Debacle elezioni, adesso Piemontese sa che non deciderà più il candidato Sindaco di Foggia

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C’era anche il vicepresidente della Regione Raffaele Piemontese ieri sul volo inaugurale di Lumiwings dall’aeroporto Gino Lisa di Foggia, diretto a Milano. Volto sorridente, presenza finalizzata a rivendicare per l’ennesima volta di aver determinato la riapertura dello scalo di Capitanata. Ma, dentro di sé, l’amarezza resta ancora forte per l’esito choc delle elezioni politiche: il 40enne avvocato originario di Monte Sant’Angelo sapeva perfettamente che il centrosinistra era destinato alla sconfitta (e difatti ha parlato di “un risultato politico scadente”), ma non si attendeva di non riuscire ad essere eletto nemmeno quale capolista nel plurinominale. Soltanto per “800 voti in meno”, ha rimarcato, è stato scalzato da un candidato di Sinistra Italiana.

Che le cose stessero andando peggio del previsto Piemontese lo aveva percepito alla vigilia del voto, quando dopo settimane di sondaggi in calo per il Pd al vento favorevole nel Paese alla Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si è unita la certezza che l’effetto Conte sarebbe stato dall’esito dirompente al Sud. E così è stato, col M5S primo in Puglia e in Capitanata, così come in altre regioni meridionali. Il dominus del Pd foggiano presagiva una strada assai più in salita del previsto e difatti il suo nervosismo di venerdì al Gino Lisa palesava i pensieri cupi. L’aspro e scomposto battibecco con la collega di giunta regionale Rosa Barone (M5S), sui meriti per la riattivazione dell’aeroporto, è stato il segnale di una esasperazione forte e incontrollata.

Peraltro, stando a fonti pentastellate, quello che è avvenuto in favor di telecamere e microfoni non sarebbe stato niente rispetto al dietro le quinte: subito dopo Piemontese si sarebbe scagliato verbalmente contro Barone tuonando frasi del tipo “non ti devi permettere di dire cose simili davanti alle tv” e “tu 22mila voti non li prenderai mai”. I beninformati raccontano anche di un altro scontro, avvenuto però a Bari, davanti alla presidente del consiglio regionale Loredana Capone (rimasta anch’ella fuori dal Parlamento, ma candidata in quarta posizione) e un dirigente dell’ente. In questo caso Piemontese avrebbe inveito contro il collega di giunta Gianni Stea.
Oggi l’interrogativo che tanti si pongono è se il numero due di Emiliano subirà un qualche ridimensionamento: da un lato è stata sprecata un’occasione ghiotta da chi aveva ottenuto di correre come capolista; dall’altro la concentrazione di potere in capo a Piemontese è oggettivamente enorme ed Emiliano potrebbe alleggerirlo di alcune deleghe. “Non si è mai visto un assessore con deleghe di bilancio e di spesa, in pratica decide dove a cosa destinare i fondi e poi come spenderli e a chi darli”, commentava giorni fa su queste colonne un ex amministratore regionale. “Solo in Regione Puglia avviene una cosa del genere, solo grazie a Emiliano. Vendola e lo stesso Fitto non avrebbero mai permesso nulla di simile”. Ma il mancato approdo di Piemontese alla Camera non crea solo problemi a Bari per le pressioni sul governatore da parte di quanti cercavano e cercano spazi.

Il problema si pone anche in Capitanata, dove scalpitano e coltivano legittime ambizioni diversi amministratori che finora hanno sostenuto Piemontese. A Vieste già da tempo circola l’indiscrezione relativa alla volontà di candidarsi alle regionali da parte della vicesindaca e assessora al turismo Rossella Falcone. A San Severo il sindaco Francesco Miglio ambisce ad altri ruoli. A Cerignola l’umore nel Pd è pessimo dopo che l’assessora comunale Teresa Cicolella ha mancato per la seconda volta l’ingresso in consiglio regionale (sarebbe subentrata in caso di elezione di Piemontese).
Il dem dà la colpa alla legge elettorale (che privilegiava le coalizioni) e alla propria scelta di incentrare la campagna elettorale su quanto fatto per il territorio, pur sapendo che il voto era politico e libero, scollegato dalla persona e dalla sua valutazione come amministratore. Ma Piemontese è responsabile anche della decisione di non allargare a candidati non piddini: è lui che ha voluto Cicolella e la foggiana Valentina Lucianetti, tenendo fuori civici e altri che avrebbero potuto raccogliere il consenso di altri pezzi di elettorato.

Da Vieste a Rodi Garganico, sono gli stessi amici di Piemontese ad ammettere a l’Attacco la difficoltà di far votare Pd. Insomma, la sua ulteriore colpa è non aver cercato il voto al di fuori dell’ambito dem così come sarebbe stato necessario, ovvero con candidati più forti sebbene non del proprio partito. Adesso Piemontese è atteso dalle comunali foggiane, un obiettivo che, dopo nove anni dalla vittoria con Mongelli, non può essere perso per niente al mondo considerato che il centrodestra dell’ex maggioranza landelliana è reduce dallo scioglimento del consiglio per infiltrazioni mafiose e numerosi suoi esponenti vanno a processo per corruzione, compreso l’ex primo cittadino.
A Foggia città il Pd ha ottenuto un mestissimo 13,07%, a fronte del 45,60% del M5S. Insieme al dato provinciale e pugliese, questo legittima i pentastellati a rivendicare la scelta del candidato sindaco nell’ambito della coalizione di centrosinistra con dem e 5S alleati. Ma fino ai giorni scorsi l’atteggiamento del Pd, sempre giudicato “arrogante” dai contiani, non permetteva di credere che a Emiliano sarebbe stato facile convincere i dem della opportunità di un candidato non espressione del loro partito.
Adesso Piemontese appare per la prima volta più accomodante, tanto da dire che ciò che gli interessa è che sia “il miglior candidato possibile, a prescindere dalla tessera di partito e dalle personalità cui è vicino”. Che abbia intuito che non toccherà più a lui quella scelta? Appare infatti verosimile oggi che Emiliano si metterà d’accordo con Conte, che non vorrà farsi imporre scelte dal Pd nella provincia pugliese che gli ha tributato il consenso più alto.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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