Che il nuovo presidente del Consiglio sarà una donna di destra è un fatto su cui molte delle anime più o meno belle della sinistra sono costrette a riflettere. Certo, non rompiamo nessun soffitto di cristallo in Europa, dove Angela Merkel, Magdalena Andresson e prima di loro Margaret Thatcher hanno governato e ancora oggi governano dall’alto dei loro scranni. Ma in Italia…beh, in Italia il discorso è molto diverso, poiché avere una donna al comando, nel nostro Belpaese, è una primogenitura assoluta. E il fatto che lo spazio conquistato (e/o concesso) abbia come terreno di cultura gli ambienti di estrema destra, resta una novità.
E le donne? Cosa pensano e temono le donne che da decenni operano nell’ambito della differenza? Quelle comunemente riassunte sotto l’egida del femminismo, che nella nostra città hanno come punto di incontro l’Associazione culturale della Merlettaia.
L’Attacco le ha raggiunte per conoscerne il sentimento, rilevando che il residuo di fiducia nei confronti di una pari genere resiste più o meno intatto, anche a dispetto di posizioni politiche contrapposte. Nelle risposte fa capolino un “sarà migliore di come si mostra” e un “saprà trovare un modo”. Mentre la fiducia nella vitalità e nel vigore delle italiane, che sapranno opporsi ad ogni passo indietro culturale, resta fortissima: “Le donne sapranno reagire”, sostengono.
“Ricambio il tuo buongiorno ma non posso dire che questa è una buona giornata”, ride al telefono Antonietta Lelario, de La Merlettaia, insegnante in pensione e attiva esponente di Libera contro le mafie. “Sono anni che commentiamo la sordità rumorosa della sinistra a quello che il femminismo ha espresso nel tempo. La rivoluzione delle donne avrebbe dovuto contagiare la sinistra, ma questo non è accaduto. La politica di sinistra si è separata da ogni istanza che proveniva dai mutamenti sociali, dai desideri e dai bisogni dei soggetti in carne ed ossa. Ed ecco che oggi si paga lo scotto di non aver puntato sulle donne. La sinistra non le ha sapute vedere, non ha interloquito con loro. La destra ha saputo riconoscere nella Meloni una figura vincente, ma anche lì gli uomini arretrano a fatica. Con il suo Dio, patria e famiglia, lei interpreta i sentimenti più conservatori che si stanno facendo strada in Svezia e in Europa. La Meloni capisce gli umori e se ne serve ed in questo è brava. Il fatto che sia donna, non mi fa chiudere completamente i conti con lei: resto in una posizione di attesa. Cosa temo? Non faccio del timore il mio sentimento più importante per la vittoria della Meloni. Il sentimento più importante è l’attesa e l’attenzione a quello che succederà. A volte raggiungere il colmo permette di riaprire i giochi”.
E l’insegnante e Merlettaia Donata Glori aggiunge: “Si, mi sento abbastanza sconvolta, ma questa era una morte annunciata. Non credo però che la democrazia corra grandi rischi. Certo, mi preoccupa il fatto che la destra prenda sempre più forza in Europa. Credo però che la Meloni sarà più moderata di come si è mostrata in campagna elettorale. Ci saranno dei passi indietro. E mi riferisco al fatto che si sentiranno più forti coloro che fino a ieri non ostentavano le loro idee conservatrici di destra. Oggi potranno urlarle a gran voce, senza vergogna. I passi indietro saranno nella forza di proporre leggi involutive che a mio parere però non passeranno. Per le donne nel mondo i passi indietro sono sempre possibili. Lo vediamo in Iran, dove negli anni 70 le donne erano quasi più emancipate che in Occidente. Le italiane avranno la forza per contrastare ogni velleità di ritorno al passato. Quello che corre un discreto rischio è un argomento importante come l’aborto. Non nel senso che potrà essere modificata la legge, ma nel senso che sarà più difficile potervi fare ricorso. Del resto già ora i medici sono quasi tutti obbiettori. Per il resto non vedo altri rischi, credo che le donne in Italia abbiano una forza tale da contrastare le posizioni retrive. Trovo terribile il modo di fare della Meloni, ma è anche vero che essendo una donna troverà una misura meno peggio di quello che esprime con il suo volto e i suoi atteggiamenti. Ho come un residuo di fiducia che arriva dal fatto che lei sia donna. È quasi inconfessabile, ma è così”.
Per ultima la storica dell’arte e insegnante in pensione Katia Ricci, che afferma: “Non è una novità che il soffitto di cristallo sia rotto da una donna di destra in Europa e nella Storia. Si tratta di donne emancipate con un forte senso di sé, che operano all’interno di un simbolico patriarcale che non è stato messo in discussione. Donne dirigenti anche nel mondo delle imprese ci sono, è mancata però la differenza che viene dall’essere donna. Certo, non mi fa felice che all’apice del governo ci sia un’esponente di Fratelli d’Italia. In lei non colgo la fedeltà all’essere donna, che parte dal sentire e dal linguaggio, dal rifiutare la forza e l’ordine come valori dominanti. E parlo della cultura del simbolico, non del fascismo come fatto storico. In questo senso lei ha utilizzato quella libertà che il femminismo ha dato a tutte”.
Dolore per la destra al governo dunque. Un dolore che si mescola ad una residuale fiducia per il fatto il leader sia una donna.
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