Il freddo che ha investito la Capitanata è poca cosa rispetto al gelo calato nei rapporti tra Gianni Rotice e Forza Italia. Come era stato anticipato su queste colonne, il Sindaco di Manfredonia ha indispettito definitivamente gli alleati forzisti con la foto in cui figurava con esponenti della Lega. Era insieme al collega Primiano Di Mauro, al ministro Matteo Salvini, al senatore Roberto Marti e all’eurodeputato Massimo Casanova. L’esito del voto per la presidenza della Provincia di Foggia è stato ancora più severo del previsto per il primo cittadino di Lesina e per poco Nicola Gatta non ha sovvertito il pronostico che lo dava perdente, dopo la frattura consumata nel fronte del centrodestra. “Se Rotice fosse rimasto con FI e FdI, quindi se avesse sostenuto il Presidente uscente – annota un addetto ai lavori -, sarebbe riuscito il colpaccio. I voti dei suoi consiglieri comunali sarebbero stati sufficienti per colmare il divario registrato alla fine”.
Si sono recati al voto tanto quelli a favore di Gatta che quelli per Di Mauro e, tra questi ultimi, risulterebbe votante anche il consigliere Michele Paglione che, invece, è costretto da tempo ad assentarsi dalle sedute a Palazzo San Domenico a causa delle sue condizioni di salute.
“Se voleva cercare sponde per perorare il no a Energas – la riflessione di un ex eletto -, avrebbe creato meno problemi andarle a trovare in FdI. Almeno è il partito della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e questo avrebbe anche comportato che non si sarebbe schierato con il candidato leghista a Palazzo Dogana”. Due piccioni con una fava, che avrebbe limitato i mal di pancia in seno alla sua Amministrazione.
I forzisti sipontini non hanno voglia di rilasciare dichiarazioni. Ma la consigliera comunale e provinciale Liliana Rinaldi è sbottata con un’accusa pesantissima verso Rotice. Un rilievo che ufficializza le indiscrezioni riferite: Forza Italia è sul piede di guerra.
“Esprimo la mia più profonda delusione per l’inqualificabile comportamento politico del sindaco Rotice”, sostiene Rinaldi. Rimproverandogli di essere “immemore del contributo portatogli da Forza Italia in occasione delle scorse elezioni comunali”, lo bacchetta pesantemente rimbrottandogli che “ha rinnegato il ruolo e il contributo della sottoscritta, consigliere comunale e provinciale, nonché assessore nella Giunta provinciale di Nicola Gatta”. Parole che fanno seguito all’altrettanto dura nota che il locale circolo forzista aveva diffuso nella mattinata di sabato 28 gennaio scorso, invitando il Sindaco ad una chiarezza politica ormai smarrita.
All’interno della maggioranza di governo della città ci sono 7 consiglieri di Forza Italia e, al momento, sono tutti pronti ad attenersi alle indicazioni che arriveranno loro dal partito. Un assaggio del ‘redde rationem’ che si starebbe preparando lo si potrebbe avere già nella prossima seduta del Consiglio comunale. Bisogna ragionare anche in termini di ‘fantapolitica’, come ha fatto qualcuno che sussurra a l’Attacco: “Se davvero il Sindaco andasse a cercare e trovare voti fuori dal nostro perimetro, navigherebbe a vista senza tenere conto che l’approvazione del Bilancio di previsione deve avvenire con la maggioranza dei consiglieri eletti, non solo di quelli presenti. Diventerebbe un ostacolo insormontabile senza l’apporto dei consiglieri di Forza Italia”.
E torna alla mente la fine dell’ultima Amministrazione eletta – la seconda guidata da Angelo Riccardi – che, ben prima dello scioglimento deciso nel novembre 2019, cadde proprio sull’approvazione del Bilancio preventivo - nell’aprile 2019 – quando l’allora consigliere democratico Damiano D’Ambrosio fece venire meno la sua (determinante) presenza in aula.
La domanda più frequente è la riproposizione del ‘cui prodest’ dei latini: a chi può giovare la scelta di Rotice, che ha voltato le spalle ai Gatta (Nicola e Giandiego)? Alla città nella battaglia ingaggiata contro l’insediamento Energas? “Non avrebbe senso – riflette un attento osservatore del centrodestra -, perché il ministro competente è della squadra di Forza Italia. Non ha nemmeno senso politico, considerato che la Lega non ha elettorato a Manfredonia, così come è marginale in Capitanata. Come raccontaste voi de l’Attacco, quel processo di radicamento è fallito e attualmente i salviniani preferiscono presidiare le loro roccaforti nel Nord. Ecco perché risulta incomprensibile l’atteggiamento di Rotice”.
Rotice “si è consegnato politicamente al centrosinistra e a Michele Emiliano”, la scudisciata dei vertici regionali di Forza Italia.
Un vecchio eletto commenta: “C’è stata una regia di Emiliano per disunire il fronte avverso. Difficile comprendere quanto Rotice ne sia stato consapevole, visto che si muove in un mondo di vecchi volponi, però la sostanza è che ha recitato una parte determinante. I voti ponderati di Manfredonia hanno pesato contro Nicola Gatta. A favore di chi o cosa?”.
Non sono pochi quelli che si domandano in Capitanata, senza trovare risposta, che vantaggio abbia avuto Rotice a seguire tale linea.
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