“E’ stato uno sfregio all’amministrazione comunale e alla città intera”. Così, anche dall’interno dello stesso centrosinistra di Manfredonia, c’è chi commenta – a pochi giorni di distanza – la clamorosa diserzione della maggioranza nella seduta consiliare convocata nella data contestatissima del Venerdì Santo. Una crisi di maggioranza ormai palese, cha avrebbe numerose e pesanti motivazioni stando ai beninformati. Oggi è prevista una riunione della coalizione uscita vincitrice dalle urne di giugno 2024 e guidata dal sindaco Domenico la Marca. Com’è noto la seduta di venerdì è saltata perché, dopo la sospensione, si è ripresentato in aula un solo consigliere di maggioranza, il verde Alfredo De Luca. La sera prima era stata la civica Progetto Popolare (gli assessori Francesco Schiavone e Sara Delle Rose; i consiglieri Antonietta D’Anzeris, Gianpio Ognissanti e Daniele Spano) ad annunciare che l’indomani non sarebbe stata presente ai propri posti, senza addurre ragioni. Non sono stati presi sul serio, col risultato che quando effettivamente non si sono palesati anche i restanti pezzi della maggioranza hanno deciso a quel punto di non partecipare, al fine di non rendere lampante la spaccatura creatasi con Progetto Popolare. Sbaglia chi crede che sia il clima da campagna elettorale per le regionali d’autunno a rendere così tesa l’atmosfera a Palazzo San Domenico.
Del resto, al di là della candidatura del solito uscente dem Paolo Campo non c’è altro. Schiavone e i suoi di Progetto Popolare sostengono il coordinatore provinciale della civica emilianista CON Rosario Cusmai, mentre i voti al vicepresidente uscente della Regione Raffaele Piemontese arriveranno in maniera trasversale, anche da Molo 21 e dal presidente del consiglio Iacoviello. Del tutto tramontata, infine, l’ipotesi di una candidatura del giovane consigliere delegato di Molo 21 Matteo La Torre (nipote dell’ex assessore Franco, deus ex machina della discesa in campo di la Marca), che lo scorso anno si pensava a Foggia di poter inserire in una delle due civiche di Antonio Decaro.
E allora dove albergano le cause di tali tensioni? I rumors portano a tre questioni. La prima concerne la tecnostruttura comunale: stando a quanto trapela era in ballo il reincarico all’ingegner Giuseppe Di Tullo, dirigente a tempo determinato ex articolo 110 Tuel, come responsabile del settore lavori pubblici, oggi retto con l’urbanistica da Tommaso Gioeni. Il pressing in suo favore sarebbe giunto da Progetto Popolare, ma dalla Prefettura sarebbe stato fatto capire chiaramente al sindaco la Marca che sarebbe stato inopportuno, in quanto Di Tullo sarebbe coinvolto nelle inchieste della Procura di Foggia sugli appalti relativi al cimitero comunale e alla pubblica illuminazione, ovvero il caso Engie.
Ancora più delicato il secondo motivo di scontro, che attiene all’eterna vicenda di Gestione Tributi spa, la partecipata comunale oggi in liquidazione il cui dominus era il coordinatore Gino Mastroluca. Fu l’affaire su cui, come ampiamente raccontato da l’Attacco, si disgregò la maggioranza del sindaco Angelo Riccardi molto prima che calasse sul Golfo la scure di Prefettura e Viminale con lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Un passato che non passa: ci sono due procedimenti giudiziari tuttora in corso, attivati da Gestione Tributi spa in liquidazione (difesa dall’avvocato Franco La Torre) contro il Comune sipontino (difeso dall’avvocato Trisorio Liuzzi), con la prima che batte cassa per diverse centinaia di migliaia di euro. Si è cercato di chiudere il contenzioso in via transattiva ma l’impresa ha chiesto più soldi rispetto a quelli proposti dall’ente e si starebbe preparando a tornare dopo la scadenza dell’attuale contratto che lega il Comune alla margheritana C&C. Il fronte che difende Mastroluca è ampio e variegato, a partire dall’amico ed ex consigliere regionale Franco Ognissanti (oggi legato a Progetto Popolare e a CON con Salvatore Zingariello) fino ad arrivare secondo i beninformati a pezzi di Pd, Tasso e Forza Italia. Peraltro Mastroluca sarebbe legato anche a Publiparking, l’impresa che gestisce l’appalto dei parcheggi sia a Manfredonia che a Monte Sant’Angelo.
Un’altra causa di malessere interno alla maggioranza che si trasferisce su altro, come le pressioni – che serpeggiano con evidenza – sia per trasferire la dirigente del settore finanziario Maricarmen Distante sia per una rimozione dell’assessora al bilancio e pubblica istruzione Cecilia Simone (Pd, indicata dai fratelli Paolo e Mariagrazia Campo). Lo stesso Pd non sarebbe del tutto compatto al proprio interno: non solo qualche dem aveva proposto di affiancare altri a Simone o di spostarla su altra delega, ma nel gruppo consiliare Matteo Pacilli e Raffaele Rinaldi (legato all’ex assessore Adamo Brunetti) appaiono andarsene per conto proprio rispetto al resto del partito. Non è tutto, perché a diventare bersaglio degli scontenti è da ultimo anche il segretario generale Giacomo Scalzulli.
Infine ci sono forti mal di pancia per la nota sentenza che richiede il riconoscimento del debito fuori bilancio da 2.226.219,79 euro per un contenzioso con cinque cittadini tra cui Nicola Riccardi, fratello dell’ex primo cittadino Angelo Riccardi.
“In questo contesto l’anello debole della maggioranza appare il sindaco la Marca, che invece dovrebbe prendere in mano la situazione”, commenta un ex dem. “Ancora una volta a Manfredonia questioni che riguardano comitati d’affari e vicende del passato sono usate per avanzare pretese”, dice a l’Attacco un’altra fonte di centrosinistra. “La conseguenza è un clima in cui tutti ci sentono capaci di determinare le sorti dell’amministrazione. Il sindaco è persona bonario e retta, come del resto Simone. Sicuramente non riesce ad avere un polso sempre adeguato alla situazione, perché gli mancano esperienza e abitudine ad aver a che fare con persone diverse dal suo percorso. Si rapporta con la Prefettura e non sempre può motivare le proprie scelte. Ora c’è da capire chi lo vorrà sostenere”.
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