Golfo, Furore e base convincono Conte a intesa con PD. Ok Bordo e Campo; no Riccardi, Zingariello, D’Ambrosio

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Quando manca soltanto un mese esatto al termine di scadenza per la presentazione delle liste, a Manfredonia il solo passo avanti delle scorse ore è l’alleanza tra Pd e M5S. L’Attacco la scorsa settimana aveva anticipato tale strada e l’ipotesi di un campo ristretto a guida dem e contiani, in cui fare a meno delle civiche di quanti non intendano smarcarsi nettamente sia dalle vicende degli scorsi anni sia dalle personalità politiche oggi sgradite ed inopportune per il M5S, a cominciare dagli ex eletti che a seguito dello scioglimento per mafia del 2019 beccarono anche l’incandidabilità.

Che questa fosse la soluzione preferita dal circolo M5S locale e dal coordinatore provinciale Mario Furore lo si era capito da un pezzo, ma non è stato affatto scontato il via libera del presidente Giuseppe Conte. Nei giorni scorsi tra gli attivisti circolava il timore che l’ex premier potesse dare il proprio placet all’ex deputato 5S Antonio Tasso quale candidato sindaco. Per questa ragione c’era stata una votazione del gruppo territoriale, che in modo unanime tra Tasso e l’apertura al Pd ha scelto quest’ultima via, purché la coalizione sia rinnovata. 

E’ questa la situazione sulla base della quale Furore ha incontrato Conte a Bari per discutere di Manfredonia, dopo la serata dedicata alle comunali del capoluogo regionale e l’annuncio, da parte del leader, della rottura del campo largo chiamandosi fuori dalle primarie di domenica, poi saltate. 

Tasso aveva compreso già venerdì sera come sarebbe andata, spiegando – nella conferenza stampa di presentazione della propria candidatura a primo cittadino – che a differenza di Conte, che non aveva preclusioni, il M5S locale era su posizione differente. E difatti, pur nel momento più critico per i fatti di Bari, il confronto tra Furore e Conte ha dato ragione alla base, con la vittoria della linea del gruppo territoriale difesa dall’europarlamentare in nome di un “un patto col Pd per la legalità e il rinnovamento”. 

Un esito reso possibile dalla “grande umiltà dei piddini, mai così disponibili su qualunque questione”. 

Dopo i ringraziamenti di rito arrivati a Furore, compreso quello del segretario provinciale dem Pierpaolo d’Arienzo, ora l’intenzione è chiudere entro metà mese la partita della coalizione e del candidato. Il veto netto è stato posto su quanti furono dichiarati incandidabili nel 2019, ovvero l’ex sindaco Angelo Riccardi e l’ex vicesindaco Salvatore Zingariello. 

E mentre a Manfredonia i piddini Michele Bordo e Paolo Campo risultano tollerabili dal M5S, a differenza dei loro ex compagni di partito (tra cui anche l’ex vicesindaco Damiano D’Ambrosio, indagato), a San Severo il centrodestra scommette sull’usato sicuro con Leonardo Lallo, laddove per tanti la soluzione più forte sarebbe stata la forzista Rosa Caposiena, che in questi anni ha dato costantemente filo da torcere al sindaco Francesco Miglio. La strada per le urne più attese dell’8 e 9 giugno è ormai tracciata.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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