“C’è un tema pugliese di carenza di leadership, in ragione di una congestione di blocco della classe dirigente che ha favorito il civismo di Michele Emiliano, tanto per fare un esempio. Il suo assessore più importante, essendo la Sanità la voce che incide maggiormente nel bilancio, è l’ex assessore al Bilancio della giunta di Raffaele Fitto nonché candidato del centrodestra contro Emiliano stesso: Rocco Palese”. Questa è la prima riflessione – a mò di cornice per delineare i contorni del suo lungo ragionamento – che Giuseppe Mainiero fa a l’Attacco sul dilaniato centrodestra. Gli esempi che stanno venendo dal locale, i più attuali da Manfredonia e San Severo, hanno fatto emergere divergenze che sono diventate lancinanti, ma anche allargando lo sguardo al contesto regionale il centrodestra non se ne esce fuori un granché bene. Nel passato, c’è stata “una stagione particolarmente positiva per la Puglia nella seconda metà degli anni novanta che, ad un certo punto, si interruppe. Era la stagione dei Sindaci di Alleanza Nazionale, da Lecce a Foggia, con Bari che aveva Di Cagno Abbrescia ma il leader indiscusso era Pinuccio Tatarella, che faceva anche il vicepresidente del Consiglio. Un modello in Puglia, regione che veniva definita l’Emilia nera”.
Poi arrivò l’elezione a presidente della Regione Puglia di Raffaele Fitto, “la cui ascesa segnò l’inizio della fine della classe dirigente del centrodestra pugliese. Modificò la legge elettorale che gli aveva consentito di vincere nonostante avesse perso, consegnando così la Regione a Vendola che aveva preso più voti di Fitto ma non del centrodestra”, ricorda l’attuale consigliere comunale a Foggia. Si aprirono le guerre intestine nel centrodestra regionale “tra Poli Bortone, Fitto, Agostinacchio, unitamente alle faide territoriali che hanno bloccato il centrodestra, favorendo con la leadership di Fitto il progetto di svuotamento del centrodestra ad opera di Emiliano”.
Ancora oggi, il centrodestra “è bloccato dalla diarchia tra Raffaele Fitto e Marcello Gemmato, che cristallizza la loro posizione di potere in virtù della fidelizzazione che hanno con la mia vecchia amica Giorgia Meloni. È in questo modo che hanno costruito i propri protettorati, che non consentono il confronto tra le classi dirigenti”. A questo punto delle sue riflessioni, Mainiero non può fare a meno di pensare ai due maggiori centri di Capitanata dove si andrà a votare per le amministrative, oltre che per elezioni europee, l’8 e 9 giugno prossimo: Manfredonia e San Severo. “Sono situazioni esemplificative di questo disastro”.
A San Severo, “non serviva il mago per dire che Rosa Caposiena doveva essere investita già da un anno a questa via dell’indicazione come candidata Sindaca unitaria del centrodestra, a prescindere che la esprima Forza Italia, Fratelli d’Italia o chiunque altro. Lei è un consigliere di opposizione che, se non fosse stata fregata dal sistema delle primarie truccate, sarebbe già stata Sindaca perché avrebbe vinto contro Miglio nella scorsa occasione. Ha dimostrato sul campo di meritare questa opportunità e un centrodestra maturo dovrebbe dare a lei l’opportunità, senza se e senza ma. Manca quindi la capacità di riconoscere valore alla classe dirigente del territorio, non in ragione di una forza di posizione legata ai rapporti ma al valore politico del soggetto”.
Mentre, a Manfredonia, “in uno spirito di servizio per la coalizione, bisognava chiedere di candidarsi a uno che ha avuto tanto dal partito: il parlamentare Giandiego Gatta, che non è incompatibile perché può candidarsi Sindaco mentre invece non sarebbe possibile fare il contrario”. Tutto viene ricondotto al fatto che la Capitanata e Foggia “non erano un protettorato di Bari, come è invece oggi che viviamo di riflesso. Si è visto nel mancato riconoscimento di un candidato Sindaco come è stato nel mio caso. Si vede a Lecce, dove candidano un Sindaco del 1993. Con tutti i meriti che Poli Bortone ha e che è una mia amica, ma se nel 2024 dobbiamo ricandidarla allora c’è un problema di classe dirigente”.
“Nel primo governo di Berlusconi, la Puglia esprimeva il vicepresidente del Consiglio (Tatarella, ndr), il ministro dell’Agricoltura (Poli Bortone, ndr) e il presidente della Commissione più importante quale era quella del Bilancio (Agostinacchio, ndr). Foggia ottenne il secondo policlinico proprio perché aveva un Sindaco autorevole, Paolo Agostinacchio del primo mandato, che riusciva a imporsi sulle scelte regionali e nazionali”.
Deve essere letto così che “l’unico modo per dare i segretari ai partiti è eleggere i consiglieri regionali, che sono diventati l’ultimo baluardo di democrazia. Perché per essere eletto consigliere regionale devi ottenere le preferenze per davvero e non vieni nominato come succede invece per i parlamentari. Il consigliere regionale se non sta sul territorio e non prende le preferenze - spiega meglio -, non viene eletto”.
Il centrodestra ha bisogno di ricostruirsi “ripartendo dai territori. Mancano luoghi dove la classe dirigente si forma e i partiti sono diventati personali, dove un capo decide per tutti. La politica deve invece tornare a essere quel laboratorio di posizioni, poi c’è chi vince e c’è chi perde nel quadro di quel confronto che ormai non c’è più”.
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