A sei mesi dalle nomine, si comincia a delineare la percezione che trasmettono nella propria comunità assessore e assessori del Comune di Manfredonia. Visto che il Sindaco Domenico la Marca ha assegnato a fine luglio scorso le deleghe, non può trattarsi di un vero ma, tuttavia, le aspettative erano alte in partenza. E altrettanto alte sono state le rassicurazioni fornite agli elettori che hanno preferito il primo cittadino che viene dal mondo dell’associazionismo, forse anche perché – a loro avviso – più calato nella quotidianità. Il rodaggio iniziale è concluso ma, al di là degli sforzi che un po' tutti stanno profondendo, la compagine assessorile – ad eccezione di Schiavone e Valente – non è ancora riuscita a cambiare passo. Non si vedono benefici tangibili. Se c’è nel frattempo una semina, si confida che se ne possano raccogliere i frutti al più presto.
Quando spuntò il suo nome ai tavoli del centrosinistra, per individuare un candidato Sindaco che fungesse anche da figura di garanzia per la coalizione, tutti gli alleati storsero il naso. Indicato a più riprese come svincolato da liste, movimenti e partiti, Domenico la Marca è espressione diretta della civica Molo 21 sin da quando fu l’allora coordinatore Mansueto a proporlo alla guida della città nonostante lo scarso favore di una parte della stessa civica.
Il 52enne aveva dalla sua una lunga esperienza nel mondo cooperativistico e, più in generale, nell’accoglienza. Si diletta a scrivere musica e testi che raccontano di sfruttamento nei campi del Tavoliere, quanti elettori lo voterebbero? Una delle eccezioni più forti che erano state sollevate quando le civiche di centrosinistra e il locale Partito Democratico cercavano di recuperare terreno dal centrodestra e dal suo già annunciato candidato Sindaco.
Soltanto gli emilianisti di CON Manfredonia uscirono da quel perimetro, mentre tutte le altre componenti trovarono finalmente l’accordo su la Marca. Al primo turno, la coalizione a sostegno di la Marca ha quasi doppiato quella di Galli. Nel ballottaggio, sono stati oltre 10.000 i voti che lo hanno portato sullo scranno più alto di Palazzo San Domenico.
Ha trovato un ente che si barcamena come meglio può, cioè male, sotto la scure del Piano di riequilibrio economico e finanziario che lo impegnerà ancora per 3 anni. La platea dei dipendenti è risicata e in là con gli anni. La squadra degli assessori non ha ancora prodotto guizzi tali da essere tramandati ai posteri, eppure non pare smarrire l’ottimismo.
Gode di una maggioranza che lo sostiene, seppure qualche mal di pancia si cominci ad avvertire. Se proprio fosse necessario, c’è chi è sicuro che qualcuno della minoranza non resterebbe insensibile di fronte alla proposta di un assessorato. Ma questa sarebbe una mossa di riserva, da accompagnare anche con un parziale rimpasto, al momento piuttosto lontana.
Voto: 6
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