Consiglio provinciale senza Foggia e Monti Dauni. Gatta potrebbe restare ben oltre la scadenza

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Dalle elezioni provinciali di secondo livello di domenica scorsa emerge un consiglio di Palazzo Dogana sui generis. In primo luogo è un’assise caratterizzata

dall’assenza della città capoluogo, la commissariata Foggia, che verosimilmente si troverà fuori dai giochi anche quando si dovrà eleggere il presidente.

Il mandato dell’uscente Nicola Gatta scadrà a ottobre ma l’intenzione (già dichiarata ai suoi) è di procrastinare al 2023 le urne, sperando che vada in porto il progetto di riforma volto ad allineare e uniformare il voto per consiglio e presidenza. Un’ipotesi, quest’ultima, che sposterebbe ancora più in là le elezioni rispetto all’inizio del prossimo anno.

Sono stati poi evidenti la frammentazione e l’implosione dei partiti: basti pensare che nell’alveo del centrodestra le liste civiche di Gatta e di Capitanata al Centro (Potenza, Dell’Erba, Angiola) hanno fatto molto meglio di quelle di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il terzo elemento è l’esclusione dei Monti Dauni dal nuovo consiglio, fatto che ha causato molte reazioni sdegnate in queste ore, dall’ex sindaco di Candela Nino Santarella all’ex primo cittadino di Pietramontecorvino Rino Lamarucciola, a Virginio Caivano dell’associazione Piccoli Comuni.

Dei 796 elettori tra sindaci e consiglieri comunali in carica hanno votato in 699, ma i voti validi sono stati 695, che hanno consentito l’ingresso nell’assise di due sannicandresi (Roberto Augello con 1915 voti e Antonio Zuccaro con 4072), una ortese (Miriam Maggi con 4038 voti), due cerignolani (Rocco Pezzano con 3287 voti e Luigi Giurato con 5209), un lucerino (Tonio De Maio con 7021 voti), due sangiovannesi (Nunzia Palladino con 6189 e Giuseppe Mangiacotti con 3948), un vichese (il sindaco Michele Sementino con 5586 voti), una ischitellana (Lucrezia Cilenti con 5506 voti), un torremaggiorese (Salvatore Prencipe con 4731 voti), una manfredoniana (Liliana Rinaldi con 3726 voti). Un consiglio che per la metà è rappresentato da garganici dell’area interna, sette su 12 se si considera anche Manfredonia.

Rispetto all’assenza dei Monti Dauni c’è chi vede una responsabilità della stessa strategia attuata da Nicola Gatta per non perdere terreno e giocarsi le proprie chance di rielezione: dopo essersi posto come solo referente del territorio del Subappennino, il sindaco di Candela ha fatto confluire voti dei Monti Dauni sui candidati (forestieri) della propria lista Per la Capitanata, danneggiando i candidati dei borghi presenti nelle altre liste.

Va anche detto che col sistema dei voti ponderati le liste vengono costruite non in base alla rappresentanza territoriale quanto piuttosto privilegiando i Comuni dai voti ponderati più pesanti. E ancora, va ricordato che nel sistema attuale i consiglieri provinciali hanno un peso scarsissimo. Un disegno di legge collegato alla manovra 2022 corregge la rotta rispetto alla legge Delrio del 2014, che aveva svuotato di poteri e risorse gli enti provinciali, trasformandoli in organi di secondo livello. Tre le novità di rilievo la stessa scadenza per presidenti e consiglieri, l’aumento dei compiti fondamentali e il ripristino della giunta come organo esecutivo con tanto di assessori retribuiti (ben diversi dai consiglieri delegati scialbi di questi anni). Ma comunque il ruolo predominante del presidente resterebbe. “I consiglieri sarebbero in ogni caso marginali, siamo in presenza di un organo monocratico di fatto”, sentenzia un analista politico. “La conferma è nel fatto che i consiglieri non possono oggi e non potranno domani sfiduciare il presidente”.

In attesa di capire cosa effettivamente avverrà - per quanto tutti dicano che la discussione sia al momento prematura e che diversi Comuni andranno alle urne nel 2022 – sono inevitabilmente partiti già da tempo chiacchiericcio e ambizioni per il dopo Gatta. Se il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti nella sua città avrebbe sbottato “non so quanto mi convenga diventare presidente della Provincia” (sconfessando Piemontese che al M5S ha negato di aver già scelto il proprio candidato), avanzano i rumors relativi alle speranze nutrite nella San Giovanni Rotondo del sindaco Michele Crisetti e nella Lucera del suo omologo, kingmaker di queste provinciali, Giuseppe Pitta. Ma, se il primo si ritrova costantemente alle prese con le crisi della sua amministrazione, il secondo nega qualsiasi automatismo col voto di domenica scorsa ed evidenzia il ruolo fondamentale del Pd.

Non manca la voglia di protagonismo di Cerignola, il cui primo cittadino ed ex magistrato Francesco Bonito non è sicuramente organico a Piemontese&Azzarone. Quanto al M5S, si vorrebbe lanciare il neo sindaco di San Nicandro Garganico, l’ex dem Matteo Vocale, che però è appena arrivato a Palazzo di città e ha bisogno di consolidare la propria rete di relazioni.

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