Per quanto nel centrodestra siano già partite le contese interne, volte a strappare la premiership, è nel campo largo progressista tutto da ricostruire che si annidano gli interrogativi maggiori. Come ripartirà il Pd dopo la fine dell’alleanza col M5S? Stamane si riunirà la direzione nazionale dei dem, nella quale il segretario Enrico Letta chiederà il via libera ad un’ampia coalizione. Ma il Pd ha già ricevuto precisi diktat da parte di Renzi e Calenda sullo stesso Di Maio e sulla sua Insieme per il futuro.
Con l’attuale legge elettorale, una coalizione stimata al 35-38% rischia di perdere la partite dai collegi uninominali, dove la battaglia dei dem è disperata rispetto ad un centrodestra al 43-45%. I vari partitini di centro e sinistra garantiscono, al più, un 10-12%. Il terzo polo del M5S è un’incognita assoluta. Diverso lo scenario rispetto al proporzionale, dove un Pd dato almeno al 22% si garantirà una rappresentanza importante.
In Puglia dai 62 parlamentari del 2018 (con l’en plein dei 5S) si passerà, dopo la riforma costituzionale, a 40 eletti: 27 deputati e 13 senatori. Dieci deputati saranno eletti nei collegi uninominali, 17 nei plurinominali; 5 senatori verranno fuori dai collegi uninominali e 8 dai plurinominali.
In attesa di capire quale nuovo campo largo verrà fuori, ghiotti rumors arrivano da Roma. L’ex premier Giuseppe Conte – tornato nel weekend a casa, nel Gargano, e fotografato domenica scorsa nel porto di Mattinata – stando ai beninformati sarà il capolista del M5S in 5 collegi plurinominali tra cui quello di Foggia-BAT. Inoltre sarà candidato nel collegio uninominale Foggia 1 (che comprende 39 comuni tra cui il capoluogo).
Ad Apricena è già partita la campagna elettorale in FI del Sindaco Antonio Potenza, sostenuto dal consigliere regionale Paolo Dell’Erba, suo mentore politico. I due cercarono invano casa in Fratelli d’Italia (scontrandosi col niet dei meloniani) prima di trovare porte aperte tra i berlusconiani. “Potenza è entrato nel partito che gli ha garantito la candidatura, altrimenti sarebbe altrove. Questo è già, di per sé, un elemento per comprendere che alla base vi è una sola ed esclusiva ambizione personale. Ma, come diciamo noi, la candidatura di Potenza è un problema del centrodestra. Noi pensiamo a noi”, commenta a l’Attacco il capogruppo Pd Michele Lacci.
Lucida l’analisi del Sindaco di San Severo Francesco Miglio, ex dem e civico da molti anni. “La mia idea in questo momento, di fronte ad uno scenario assolutamente imprevedibile come quello che si è venuto a creare a seguito dello scioglimento anticipato delle Camere, è che il Pd deve assolutamente evitare di parlare male dell’avversario”, afferma a l’Attacco.
“Piuttosto, deve valorizzare i temi dell’azione di governo di questi ultimi mesi, ovvero sviluppo e innovazione. E’ la cosiddetta agenda Draghi, che ha portato già l’Italia a introitare fondi che sono in fase di utilizzo ma che nel prossimo anno porterà ad introitare altri 200 miliardi di euro giacché ci devono essere assegnati ulteriori fondi. Dunque, il tema della campagna elettorale non è ‘o noi o Meloni’, ‘o fascismo o antifascismo’, bensì va chiesto ai cittadini se, in questa fase, ritengono opportuno che si vada avanti con quel programma avendo un Paese con una proiezione prestigiosa, credibile e affidabile, così come negli ultimi mesi, oppure vogliono mettere a rischio tutto ciò. Del resto, non sappiamo un governo diverso che tipo e che grado di affidabilità, credibilità e prestigio internazionale avrà. Questa oggi è la scelta, una scelta che non guarda al passato e alla storia degli esponenti politici ma guarda ad un futuro complicato, che richiede l’impiego di risorse enormi che il governo Draghi stava garantendo all’Italia”.
