Lo scomposto sfogo sul report di Libera del Sindaco Merla non meraviglia. Tutte le gaffe (e le figuracce) dal Covid in poi

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“Non ho nessuna necessità e voglia di replicare”, aveva dichiarato a l’Attacco il sindaco di San Marco in Lamis, Michele Merla. Ma poi, prima di chiudere il telefono, aveva “sbottato” lasciandosi andare ad una dichiarazione quantomeno scomposta, se non altro per il ruolo istituzionale che riveste. “Quello di Libera – aveva chiosato il primo cittadino – è un sondaggio che non ha alcuna validità scientificità, che viene pubblicato buttando merda su una classe di giovani sammarchesi”.

Evidentemente il sindaco di San Marco in Lamis (al suo secondo mandato) non deve aver preso affatto bene il questionario (e le risultanze emerse) che Libera contro le Mafie ha sottoposto ad un campione di cittadini (344, di cui 97 giovani e il 63% donne) del comune garganico rispetto alla percezione di legalità sul territorio. Sulla pagina istituzionale Facebook del primo cittadino non c’è traccia testimoniale dell’evento.

Dal report - presentato martedì scorso in occasione del 5° anniversario dalla morte dei fratelli Luciani (vittime innocenti di mafia) – è emerso che San Marco in Lamis è percepita dai suoi abitanti come una “città non legale”, nel momento in cui il 70% dei cittadini ha attribuito voti dal 5 in giù quanto a percezione di legalità nel paese. Secondo i dati raccolti, inoltre: vi è una mancanza di dialogo tra l’amministrazione comunale e i cittadini (problematica sollevata per lo più dai giovani); più della metà degli intervistati ha dichiarato di non conoscere “esempi positivi” di contrasto alle mafie nella provincia di Foggia. Dato, quest’ultimo, che si acuisce tra i ragazzi (l’85%).

“Si tratta di dati inquietanti che devono indurre ad un ripensamento sul modo vivere in questa terra”, aveva commentato don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, nel suo lungo discorso una volta terminata la presentazione del report.

l’Attacco, poi, rispetto al commento rilasciato su queste colonne da Merla aveva chiesto una replica a Federica Bianchi, co-referente regionale di Libera contro le Mafie, anche lei presente alla commemorazione dei fratelli Luciani e alla presentazione dei risultati del sondaggio nella chiesa madre di San Marco in Lamis, dopo la quale il primo cittadino aveva incassato gli esiti del report in religioso silenzio, salvo poi sfogarsi con l’Attacco. “Quel sondaggio – aveva esordito Bianchi in risposta a Merla - è frutto del lavoro di gruppo del presidio territoriale di Libera, condotto con umiltà e senza la pretesa di ergersi a enti statistici quali l’Istat. E’ un lavoro fatto non per attaccare qualcuno ma per fare rete sul territorio nell’analisi delle criticità e nella risoluzione di esse, provando a coinvolgere più persone possibili nel perseguimento della giustizia sociale, cosa che hanno ribadito anche la vedove Luciani nel loro discorso, tre giorni fa in chiesa. Libera non ha nessuna intenzione di accendere o alimentare polemiche. Sono solo dispiaciuta per la reazione del sindaco.”

Ma la gaffe istituzionale di Merla, quanto meno nella forma, e fatta salva la libertà di pensiero tutelata dalla Costituzione, non è la sola in cui si è imbattuto, nel tempo, il primo cittadino di San Marco in Lamis.

Due gli episodi occorsi nel pieno della pandemia, assurti agli onori della cronaca, che hanno creato non poco imbarazzo nell’opinione pubblica.

Uno riguarda la manifestazione andata in scena in paese, nel 2020, per il Venerdì Santo, nonostante i divieti anti assembramento che vigevano durante il lockdown imposto dal Covid-19. La sua versione di quella processione, che annoverò la partecipazione di tanta gente, fu che “ritenemmo tutti che fermare la manifestazione avrebbe creato panico. Perciò, ci siamo limitati ad accelerarla”. Il reato contestatogli fu omissione in atti di ufficio, per “non aver, nell’esercizio delle sue funzioni, fermato una manifestazione di tipo religioso durante il Covid-19, quando vigeva il relativo Dpcm”. Ma “lo hanno commesso anche i carabinieri, che furono accusati per le mie stesse ragioni”, si era ulteriormente giustificato Merla sempre su queste colonne.

In un'altra circostanza, che il governatore Emiliano definì un “errore catastrofico”, si lasciò che si celebrasse il funerale di un 75enne successivamente risultato positivo al Covid. Alle esequie del primo morto da coronavirus in Puglia parteciparono oltre 300 persone. Una possibile catena di errori sulla quale indagò anche la procura di Foggia guidata da Ludovico Vaccaro.

Infine il caso dei due “curricula differenti” del sindaco, pubblicati uno sul sito del Parco nazionale del Gargano, l’altro sull’interfaccia on line del Comune. Un caso posto in risalto da l’Attacco e derubricato da Merla, pergamena di laurea alla mano, a mero “refuso”. “Può succedere - rispose a domanda diretta su queste colonne -. C’è stato un errore di trascrizione”.

Tornando agli approfondimenti sviluppati da l’Attacco nelle ore successive alla presentazione dei risultati emersi nel questionario di Libera, qualcuno tra ex amministratori pubblici e operatori scolastici del paese ha tacciato l’amministrazione di non essere coerente con gli esempi di legalità che andrebbero mostrati alla comunità. Nel dettaglio, la mancata costituzione parte civile del Comune di San Marco nel procedimento giudiziario, che annovera rinvii a giudizio, sulla vicenda del Parco dei Dinosauri. Oppure nelle estorsioni accertate sul territorio in merito alla raccolta del grano. Su quest’ultimo punto il sindaco ha precisato via whatsapp a l’Attacco che “c’è stato un conflitto di competenza perché i terreni sono su altri Comuni: San Severo e Apricena”. E, nonostante, ufficialmente, non abbia voluto dispensare repliche più approfondite, Merla, sempre nella giornata di giovedì scorso, ha poi controbattuto alle critiche inviando in redazione una serie di documentazioni che testimoniano come il Comune di San Marco in Lamis abbia presentato costituzioni di parte civile in altre vicende che riguardano criminalità organizzata e reati ambientali. Come quella contro Giovanni Caterino, individuato come basista della strage in cui morirono anche i fratelli Luciani; oppure nel procedimento penale in corso al Tribunale di Foggia a carico di imputati per delitti contro il patrimonio boschivo e paesaggistico.

Così come la revoca amministrativa della fida pascolo per un soggetto ritenuto dagli inquirenti elemento collegato alla criminalità organizzata. “E’ stata revocata la fida, i suoi difensori hanno ricorso e noi abbiamo, costituendoci in giudizio, incaricato l’avvocato per confermare la revoca. Solo per dimostrare – conclude Merla a l’Attacco - che noi non stiamo in silenzio di fronte a questi fenomeni e siamo in prima linea”.

 

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