La politica locale di San Giovanni Rotondo si trova in un momento di profonda riflessione, con l'amministrazione comunale guidata dal M5S che sembra aver smarrito la rotta originaria. Due figure femminili di spicco, Nunzia Palladino e Marilina Maratea, pilastri dell'attivismo e dell'impegno civico del Movimento, si trovano oggi in una posizione di netto dissenso dopo la decisione del sindaco M5S Filippo Barbano di accogliere pezzi di centrodestra in maggioranza e giunta al fine di poter ritirare le dimissioni e proseguire con la consiliatura. Una decisione assunta nel silenzio sia del leader nazionale Giuseppe Conte e dei vertici locali. L’addio dei delusi è fondato sulla convinzione che siano stati traditi gli ideali sui quali il M5S è stato fondato. L’ex consigliera provinciale Nunzia Palladino fu una delle prime ad abbracciare gli ideali del Movimento 5 Stelle circa dieci anni fa. Attratta dai principi di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, e incoraggiata dall’attuale consigliere Salvatore Biancofiore, Nunzia ha iniziato un percorso attivo nel Movimento, partecipando agli incontri e contribuendo con ricerche e documenti. Il suo impegno ha raggiunto l'apice con la candidatura a sindaca, le elezioni si rivelarono un successo straordinario, con 2600 voti di lista e 800 personali. “Se avessimo potuto stringere un accordo, anche con una piccola lista, saremmo andati al ballottaggio e avremmo vinto,” afferma Nunzia, sottolineando il limite imposto dal regolamento interno del Movimento che precludeva alleanze. Questa rigidità costò cara, impedendo di raggiungere il ballottaggio con il candidato sindaco Giuseppe Mangiacotti per un soffio e portando alla vittoria Michele Crisetti. Eletta consigliera, Palladino ha trascorso cinque anni all'opposizione, con l’amministrazione Crisetti, un periodo non facile ma affrontato con dedizione. Con il suo gruppo, ha presentato oltre 60 interpellanze in circa quattro anni e mezzo, spaziando dall'ambiente all'economia, al bilancio.
Tra le sue battaglie più significative, spicca quella contro l'impianto di compostaggio alla zona Amendola, un progetto sovradimensionato e pericoloso per l'aeronautica a causa degli odori e degli uccelli che avrebbe attirato. La sua interpellanza evidenziò i rischi di trasformare il Foggiano in una nuova "Terra dei Fuochi", portando la regione a bocciare il progetto. Un altro fronte caldo è stato lo stabile ex Masseria Agropolis in zona Pantano. Palladino si è strenuamente battuta per evitare la situazione di degrado in cui si trova oggi, un impegno volto a preservare e valorizzare un'area che avrebbe potuto rappresentare una risorsa per la comunità. Ha inoltre denunciato le irregolarità sulla pista ciclabile, un debito contratto senza che l'opera fosse realizzata. La sua intransigenza le ha impedito di cedere alle lusinghe di passare in maggioranza, mantenendo fede al suo ruolo di controllo sull'amministrazione.
Attualmente, Palladino si dichiara “distaccata attiva” dal Movimento a livello locale. Non condivide le recenti scelte che hanno portato a convergenze con figure di destra, come Mimmo Longo e Mimmo Gemma, in contrasto con la linea nazionale del Movimento.
La sua esperienza come vicepresidente della Provincia, dove ha rappresentato il Gargano nord con successo, ha evidenziato ulteriormente il suo valore, ma anche in quel contesto ha fatto un passo indietro, a malincuore, perché non è stata ritenuta sufficientemente "rappresentativa" per le nuove logiche interne.
Marilina Maratea, figura centrale nell'attivismo civico di San Giovanni Rotondo. La sua storia di attivismo inizia con una forte denuncia contro la gestione del canile di San Giovanni Rotondo. Insieme alla portavoce Rosa Barone, Maratea ha condotto un'ispezione che ha rivelato condizioni “deleterie”, con cani segregati e maltrattati nonostante l'ingente spesa di denaro pubblico.
La sua uscita dal gruppo territoriale del Movimento, nato originariamente come una rete di confronto e collaborazione, è dovuta a un cambiamento radicale nelle dinamiche interne. Marilina ricorda i tempi in cui la comunicazione era fluida e partecipativa, con attivisti che condividevano scoperte e dati, come nelle battaglie No-Tav o nelle denunce sulla Terra dei Fuochi. Allora, l'attivismo consisteva nel raccogliere informazioni e inviarle direttamente al Ministero dell'Ambiente.
“Con l'apertura dei gruppi territoriali, la comunicazione è diventata limitata a una chat gestita da pochi amministratori, e le riunioni mensili finalizzate a votare i rappresentanti piuttosto che a un confronto costruttivo”, esordisce Maratea, che esprime un profondo rammarico per l'esito dell'esperienza politica che vede oggi governare la città, ritenendo che sarebbe stato più onesto ammettere il fallimento e fare un passo indietro, piuttosto che stringere alleanze con la destra e con figure che il Movimento aveva strenuamente combattuto. “Nel 2016 ebbi un ruolo di consigliera, a causa di un problema di saluto fui costretta a rinunciare. Rinuncia alla poltrona, per me non contano gli uomini ma le idee”.
Amarezza che appartiene a molti, come conferma la dura lettera inviata dai “delusi del M5S sangiovannese - Luigi Cascavilla, Marilina Maratea, Damiano Fiore, Michele Pagliara, Luigi Sabatelli e tanti altri - alla segreteria del presidente Conte, al coordinatore regionale Leonardo Donno e a quello provinciale Mario Furore: “La Svolta giusta o il Cavallo di Troia? Dopo anni di militanza nel M5S siamo costretti a prendere atto della fine di un sogno e a prendere le distanze da quanto è avvenuto in questi ultimi giorni con la ufficializzazione della nuova giunta. Abbandoniamo il Gruppo territoriale, ed altri ci hanno comunicato che lo faranno a breve, poichè non ci riconosciamo nella linea politica intrapresa dai referenti territoriale e dai consiglieri eletti nel M5S”.
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