Ma il centrosinistra resta di esser vittima di veti incrociati. “Chi ci sta sull’agenda Draghi e sulle politiche prodotte da tale governo, che vanno portate avanti?”, continua Miglio. “Il M5S, non avendo votato la fiducia a Draghi, dovrebbe fare un clamoroso dietrofront e dire che ci stanno sull’agenda Draghi. Se dovessero fare questo dietrofront – improbabile – per me nulla osta a un governo col M5S ma credo che non lo faranno perché avevano presentato una loro agenda differente in 9 punti, che avevano sottoposto a Draghi. Se Calenda, Renzi e Di Maio, se altre forze del centro – penso ai dissidenti di Forza Italia e agli addii di Brunetta e Gelmini – dovessero convergere sull’agenda Draghi io non vedrei i motivi per cui dovrebbe essere frapposto un veto. Non lo capirei sul piano politico e programmatico. Sarà una campagna anomala, brevissima visto che durerà solo poche settimane. Non so quale potrà esserne l’esito, eviterei di dire che è già scontato e che il centrodestra ha già vinto. Potrebbe essere foriera di sorprese, anche perché nel centrodestra non tutti hanno capito questa accelerazione di Meloni e Salvini verso il voto. Soprattutto nei ceti produttivi del Nord, legati a Giorgetti e Zaia nel Veneto, c’è una sacca di dissenso. Bisogna lavorare in quei ceti, potrebbero costituire una delle gambe di questa coalizione. E’ un cantiere davvero aperto”.
Che consiglio Miglio darebbe all’amico Michele Emiliano? “Penso che Emiliano farà la cosa giusta. Non è facile decidere, ma in questo momento è chiaro che il centrosinistra debba schierare sul territorio gli uomini migliori che ha: Emiliano, Decaro, lo stesso Raffaele Piemontese, altri nel resto della Puglia. Quale, poi, possa essere la scelta di Emiliano non lo so dire ma sono convinto che sarà la migliore per la Puglia. E’ uno scenario che nessuno aveva preventivato e che ha preso tutti in contropiede”.
Ad Apricena il Pd è guidato dal capogruppo comunale Michele Lacci. “A mio avviso il Pd, se vuole conquistare quella fetta di elettorato libera dagli schemi e che si è rivista nelle politiche del governo Conte 2, deve fare propri due temi”, sostiene Lacci a l’Attacco. “Il primo è il sostegno alla povertà, con una sorta di reddito di cittadinanza rivisto. Il secondo è la chiarezza sul mondo dei bonus. Non si può buttare a mare un provvedimento che ha fatto emergere un sacco di “nero”, ha portato ad assunzioni - riducendo la platea del RdC - e che è dentro mani e piedi alla transizione ecologica. Insomma il Pd deve uscire dalla logica degli accordi romani ed entrare nella discussione sui temi. Pensare ad un blocco anti-Meloni, solo perché siamo antifascisti, rischia di essere controproducente”. Al presidente della Regione Lacci consiglia la candidatura: “Credo che, rispetto ad Emiliano, sia giusto che egli compia un passo oltre. Una sua presenza nella platea dei ministri sarebbe cosa utile per la Puglia”.
L’ex ministro Carlo Calenda ieri ha confermato il proprio no a chi ha fatto cadere Draghi. “Siamo molto contenti, anzi contentissimi, della chiusura definitiva al M5S da parte del Pd, tuttavia Letta ancora oggi non perde occasione per dire “se non vieni con noi, vince la Meloni”. La musica non cambia mai, si ragiona per alleanze contro qualcuno, senza ragionare sulle cose da fare”, commenta a l’Attacco l’onorevole di Azione Nunzio Angiola, componente della segreteria nazionale del partito con delega al Mezzogiorno. “Per questo noi di Azione diciamo che siamo disponibili a discutere col Pd non solo sulla base dell’avversario da combattere, ma soprattutto delle cose da fare. Letta deve dirci con chiarezza cosa pensa sul gas e sui rigassificatori, sui rifiuti e i termovalorizzatori. Diversamente, ci allontaniamo dall’agenda Draghi e questo per noi non va bene. Se Letta non chiarisce queste cose vuol dire che sta pensando ad un’alleanza in cui sostituire dei populisti (M5S) con altri populisti e penso a Di Maio o ai Verdi di Bonelli. Così non può andare. Rispetto agli altri possibili alleati, se non c’è una base valoriale che corrisponde all’agenda Draghi, non ci possiamo impegnare”. C’è un veto sui dimaiani? “Con Di Maio abbiamo non poche difficoltà”, ammette Angiola.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).