Malumori nel M5S per il 3% a Cerignola, Torremaggiore e San Nicandro. Chat roventi ed eletti nel mirino

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Dietro la soddisfazione per la rielezione in consiglio regionale, per il terzo mandato, della foggiana Rosa Barone, albergano molti malesseri nel M5S di Capitanata. Quarto partito del campo largo decariano con l’8,68% (pari a 16.684 voti), dopo Pd e le due civiche del presidente, nel Movimento è ora l’ora dell’analisi interna. Le chat sono roventi da giorni, dopo il responso delle urne. In Puglia il M5S ha perso 69mila vita (-42%), collocandosi al 7,2% surclassato persino da una Lega che pareva morente. Dunque nella provincia daunia il dato è leggermente migliore di quello regionale, ma i mal di pancia sono comunque diversi. La sensazione è che laddove si governa col Pd – come a Torremaggiore, San Nicandro Garganico e Cerignola – il M5S sia schiacciato sul Pd e finisca poi per incassare percentuali ridicole come il 3%, mentre lì dove mantiene un’identità autonoma, come a Foggia, o corre da solo, come a Manfredonia (dove è secondo partito dopo il Pd), i risultati sono a doppia cifra. 

Stando a quanto trapela, l’europarlamentare e coordinatore provinciale Mario Furore, molto arrabbiato, ha scritto in chat che vanno riviste le alleanze in quei territori dove ci sono eletti che però non portano alcun valore aggiunto al M5S, perché i territori che lavorano bene non possono sopperire alle mancanze altrui. Lo ha espresso anche pubblicamente al coordinatore regionale Leonardo Donno, spiegando che numerosi attivisti e referenti dei gruppi territoriali gli stanno chiedendo una riunione provinciale per fare un’analisi seria del voto. Con Donno avrebbe lamentato in chat che “nei territori dove governiamo è inaccettabile prendere il 3%”, riferendosi in particolare a Torremaggiore (202 voti pari al 3,57%), San Nicandro (151 voti, pari al 3,41%) e Cerignola (516 voti, pari al 3,69%), “dove esprimiamo degli assessori o eletti”.

Da qui, “davanti a risultati così limitati di questi paesi”, la sollecitazione di Furore è ad “aprire una discussione seria sulla necessità o meno di proseguire con queste amministrazioni, perché non è ammissibile ottenere percentuali del genere proprio nei comuni in cui dovremmo essere più forti e più riconoscibili”. Parole chiare, che spronano ad una riflessione collettiva e ad un cambio di marcia, senza continuare a fare finta che vada tutto bene. “Se da un lato abbiamo territori che ci portano a doppia cifra, dall’altro abbiamo comuni dove prendiamo il 3%, e questo ha inevitabilmente abbassato la media complessiva. E questo non può esistere”, ha sottolineato. Mentre per zone come il Gargano Nord e i Monti Dauni, territori con comunità spesso piccole o isolate, ha ipotizzato di aprire una discussione seria anche sulla possibilità di costituire gruppi territoriali in deroga rispetto alla soglia dei 30 iscritti.

La strategia di Donno non è andata giù alla base, che non ha mancato ad esempio di sottolineare come la scelta di sponsorizzare l’ex candidato Pd Aldo Patruno (già dirigente del Dipartimento turismo e cultura della Regione) presso il leader nazionale Giuseppe Conte sia stata sbagliata. Un fiasco totale la candidatura di Patruno, che ha fatto solo inviperire gli attivisti ed eletti senza portare i voti sperati. Era stato Furore, peraltro, come rivelato nei mesi scorsi su queste colonne, a evitare, chiamando Conte, che Patruno corresse anche nella lista di Foggia, oltre che in province pugliesi, dove si pensava che avrebbe potuto intercettare i voti emilianisti (andati invece ai vari De Santis, Pagano e in Capitanata a Cusmai).

Dai seggi sono usciti per Barone 4.317 consensi, per l’ex candidato sindaco di San Severo e oggi leader della minoranza Angelo Masucci 2.798 voti, per l’eletto sangiovannese Michele Longo 2.254 voti, per il giovane consigliere comunale di Manfredonia Gianluca Totaro 2.016 voti, per il foggiano Stefano Santangelo 1.810 voti, per la foggiana Giusy Albano 662 voti e infine per Laura Valentino soltanto 271 voti. Oggi, in casa M5S, si ragiona su tali risultati.

Sono considerate ottime le performance di Longo e Masucci nei rispettivi centri. Il primo, col 20%, resta il riferimento del M5S a San Giovanni Rotondo pur dopo la fine della disastrosa e breve esperienza dell’amministrazione Barbano. Quanto all’avvocato pupillo della parlamentare Carla Giuliano, i voti conquistati sono considerati suoi più che della deputata dalla quale ci si sarebbe aspettato un supporto maggiore. Anche Foggia e Manfredonia hanno tenuto bene: se nella città sipontina ora Totaro potrebbe legittimamente prendere le redini del M5S e far ripartire il Gruppo territoriale, arginando l’ex deputato Antonio Tasso, nel capoluogo non mancano le polemiche dietro le quinte.

Barone è stata sostenuta fortemente, in particolare, dall’assessora Simona Mendolicchio e dai consiglieri Mario Dal Maso e Giovanni Quarato, oltre che dal parlamentare Marco Pellegrini (intenzionato a ricandidarsi alle prossime elezioni politiche) che le ha portato voti in dote anche a Ordona e Ascoli Satriano, sue terre di origine. Lo stesso Pellegrini, in chat, si è lamentato con Donno del risultato pugliese non all’altezza di quello della Campania.

Invece la vicesindaca con delega all’ambiente Lucia Aprile e il consigliere comunale Francesco Salemme hanno aiutato Albano, ex assessora comunale con Mongelli sindaco (come l’attuale prima cittadina Marida Episcopo), ma i risultati sono stati del tutto sconfortanti. Chi se n’è molto risentita è Barone, ma anche nel gruppo consiliare ci sarebbe malumore in particolare verso Aprile. Peraltro, la candidatura di Barone aveva spinto diversi contiani a rinunciare a scendere in campo, da Dal Maso al collega consigliere Francesco Strippoli.

Il risultato a una cifra del M5S altrove ha poi suscitato liti e polemiche nelle chat: a Torremaggiore nel mirino è finita ovviamente la senatrice Gisella Naturale, che è stata criticata dal consigliere comunale Francesco Mele di aver dato un apporto inconsistente; idem a Cerignola, dove il M5S pure esprime un consigliere e un membro della giunta Bonito, e a San Nicandro Garganico dove la cognata dell’ex parlamentare Maria Luisa Faro, Carbonella, è accusata di non aver prodotto risultati.

E se Furore medita di lasciare l’incarico di coordinatore provinciale per dedicarsi ad un ruolo nazionale, Barone e gli altri tre neo eletti sono coinvolti nel toto-assessori. I rumors parlano di un Decaro intenzionato a scegliere una delle tre consigliere M5S, ovvero Barone (come ai tempi della giunta Emiliano), la tarantina Angolano o la barese La Ghezza, ma anche il riconfermato Casili ambisce fortemente ad un assessorato, specie se all’agricoltura. E sempre uno dei nuovi eletti potrebbe presto prendere il posto di Leonardo Donno quale coordinatore regionale.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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