“La mia eventuale candidatura è questione che riguarda AVS e la sua inviolabile autonomia”. Non avrebbe potuto essere più chiaro l’ex governatore pugliese e presidente di Sinistra italiana Nichi Vendola rispetto al disagio del candidato presidente in pectore Antonio Decaro con due predecessori, come lui e Michele Emiliano, nelle proprie liste e, dunque, nel prossimo consiglio regionale. Vendola non si fa da parte, dunque, e sottolinea la “crisi ambientale, demografica, sociale e anche politica”, stigmatizzando ancora una volta le “pratiche trasformistiche” che hanno caratterizzato la stagione emilianista. Una delle persone a lui più vicina, nel decennio vendoliano, fu la cerignolana Elena Gentile, sua assessora a sanità e welfare, oggi in campo nella lista AVS. L’Attacco l’ha intervistata.
Che campagna elettorale sarà?
Inizierò appena possibile il tour in una campagna elettorale un po' anomala. La mia esperienza in Regione si concluse nel 2014, oggi serve mi capire quali sono stati i punti di debolezza successivi e immaginare un minimo di intelaiatura di sanità, cosa sia possibile fare guardando ai bisogni delle varie fasce d'età.
Sarà in ticket con Vendola?
Vendola non farà ticket con nessuna, essendo il presidente del partito non può privilegiare una candidatura rispetto a un'altra. Dopo 10 anni di governo assieme e i buoni risultati ottenuti siamo molto legati, anche nell’immaginario collettivo sono sempre rimasta una delle assessore a lui più vicina.
Ieri Ragni (Italia Viva) ha detto su queste colonne che il problema di Emiliano candidato lo deve risolvere il Pd e che quello di Vendola si risolverà conseguentemente.
Conoscendo più direttamente le dinamiche interne ad AVS posso dire che non è prevedibile un legame tra la rinuncia alla candidatura di Emiliano e la non candidatura di Vendola, che è fuori della scena politica ormai da 10 anni. Al netto di qualche intervista non si è mai interessato delle questioni interne alla maggioranza, non ha mai interferito coi suoi equilibri. E’ fermo dal 2015, sebbene abbia sempre fatto politica in questi anni. Emiliano è tutt'altra cosa, la differenza è notevole. Non si possono equiparare i due casi. Vendola rispetterà la decisione del partito a livello nazionale e si candiderà se questa sarà la decisione definitiva assunta da AVS. Sono stata con lui due giorni fa e mi è parso molto positivo e determinato. Impossibile dire ad oggi in che provincia si candiderebbe, tutte lo vorrebbero ma lo statuto prevede la possibilità di scendere in campo solo in tre province su sei. La scelta sarà del partito anche in quel caso.
Il trend positivo di AVS a livello nazionale vi fa ben sperare e avere Vendola in lista significherebbe per gli analisti incassare altri 2 punti percentuali.
Penso che ci siano buone possibilità rispetto al risultato di AVS. A Conversano, dove sono stata nei giorni fa, c'era un sacco di gente alla nostra iniziativa, tante donne e giovani soprattutto. C’è una buona aspettativa, ovviamente bisogna lavorare partendo dal buon lavoro fatto nel decennio di Vendola ma oggi i sondaggi nazionali ci collocano sempre tra il 6,5-7%. E’ chiaro che si tratta di sondaggi ma ormai il posizionamento al di sopra del 4%, mi sembra un dato acquisito. Lo vedo ovunque vada: Lecce, Brindisi, Taranto, etc. Sto attraversando tutta la Puglia.
Non finisce al meglio la stagione dell’emilianismo. Che giudizio ne ha?
Al netto delle vicende giudiziarie, rispetto al quale posso dire solo che non è stato un periodo fantastico da quel punto di vista per questo finale di consiliatura, il tema sono i dati che in qualche maniera mettono in discussione la crescita e livello occupazionale della Puglia. Inoltre c’è un chiaro squilibrio tra le province, per la capacità del sistema barese rispetto alle altre province che invece segnano ancora il passo. Penso che uno dei primi obiettivi della prossima amministrazione dovrà essere lavorare per mitigare questo disequilibrio. Il dato occupazionale ai miei tempi era vedeva posti di lavoro inediti, creati specie nell'ambito del welfare. Credo che, con tanto sano realismo e un po' di fantasia, si possa immaginare di farlo di nuovo, tramite la leva del welfare e altri percorsi, altri modelli di cura. Il sistema ha tenuto in quest'ultimo decennio, nonostante azioni che non ho condiviso come i tentativi di aumentare le rette a carico delle famiglie. C’è il tema del declino demografico, che colpisce gravemente soprattutto i territori più sprovvisti di opportunità.
Che differenza c’è tra i due decenni di Emiliano e Vendola?
