Il generale disastro del M5S in Italia e Puglia alle amministrative del 12 giugno scorso ha lasciato il segno. Circolano “commenti feroci” nel gruppo WhatsApp del M5S di Capitanata, con pesanti crepe ed uno scollamento del rapporto di fiducia tra gli eletti e la base degli attivisti. Se negli scorsi anni le critiche ai portavoce provenivano da sparuti gruppi – in genere attivisti rimasti delusi rispetto alle proprie prospettive di crescita o a candidature – adesso il malessere appare molto più generalizzato.
E come i parlamentari anche l’eurodeputato Mario Furore e l’assessora regionale Rosa Barone rischiano adesso di finire sul banco degli imputati, “se non reagiscono ma continuano solo a galleggiare”.
“Il Pd ci ha succhiato l'anima e ora ci sputerà via, perché con queste percentuali siamo più di ostacolo che di aiuto per loro”, commenta un attivista garganico, testimoniando i forti malumori.
La stessa nomina di Leonardo Donno quale coordinatore regionale del M5S ha suscitato giudizi sferzanti. “L’idraulico Donno nel momento in cui il M5S fa acqua da tutte le parti…”, afferma un secondo attivista. “Donno, il presunto braccio destro di Conte in Puglia, ha fatto di tutto per imporre mesi fa l'alleanza col Pd a Manfredonia pronosticando per noi un pessimo risultato e ora nella sua Galatina ha preso il 2,85%”, fa eco una pentastellata sipontina. “A Cerignola il M5S ha ottenuto percentuali ridicole pur di allearsi col Pd e ottenere un assessorato. Manfredonia è rimasta l'unica città in provincia dove il M5S è vivo e vegeto ma questo è un ostacolo per chi vuole continuare il suo winforlife”.
Nel capoluogo daunio l’ingegnere Giovanni Quarato, candidato sindaco 5S nel 2019, parla di “elezioni a perdere”.
“Dopo una tornata elettorale non si può fare a meno di commentare, soprattutto se i risultati non hanno premiato la tua forza politica. Facile esaltarsi quando si vince, più difficile cercare cause e responsabilità quando si perde”, afferma Quarato. “E sì, le recenti amministrative sono state un flop per il M5S, inutile negarlo, inutile cercare scuse o alibi, qualcosa (io direi più di qualcosa) non ha funzionato e non sta funzionando. Già da diverso tempo si segnalavano, ai vari livelli di rappresentanza, la deriva verticistica del MoVimento, la mancanza di collegamento con il territorio, la controproducente furia rivolta alle epurazioni pretestuose di chi ha una diversa visione strategica, di chi non si allinea e soprattutto di chi non è "amico" fedele. La selezione della cosiddetta classe dirigente, la formazione politica, la creazione ed il mantenimento di una base di consenso, il riconoscimento del valore del seguito e della qualità degli attivisti, sono stati messi in secondo piano rispetto alla convinzione che è il leader e l'idea politica nazionale a portare il consenso. Lo scenario nazionale con l'appiattimento sul governo Draghi e sulle alleanze acritiche con il PD ed il centrosinistra nei territori, dove si sono appoggiati candidati del Pd (in nessun caso mi risulta sia successo il contrario!), hanno offuscato quella immagine rivoluzionaria ed innovativa che aveva il MoVimento premiato con il consenso del 2018”, continua l’ex consigliere comunale.
“Siamo come gli altri? Io continuo a credere che si possa fare politica in maniera diversa senza interesse personale, ma con la soddisfazione di raggiungere i risultati che i cittadini desiderano, con la convinzione di essere in politica "di passaggio", tutti utili, ma nessuno indispensabile per un modello innovativo di politica dal basso. Allora ci dobbiamo riprovare con maggior convinzione, correggendo gli errori, ma mantenendo fede ai valori, ai principi ed alle buone idee. Ed è quello che, nel mio piccolo, con le mie modeste possibilità continuerò a fare con il contributo di tutti quelli che come me non si vogliono arrendere”.
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