Piemontese in tour pure negli studi medici. Ira di Episcopo contro i dem critici, Galasso l’unto di Decaro

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Non conosce limiti il tour del vicepresidente uscente della Regione Raffaele Piemontese, assessore alla sanità pronto a superare le 21mila preferenze del 2020. L’onnipresente politico originario di Monte Sant’Angelo, che rischia di essere spodestato dalla giunta dalla voglia di cambiamento e discontinuità del futuro presidente Antonio Decaro, non lascia nulla di intentato e ha aggiunto al proprio carnet di appuntamenti anche le tappe negli studi medici, dove con riferimenti più o meno velati alle urne del 22 e 23 novembre decanta le migliori politiche varate nei confronti dei medici di base rispetto al passato. Peccato che la riforma che ha interessato da luglio scorso i medici di medicina generale, ora facenti parte delle A.F.T. (Aggregazione Funzionale Territoriale), continui a non piacere alla maggioranza della categoria. Così è avvenuto, ad esempio, lunedì scorso a Manfredonia, dove Piemontese è stato in visita in uno studio medico associato situato in zona centro. La campagna elettorale, ormai entrata nella fase cruciale, non risparmia ovviamente nemmeno quanto avviene in seno alle amministrazioni comunali e alle loro assisi consiliari. Se n’è avuta l’ennesima dimostrazione lunedì scorso a Foggia, quando il consiglio comunale è tornato a riunirsi dopo un mese. 

In più occasioni eletti di maggioranza sono apparsi critici e perplessi rispetto all’operato dell’Area tecnica, che fa capo al “super assessore” decariano Giuseppe Galasso, titolare di urbanistica e lavori pubblici. Prima è avvenuto per il valore di due aree oggetto di acquisizioni sananti, col contiano Giovanni Quarato, presidente della commissione ambiente e territorio, dubbioso fino a che gli interventi del segretario generale Mignozzi e della dirigente dell’avvocatura civica Antonucci non lo hanno rassicurato in merito all’assente responsabilità degli eletti per la stima tecnica demandata al dirigente Mendolicchio.

Poi si è nuovamente verificato, ma in maniera più smaccata, quando il consigliere di minoranza Giuseppe Mainiero ha ricordato la vergogna del teatro Giordano parzialmente inagibile, perché nei due anni di amministrazione Episcopo non sono né stati rinnovati i certificati antincendio scaduti precedentemente né sono stati fatti i necessari interventi di manutenzione. “Il teatro fino al 2022 era un gioiello, ora cade a pezzi. Nei due anni di vostra amministrazione non è stata fatta la minima manutenzione al teatro Giordano. Ha subito una chiusura parziale perché il Servizio lavori pubblici non ha fatto quanto avrebbe dovuto fare, lo segnalai con una pec già un anno fa. Non è assolutamente normale che una città subisca la perdita di un terzo dei posti, c’è una responsabilità politica precisa ed è dell’assessore Galasso”, ha stigmatizzato Mainiero.

“E’ stato tutt’altro che bello che sia stata tagliata la capienza del Giordano, dopo che non sono stati fatti i rinnovi delle certificazioni antincendio e i lavori necessari. Chiedo un cronoprogramma per capire quale sarà la fine dei lavori”, ha ammesso il capogruppo Pd Pasquale Dell’Aquila. “Dobbiamo essere più attenti assessore. Gli errori possono esserci ma non ce li possiamo permettere. Non voglio essere polemico, ma penso sia importante pressare di più”, la tirata di orecchie a Galasso. “Questa misura compensativa ci ha evitato di chiudere il teatro. Ora siamo in dirittura l’arrivo”, ha ribattuto l’assessore decariano. “Contiamo di fare un sopralluogo coi vigili del fuoco per diminuire gli interventi suppletivi e raggiungere di nuovo i 497 posti contro i 323 attuali. Sono venuti meno i posti del loggione e della terza fila. Rispetto alle sentenze Raco, se siamo riusciti a cambiare il peso di una condanna, con importo notevolmente più basso, è un successo”. “Non vi è mai capitato che in casa vostra non si accendesse lo scaldabagno?”, la surreale autodifesa di Episcopo rispetto alle certificazioni antincendio assenti e alla parziale inagibilità del Giordano. “Sarà punita l’unità lavorativa che non ha provveduto al proprio dovere. Per motivi di privacy non diremo chi”. Il riferimento è stato ai Lavori pubblici. “Non è l’intervento per qualcosa che non funziona, ma il fatto che le certificazioni fossero scadute da tempo e non rinnovate”, ha ricordato Mainiero, solo in aula per la minoranza. “Una p.a. che funziona non aspetta che il suo principale teatro venga chiuso dalla commissione di vigilanza”.

Stando ai rumors di Palazzo di città, dopo urla della sindaca nei corridoi, l’intervento in aula è stato il frutto della stizza contro chi, come Dell’Aquila e Italo Pontone, si era permesso di ammettere il pastrocchio imperdonabile ai danni del luogo simbolo del capoluogo daunio. Se Galasso appariva intoccabile prima ancor più lo sembra oggi, quando rappresenta agli occhi di tutti “l’unto di Decaro”, ovvero la persona più vicina al presidente in pectore della Regione.

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