E’ il pentastellato Marco Pellegrini il primo, grande vincitore delle politiche in Capitanata. La sorpresa con cui la provincia si è svegliata all’indomani dell’election day è rappresentata dalla riconferma del senatore M5S, che passa tra i banchi della Camera e assicura al partito proprio a Foggia l’unico collegio uninominale pugliese. Solo in Campania il M5S è riuscito a strappare al favoritissimo centrodestra altri uninominali sulla carta blindati.
L’effetto traino del leader Giuseppe Conte ha spinto il M5S con forza poderosa, assicurando all’ingegnere foggiano un secondo mandato parlamentare. Nei giorni precedenti rispetto alle urne, come riportato su queste colonne, c’era stato il sentore che il collegio uninominale foggiano della Camera dei deputati potesse essere in realtà contendibile, nonostante i sondaggi da mesi li indicassero tutti per sicuri al centrodestra in Puglia, tranne i due di Bari e Molfetta.
La forestiera Eugenia Roccella, la meloniana antiabortista catapultata da Bologna, non tirava presso l’elettorato e nel M5S così come nel Pd si era diffusa la speranza di poter ribaltare i pronostici. E così è stato per Pellegrini, che ha conquistato 57.933 consensi (41,33%, ben più del 27,96% del M5S in Puglia e del 15,4% in Italia) contro i 48.919 dell'ex sottosegretaria (34,83%). Solo terza, staccatissima, la dem Valentina Lucianetti. “Sia Pellegrini che Lucianetti non tirano fuori da Foggia città, tant’è che lei giustamente sta concentrando la campagna elettorale solo su Foggia”, diceva un addetto ai lavori alla vigilia del voto.
Ma Pellegrini nel capoluogo è stato scelto da ben 28.947 consensi (45,60%), quasi 10mila in più rispetto a Roccella, fermatasi a 19.582 voti (30,85%). Anche a Foggia Lucianetti solo terza con 10.693 consensi (16,84%). “Il risultato elettorale è frutto dello straordinario lavoro del nostro presidente Conte. La gente di Capitanata ha compreso l'importanza di darci forza per quella che sarà una legislatura importante e difficile. Non nascondo la mia gioia personale per i consensi ottenuti nel mio collegio, gioia che voglio condividere con tutti coloro che hanno voluto dare fiducia alla nostra azione politica”, il primo commento di Pellegrini. “Ora dovremo pensare solo a lavorare perché non c’è tempo da perdere. Come M5S faremo le nostre proposte e opereremo come guardiani attenti dell’operato del nuovo Governo. Ma non saremo semplici spettatori”.
C’è da star certi che anche al presidente della Regione Michele Emiliano non dispiaccia il successo di Pellegrini. Come trapelato direttamente dal Pd foggiano, Emiliano in più occasioni aveva fatto capire chiaramente loro che chiunque avesse vinto tra il pentastellato e Lucianetti gli sarebbe andato bene visto che sono alleati a Bari e dovranno ragionare assieme per le comunali foggiane del 2023. “Uno di voi sarà deputato e l’altro sindaco”, sarebbe stato da ultimo l’Emiliano-pensiero prima delle urne. E difatti il giorno dopo il governatore ha rivendicato l’alleanza a Bari coi 5S e auspicato ancora una volta che sia replicata nuovamente anche a Roma.
Un dato, quello di Pellegrini e del M5S a Foggia, che dà moltissimo da pensare in vista delle elezioni comunali che nel capoluogo potrebbero svolgersi già ad aprile 2023, se come pare possibile non sarà prorogato il mandato dei commissari straordinari arrivati dopo lo scioglimento per mafia. E anche alla luce del suo ruolo in Commissione parlamentare antimafia quella di Pellegrini è una grande vittoria. Inviso a centrodestra ma anche ad ampi pezzi del centrosinistra per la sua azione in quella sede, come presidente del XV Comitato sulle mafie pugliesi, Pellegrini è descritto dai detrattori nel capoluogo come colui che col M5S avrebbe sollecitato il verdetto sulle infiltrazioni mafiose, un “nemico” della città. Una lettura che non ha fatto però alcuna breccia nell’elettorato.
Ma Pellegrini è anche colui che si è reso inviso a parecchi – Pd compreso – per le costanti battaglie per la legalità nell’ente Parco nazionale del Gargano, un tema rispetto al quale i dem non hanno mai sostenuto gli alleati di governo regionale nell’azione contro il presidente Pasquale Pazienza e il direttore facente funzioni Vincenzo Totaro.
Ma l’ultima velenosissima indiscrezione messa in giro da ambienti Pd contro Pellegrini nei giorni scorsi ha riguardato un presunto incontro a Vico del Gargano, a fini elettorali, tra lui, suo fratello Raul (noto penalista) e l’ex Sindaco di Foggia Franco Landella (che in realtà ha votato per FI). Ma a chiunque è noto l’odio reciproco che sussiste tra Marco Pellegrini e i Landella-Di Donna. L’unico evento cui a Vico – come rivelano alcuni presenti – c’è stato varie settimane fa alla presenza dei Landella-Di Donna e di Raul Pellegrini (e non Marco) è stato il compleanno del legale dell’ex primo cittadino, Curtotti, festeggiato a cena presso il ristorante L’orto del conte. Ad un tavolo c’erano Landella, la moglie Daniela Di Donna, la cognata Michaela Di Donna e suo marito, insieme a Curtotti e a sua moglie, l’ex assessora landelliana Lioia. Ad un altro tavolo Raul Pellegrini, il suo assistito ed ex consigliere comunale Di Pasqua e una donna. Proprio nessuna traccia del Pellegrini senatore.
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