Noi ereditammo una regione governata dal centrodestra, che su alcuni temi e questioni non aveva messo in campo delle politiche. Parlo sempre del welfare perché la mia materia: non c'era neanche l'assessorato, era una materia residuale. Non laicizzammo il sistema, senza escludere nessuno ma ponendo tutti agli stessi nastri di partenza. Fu una bella stagione, con una bussola ben precisa che coniugava la cura di qualità a nuove possibilità di lavoro. Il profilo dell’OSS, l’operatore sociosanitario, allora non esisteva, nacque con noi. Oggi lancerei la figura dell’OSSS, ovvero l’OSS specializzato. Non serve continuare ad alimentare l'acquisizione del titolo, con corsi a pagamento e con mercato inflazionato. Serve, invece, qualificare e permettere di fare carriera, con un OSS specializzato. E’ un obiettivo su cui spingerò molto. Del resto, perché gli infermieri scappano e vanno nel privato? Perché nel pubblico non c'è la possibilità di farla. La fuga dal pubblico è un tema di gravità incredibile, che non viene colta. Tra un po' chiuderanno anche i Pronto soccorso…Non ho pregiudizi ideologici nei confronti del privato convenzionato che fa parte del sistema, ma è chiaro che ci deve essere una concorrenza leale, non può essere pagato di più. Il sistema è destinato a crescere, alcune assicurazioni si stanno lanciando nel campo ospedaliero.
Che ne pensa dell'ultima riforma regionale relativa ai medici di famiglia, fatta dall’assessore Piemontese?
Serve a poco e niente. La vera riforma è quella del passaggio dei medici di medicina di famiglia e dei pediatri di libera scelta alle dipendenze del Sistema sanitario nazionale. Come reggi, altrimenti, un ospedale di comunità o una casa della salute senza un modello organizzativo che inserisca pienamente tali figure nel sistema della sanità pubblica? Sono molto convinta di questo e penso che sia la prima grande e urgente riforma del sistema sanitario da fare. A inizio carriera facevo anche io turni nei Pronto soccorso. Sia chiaro: i medici sono sempre mancati, sebbene oggi la situazione sia molto più drammatica. Ma il numero di accessi nel Pronto soccorso era assolutamente compatibile con un tranquillo andamento della giornata, non si andava mai sotto stress, tranne circostanze particolari. Oggi invece è impossibile il lavoro nei PS, perché non funziona la medicina di famiglia.
Come si mette fine all’impasse, che va avanti ormai da oltre un anno, sulla candidatura di Decaro?
Ancor prima delle europee, quando era ancora sindaco di Bari Decaro era considerato già il candidato presidente. Lo vedo molto impegnato a Bruxelles come presidente di una delle commissioni tra le più importanti, probabilmente aveva sottovalutato quell’impegno che lo costringe a star lì già il lunedì. Dovrebbe sciogliere in fretta la riserva, penso che non possa tirarsi indietro. Avrebbe dovuto dire sin dall'inizio “non ci penso proprio”, ma non l'ha fatto, anzi: moltissimi lo votarono alle europee anche per dare una ulteriore spinta alla sua candidatura alla presidenza della Regione Puglia. Io non vedo alternative.
Cosa dovrebbe fare il Pd con Emiliano?
Il caso Emiliano lo deve risolvere Elly Schlein, è chiaro, considerando gli elementi in discussione. Ma è difficile dirgli di non candidarsi, non glielo può chiedere nessuno.
E sui veti delle civiche decariane agli emilianisti di CON?
Lì si consuma un'altra storia. Ricordo che fui la prima nel 2015, e per parecchio tempo l'unica, a raccontare che quel civismo avrebbe fatto male alla politica. Li chiamai “transumanti”. Il personale politico che tu coinvolgi come leader non può avere un’ambivalenza, Emiliano ha giocato su questo fino a nominare Rocco Palese - che proveniva da Forza Italia e che stimo, è persona seria - come assessore alla sanità. Bisognerebbe chiedere a Decaro se è una cesura netta che vuole rispetto a quella maniera di fare politica.
Come sarà la lista di AVS, nata dall’alleanza tra Sinistra italiana ed Europa verde?
Stiamo cercando di selezionare un gruppo di persone che siano davvero rappresentative della visione che ci appartiene, basata su ambiente, inclusione sociale, sana politica urbanistica, una cultura politica che appartiene ad una certa sinistra. Io ho dato la mia disponibilità, non so traccheggiare. Comincerò la visita nelle varie realtà ospedaliere, i segnali che mi arrivano sono talvolta inquietanti. Mi chiedo, poi, come sia possibile che la Regione Calabria abbia assunto medici e personale sanitario estremamente qualificato da Cuba e perché noi non lo facciamo. Si cresce anche con una competizione sana. E’ un fatto che mancano figure come cardiologi, anestesisti e radiologi. C’è oggi una fase di difficoltà, si spera temporanea, e quella sarebbe una boccata di ossigeno. Leggo poi del caso Vieste: feci iniziative già 10 anni fa in favore di un ospedale di comunità, se si fosse intervenuti all'epoca avremmo fatto passi avanti nel frattempo. C'è un immobile in buone condizioni, è lì che dovrebbe stare insieme ad un elisoccorso fisso. Il prototipo di ospedale di comunità per me era proprio rappresentato da Vieste e Lucera, su cui avevo cominciato a lavorare.
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