Non ce l’ha fatta ad essere rieletto in consiglio regionale il foggiano Joseph Splendido, coordinatore provinciale Lega. L’Attacco lo ha intervistato.
Come ha vissuto la campagna elettorale?
È stata bella, intensa, come sempre. Per me il sogno più grande è stare tra le persone: è un tratto che mi appartiene, un modo di vivere prima ancora che di fare politica. Le campagne elettorali intensificano questo contatto. Sono stato consigliere regionale in questi cinque anni, e forse il mio difetto è stato proprio quello di aver lavorato più di quanto abbia comunicato. Ho tenuto la testa bassa, senza cercare vetrine. Eppure le mie performance, lo dicono i numeri, sono tra le più alte dei consiglieri regionali. Ho dato tutto, e spero davvero di aver onorato il mandato.Lei è coordinatore provinciale e vice regionale: come valuta oggi lo stato di salute della Lega?
Quando presi il partito in provincia di Foggia le condizioni non erano buone. Era un partito da rianimare. E così abbiamo fatto. Abbiamo il record di tesserati, abbiamo nominato 14 nuovi commissari e un direttivo passato da 5 a oltre 70 componenti. Sul territorio c’è ancora molto da fare, certo, ma il lavoro ha dato frutti. E poi, mai come in questi anni, la nostra provincia ha ricevuto finanziamenti importanti anche grazie all’attenzione di Matteo Salvini. A livello regionale i numeri parlano chiaro: i sondaggi ci davano poco sopra il 4%, abbiamo raggiunto l’8%. Un risultato enorme. A Foggia abbiamo superato Forza Italia e siamo il secondo partito dopo Fratelli d’Italia. Motivo d’orgoglio per tutti noi.
Un pensiero su Napoleone Cera, che l’ha superata conquistando il seggio. C’è delusione?
Dico la verità: io ce l’ho messa tutta. Ho preso 4.000 voti, tutti personali, non di partito, e ne sono orgoglioso. Detto questo, Napoleone è stato più bravo, va riconosciuto. Ha costruito una lista forte, con tre abbinamenti femminili che gli hanno dato un vantaggio. Io non ho voluto abbinarmi con nessuna donna perché considero quella pratica una mistificazione del ruolo femminile. È una mia convinzione, non una critica a chi la pensa diversamente. Il 99,9% dei candidati usa questi strumenti: io ho fatto la scelta più coerente per me. E la coerenza, questa volta, l’ho pagata. Senza quegli abbinamenti sarei arrivato primo, ma non rimpiango nulla. Onore al vincitore: voglio che questo sia scritto chiaramente, come mi auguro che dal ricalcolo dei seggi ancora in corsa non venga penalizzata la provincia di Foggia e che Cera possa essere confermato come merita.
E adesso cosa vuole fare Splendido? Si parla di una sua possibile candidatura a sindaco.
Non mi ci vedo nei panni del candidato sindaco. Non rientra nelle mie corde. Io voglio continuare a fare politica lavorando per il partito. Il mio sogno, da sempre, è diventare parlamentare. Chiudere il cerchio: da figlio di operai a chi scrive leggi a favore dei più fragili. Non so se ci riuscirò, ma è il mio obiettivo. Ho ricevuto offerte da altri partiti, tante, ma non sono capace di tradire. Sono amico personale di Salvini, la Lega è il mio primo e unico partito. In questa occasione la coerenza non ha pagato, ma resta un valore. E resto coordinatore provinciale e vice regionale, con la stessa determinazione di sempre.
In Capitanata si è registrato uno dei livelli più alti di astensionismo. Come lo legge?
La gente è stanca, lo dico con grande amarezza. Il centrodestra avrebbe dovuto sfruttare subito il momento favorevole, soprattutto quando il campo avversario era diviso tra Decaro ed Emiliano. Serviva individuare prima un candidato unitario, siamo arrivati tardi e questo ha inciso. Quanto all’astensione, credo serva una rivoluzione culturale e tecnica. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale e dello SPID, perché non pensare al voto digitale da casa? Facciamo esami universitari online, lauree, procedure pubbliche… Si potrebbe ridurre i brogli e aumentare la partecipazione. Perché sei persone su dieci che non vanno a votare sono una ferita sociale enorme.
Forza Italia si prepara ai primi congressi regionali. E la Lega?
Non lo so. Io mi sono concentrato sulle elezioni. Abbiamo fatto congressi provinciali, ma non regionali. La leadership di Roberto Marti per me non è in discussione: il risultato dell’8% è anche merito suo e dell’ingresso di Cera, che qualcuno contestava ma che ha portato numeri. Ha lavorato bene, ha incluso, ha guardato alla matematica dei consensi. Su cinque consiglieri uscenti, quattro sono stati confermati: è un risultato importante.
Secondo lei quale forza politica della coalizione è uscita più penalizzata dal voto. Forza Italia?
Non direi che FI sia stata penalizzata: anzi, avendo il candidato presidente avrebbe dovuto essere avvantaggiata, perché di solito il presidente traina la lista. Questo rafforza ancora di più il valore del nostro 8%, quasi doppio rispetto alle previsioni. Sono numeri pesanti.
Cosa si augura col nuovo consiglio?
Mi auguro ogni bene. Conosco e stimo Decaro, anche se non ho apprezzato il dualismo con Emiliano. In politica le spaccature interne non fanno mai bene. Al di là delle ideologie, ciò che conta è amministrare bene la Puglia. Le priorità sono chiare: sanità, agricoltura, gestione delle acque. Spero siano affrontate subito.
Cosa le resta di questa esperienza?
Mi hanno chiamato dirigenti regionali piangendo per dirmi che mancherà il mio stile: un’opposizione garbata, rispettosa, seria. Questo, più di ogni altra cosa, mi ha commosso. Ho perso un seggio, ma ho guadagnato qualcosa che vale molto di più: la considerazione delle persone. E questo non me lo toglie nessuno.
(Imma Ceci - l’Attacco)
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