Al termine di una campagna elettorale scialba e che ha rivelato lo scarso entusiasmo a Manfredonia per i quattro contendenti, il primo dato emerso dalle urne è stato l’ulteriore calo dell’affluenza nel Golfo, dove ha votato il 58,2% degli aventi diritto rispetto al 61,12% del 2021 che già significava circa 7mila votanti in meno rispetto alle comunali del 2015. Quando è iniziato lo scrutinio la Marca ha sin da subito quasi doppiato Galli arrivando a superare in alcuni momenti il 49%, tanto da far aleggiare nella propria coalizione la speranza di una vittoria al primo turno contro tutti i pronostici. Ma, come era stato anticipato da l’Attacco nelle scorse settimane, il candidato sindaco è apparso trainato dalle liste, anziché in grado di trainare, e dunque al valore aggiunto conferitogli dalla coalizione più forte è mancato il differenziale positivo legato ai consensi maggiori di la Marca. Il ballottaggio riaprirà i giochi ed è una prospettiva odiosissima per il centrosinistra, che nel 2021 vide l’ex sindaco Gaetano Prencipe perdere dopo il vantaggio al primo turno, quando però la distanza con Rotice era di un niente (26,24% rispetto al 25,89% dell’ex presidente di Confindustria). Sono già partite, nel frattempo, le ipotesi relative al ballottaggio.
“Mai col centrosinistra”, le parole di Tasso poche settimane fa rispondendo all’indiscrezione de l’Attacco sui possibili movimenti al secondo turno. Fonti interne al suo schieramento confermato che l’ex deputato, candidato nel 2022 alle politiche col centrodestra di Giorgia Meloni, virerà su Galli. Non così il M5S, che è intenzionato a restare neutrale e a non spendere alcuna parola di sostegno né per l’uno né per l’altro contendente. Dai contiani è garantito a l’Attacco che ogni profferta del gruppo di Galli sarà rispedita al mittente, del resto l’orientamento nazionale del leader Giuseppe Conte esclude alleanze a destra.
Quanto a Rotice e ai suoi, la guerra col deputato di Forza Italia Giandiego Gatta (suo ex sponsor numero uno nel 2021) ha provocato dapprima la caduta dell’amministrazione e poi la possibile riconsegna di Palazzo di città al centrosinistra. Sebbene il supporto a la Marca appaia innaturale, è arduo anche immaginare l’aiuto dichiarato a Gatta. “Appoggerà Galli, ma non vorrà neanche incontrare Gatta e parlargli”, dicono i beninformati a l’Attacco.
Domenico la Marca rischia, dunque, di ritrovarsi un Galli rafforzato da tanti usciti di scena. La situazione potrebbe ribaltarsi a suo sfavore. “Le variabili da considerare sono troppe per fare un pronostico”, dice a l’Attacco un big del suo schieramento. “Se il centrosinistra mantiene, però, la compattezza e la determinazione finora dimostrata...Varrà comunque la pena provare a dialogare con le forze, di sicuro più disomogenee, che saranno escluse dal ballottaggio”.
Il maggior peso della coalizione di la Marca è confermato da quanto sta emergendo dai voti di liste. Nel momento in cui si scrive (ore 21, ndr), con 33 sezioni scrutinate ufficialmente su 59, il Pd del consigliere regionale Paolo Campo è il primo partito, distanziando Progetto Popolare del sicuro campione di consensi ed ex eletto Francesco Schiavone; terza la civica Molo 21 che ha partorito la candidatura di la Marca, seguita dalla civica emilianista CON Manfredonia, la roticiana Strada facendo, il M5S, Forza Italia-Noi Moderati, Ugo Galli sindaco, Agiamo, Manfredonia civica dell’ex assessore Giuseppe La Torre (braccio destro del coordinatore provinciale di CON Rosario Cusmai), La Marca sindaco-Verdi, Antonio Tasso sindaco, Fratelli d’Italia, Città protagonista dell’ex assessore Libero Palumbo, Manfredonia al centro dell’ex forzista Cristiano Romani, Forza Manfredonia, la renziana Generazione Viva dell’ex deputata M5S Francesca Troiano, Chiamami per nome, l’UdC della dirigente regionale Michaela Di Donna e del coordinatore cittadino Gianni Fiore, Noi siamo Manfredonia.
Altre due settimane di attesa, quindi, per i sipontini prima di scoprire chi guiderà l’ente nei prossimi anni.
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