Al centrodestra - che aveva fatto chiaramente capire di non volerlo nuovamente come proprio candidato presidente per la Provincia di Foggia – l’uscente
Nicola Gatta ha risposto coi fatti e una astuta strategia.
La sua lista civica, estremamente trasversale, è arrivata seconda su cinque liste e ha fatto meglio dei partiti del centrodestra, Forza Italia e Fratelli d’Italia, come pure dell’altra civica di area, quella del sindaco di Apricena ed ex leghista Antonio Potenza, del consigliere regionale Paolo Dell’Erba e del deputato di Azione Nunzio Angiola. Gatta è riuscito a incassare la metà dei voti raggiunti dai civici di Emiliano, dal Pd (escluso per la lista ricusata e costretto a convergere su Insieme per la Capitanata) e dal M5S. O, volendola dire diversamente, ha dimostrato di valere la metà di quanto tutti assieme abbiamo fatto tre assessori regionali (Barone, Stea e il vicepresidente Piemontese), due consiglieri politici di Emiliano (Cusmai e Riccardi), due consiglieri regionali (Clemente e Tutolo), tutta la folta pattuglia di parlamentari ed europarlamentare pentastellati.
Andando oltre le logiche territoriali e l’appartenenza ai suoi Monti Dauni, il sindaco di Candela ha portato in consiglio un UdC come il sannicandrese Antonio Zuccaro, un ex Pd quale il cerignolano e mettiano Rocco Pezzano, una civica di centrosinistra quale Miriam Maggi di Orta Nova.
“L’ente Provincia deve guardare ai territori e non deve guardare solo e soltanto i partiti politici. Deve andare oltre i campanili ed è esattamente quello che ho fatto io in questi tre anni”, ha detto Gatta alla proclamazione degli eletti. “Sono davvero soddisfatto del risultato straordinario ottenuto dalla mia lista Per la Capitanata. Una lista civica nata con l’obiettivo di creare un nuovo soggetto politico per affrontare le grandi sfide che attendono il nostro territorio. 22.325 voti ponderati frutto del voto di ben 189 amministratori locali, che ringrazio e che hanno apprezzato il lavoro svolto finora e ritenuto valido il progetto che intendiamo portare avanti”, aveva commentato al termine dello scrutinio, lunedì scorso.
Ma quando si andrà al voto per la presidenza? Il mandato di Gatta scadrà a ottobre ma l’intenzione (già dichiarata ai suoi) è di procrastinare al 2023 le urne, sperando che vada in porto il ddl volto ad allineare e uniformare il voto per consiglio e presidenza. Un’ipotesi, quest’ultima, che sposterebbe ancora più in là le elezioni rispetto all’inizio del prossimo anno. Grazie a un disegno di legge collegato alla manovra 2022 atteso a breve in Consiglio dei ministri, si correggerebbe la rotta rispetto alla legge Delrio del 2014, che aveva svuotato di poteri e (di risorse) gli enti provinciali, trasformandoli in organi di secondo livello. Non eletti cioè dai cittadini bensì dai sindaci del circondario.
Tre le novità di rilievo stando alla bozza del disegno di legge: stessa scadenza per presidenti e consiglieri, aumento dei compiti fondamentali e ripristino della giunta come organo esecutivo con tanto di assessori retribuiti.
Il Ddl in arrivo, oltre ad aggiungere la pianificazione delle attività attuali incentrate soprattutto su trasporti e scuola, rimodella le funzioni fondamentali delle Province sulla base di quelle già svolte dalle Città metropolitane: l’adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio provinciale, dell’organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito provinciale, della promozione e del coordinamento tanto dello sviluppo economico e sociale quanto dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione sempre in ambito locale.
Importanti sono infine altre due modifiche previste dal Ddl governativo: la coincidenza della durata del mandato in 5 anni sia per i presidenti che per i consigli di Province e Città metropolitane e il ripristino della giunta in entrambe.
Gli assessori saranno 3 (o 4 nei territori con oltre un milione di abitanti), potranno essere esterni e saranno pagati. Con un’indennità pari al 50% dei loro omologhi comunali. Il ritorno della giunta è attesa con grande impazienza da Rosario Cusmai e dal resto della classe politica (sebbene gli eletti emilianisti abbiano assicurato di non voler deleghe da Gatta). Mentre il presidente e sindaco di Candela spera che l’azione dell’UPI, di cui fa parte, serva a far pressing sul Governo per far slittare ulteriormente le urne.
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