Bagno di folla per il Capitano Ultimo, ieri a Torremaggiore in visita all'associazione torremaggiorese Atletico Torremaggiore - Sport e Legalità, riunita presso il castello ducale, alla presenza della dirigente scolastica (e candidata Sindaca alle prossime amministrative per la coalizione di centrodestra Margherita Di Pumpo). Al secolo Sergio De Caprio, generale dei Ros che materialmente mise le manette a Totó Riina 31 anni fa.
Ispiratore di libri e fiction, solo recentemente ha scoperto e mostrato in pubblico il suo volto, ed è oggi in congedo dopo 42 anni di onorato servizio, in cui si è occupato anche di tutela ambientale. Ed è proprio all'assessorato all'ambiente della Regione Calabria che fu chiamato dall'allora governatrice Jole Santelli, scomparsa prematuramente.
Unico incarico politico sinora ricoperto da indipendente, fino alla odierna candidatura alle prossime elezioni europee dell'8 e 9 giugno, nella circoscrizione Sud, per la lista Libertà di Cateno De Luca.
“Mi candido perché dobbiamo difendere quello che ci resta – ha detto -, i nostri paesi, i nostri Comuni che sono stati ridotti e sono ridotti alla miseria e allo spopolamento. Dobbiamo fare qualcosa, lo dobbiamo fare per il bene comune, senza secondi fini, senza fare propaganda. E dobbiamo rimettere i Comuni, quindi i territori e i cittadini al centro dell'Europa. Dobbiamo diminuire questo autoritarismo che ci porta alle guerre, che ci porta alle divisioni e far capire che i nostri Comuni, i nostri territori sono l'unica speranza che abbiamo e anche l'unica ricchezza. Ad esempio, diamo loro il fotovoltaico affinché possano avere e vendere l’energia rinnovabile, non consentendo solo alle aziende di arricchirsi. Con le risorse del Pnrr, forniamo le competenze ai nostri Comuni, con il supporto delle università pubbliche che aiutino gratuitamente i Comuni a progettare senza chiedere favori, senza perdere i pochi soldi che abbiamo. E difendiamoci”.
De Caprio, originario della Toscana, ha dedicato la sua vita alla lotta alle criminalità e ha le idee molto chiare sul tema.
“È il tempo di chiudere i conti con le organizzazioni criminali, di chiedere spiegazioni ai responsabili del dispositivo di sicurezza: cosa gli impedisce di controllare i territori, di difendere le nostre case, di impedire la violenza sulle donne, non solo i grandi traffici. Anche con i mafiosi dobbiamo chiudere i conti definitivamente. Due provvedimenti faremo, li imporremo all'Europa e ce ne assumeremo la responsabilità: privare dei diritti politici i mafiosi e i loro parenti e affini di primo e secondo grado se non si prendono le distanze dai criminali; impedire l'accesso al mondo del lavoro ai mafiosi che non collaborano e ai loro parenti. Impedirgli di accedere alla Camera di Commercio, di avere una partita Iva, di lavorare a meno che si arrendano, oppure se i parenti e gli affini dimostrano di non dargli più nessun supporto. Secondo punto: intervenire sul voto di scambio in maniera seria, senza propaganda. Così si cambia il mondo e la civiltà”.
Che idea si è fatto il comandante Ultimo della politica pugliese alla luce degli scandali giudiziari degli ultimi tempi?
“Dobbiamo cercare di sciogliere le cosche mafiose e non i Comuni infiltrati dalle cosche mafiose – la risposta a l’Attacco -. Questo è un concetto semplice, senza fare sciacallaggio, senza fare propaganda, dobbiamo impedire l'esistenza ai criminali, li dobbiamo perseguitare e discriminare seriamente. Non discriminare la povera gente, non discriminare chi ha un orientamento sessuale o un colore della pelle, questa è la differenza”.
In altre parole non trova convincente la normativa antimafia?
“Mi sembra strano che ci siamo abituati ad accettare un sistema di sicurezza che scioglie i Comuni per le infiltrazioni delle cosche e non si pone il quesito: c'è qualcosa che non va se non riusciamo a sciogliere le cosche? Ecco, questo non solo se lo devono porre come problema, ma dal mio punto di vista andrebbero chieste le dimissioni”.
Ulteriori approfondimenti e dettagli nell’edizione di domani del quotidiano l’Attacco.
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