosario Cusmai, i Popolari del consigliere regionale Sergio Clemente e il M5S. I candidati sono la pentastellata sangiovannese Nunzia Palladino, il sindaco di Vico Michele Sementino, la prima cittadina di Celle San Vito Palma Maria Giannini, i lucerini Vincenzo Checchia (parente di Tutolo) e Tonio De Maio (uomo del sindaco Giuseppe Pitta), per Ischitella Lucrezia Cilenti, il sanseverese Michele Del Sordo, il cerignolano di CON Emiliano Luigi Giurato, il presidente del consiglio comunale di San Paolo Civitate Mercurio Occhionero (legato all’assessore regionale Gianni Stea), per Torremaggiore Salvatore Prencipe (coi Popolari di Sergio Clemente e del manfredoniano Franco Ognissanti), per Vico Raffaella Savastano, per Panni Silvia Spada.
Se nelle scorse settimane gli addetti ai lavori pronosticavano “8-9 seggi su 12” per dem e “Insieme per la Capitanata”, adesso c’è chi pensa che questi ultimi possano ottenerne 6-7, 2 per la lista del presidente Nicola Gatta, uno certo per “Capitanata al centro” (ideata dal consigliere regionale Paolo Dell’Erba, dal sindaco di Apricena Antonio Potenza e dal deputato di Azione Nunzio Angiola, un seggio anche per Forza Italia.
Chi potrebbe presto raggiungere a Palazzo Dogana il suo ex braccio destro e poi avversario Nicola Gatta è l’ex sindaco di Candela Nino Santarella, nome di punta di Potenza e Dell’Erba. Del resto Santarella è stato capace di spostare su Dell’Erba circa 400 voti a Candela alle regionali 2020, mentre Gatta sostenne Annamaria Fallucchi. A quanto pare la maggioranza ad Apricena dirotterà in maniera coesa i propri voti ponderati su di lui, mentre da San Nicandro Garganico arriverebbe il sostegno dell’ex candidato sindaco leghista Antonio Berardi. La sfida interna col sanseverese calendiano Pierluigi Marino, figlio dell’ex consigliere regionale Dino, parrebbe vinta da Santarella. Michele Sementino, sindaco di Vico, avrebbe l’appoggio di alcuni eletti di Monte Sant’Angelo, San Marco in Lamis e Peschici.
A San Nicandro i due consiglieri M5S voteranno certamente per la pentastellata Palladino, mentre il resto del consiglio non appare intenzionato a supportare candidati non locali. Restano quelli di casa: l’ex eletto provinciale UdC Antonio Zuccaro, candidato con Nicola Gatta, e il meloniano Roberto Augello. “Nella minoranza Zuccaro dovrebbe avere 3 voti sicuri”, commenta un eletto sannicandrese.
“Almeno lui dovrebbe avere delle chance”. A Vieste l’intero consiglio comunale – maggioranza e pseudo-opposizione sorta dalla lista civetta – era pronto a schierarsi per il nome indicato da Piemontese, ovvero il consigliere provinciale uscente di Monte Sant’Angelo, Generoso Rignanese. A Monte Sant’Angelo resta in campo come nome locale l’altra uscente, Angela Lombardi, sorella della dirigente Rosa e fedelissima di Gatta. Le elezioni comunali che arriveranno tra alcuni mesi influiranno in qualche modo sulle scelte per Palazzo Dogana? A Cerignola venuto meno anche Moccia, il candidato di Tommaso Sgarro tra i dem, sono ghiotti i voti dei tre eletti di minoranza. Stessa incognita per il consiglio di Ascoli Satriano, dopo l’esclusione del sindaco Vincenzo Sarcone (che piddino non è, per quanto fosse nella lista dem).
Medesimo discorso vale per i sanseveresi Michele Santarelli (socialista) e Antonio Stornelli (Articolo Uno), come pure per la sipontina Rita Valentino, che piddini non sono. “Se ne sta discutendo. Di sicuro si sta guardando alla lista Insieme che fa capo a Emiliano e al centrosinistra”, spiegano a l’Attacco da Manfredonia. Torremaggiore non vede più tra i candidati il sindaco Pd Emilio Di Pumpo ma per la maggioranza c’è Salvatore Prencipe (legato a Sergio Clemente). “Potrà mai spaccarsi la maggioranza visto che il nome locale c’è?”, si domandano alcuni.
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