A una settimana esatta dall’articolo de l’Attacco che ha ricostruito genesi, ascesa e centralità politica di Giuseppe Manzaro nell’esperienza amministrativa di Lidya Colangelo, il quadro politico cittadino di San Severo non si è rasserenato. Al contrario, si è ulteriormente caricato di interrogativi, allusioni e prese di posizione che rendono ormai impossibile archiviare la vicenda come semplice retroscena giornalistico. La domanda posta pubblicamente dalla consigliera comunale di minoranza Alessandra Spada – “Perché Colangelo non può dirgli di no?” – ha funzionato da detonatore. Non tanto per il contenuto, quanto per le reazioni che ha generato. Commenti espliciti, altri volutamente sibillini, ma tutti accomunati da un dato: nessuna vera smentita. Nessuna presa di distanza netta. Nessuna ricostruzione alternativa dei fatti. Anzi. L’intervento dell’ex Sindaco Gianfranco Savino, che parla di una risposta “ben nota non solo alla consigliera ma all’intero Consiglio comunale”, ha spostato il baricentro del dibattito. Non più: è vero o non è vero ciò che racconta l’Attacco? Ma: se tutti sanno, perché nessuno parla? In questo clima, il silenzio della Sindaca Colangelo pesa più di qualsiasi dichiarazione. Un silenzio che non riguarda solo l’articolo della settimana scorsa, ma un’intera stagione amministrativa segnata da voci insistenti, equilibri opachi e una catena di crisi politiche che, una dopo l’altra, hanno svuotato di credibilità la promessa di discontinuità con il passato. C’è poi un elemento ulteriore che rende la questione tutt’altro che astratta: l’esistenza di una Unità Operativa di esperti a supporto della Sindaca. Un organismo formalmente privo di incarichi amministrativi e di costi per l’ente, ma politicamente rilevante, come dimostra l’interrogazione presentata lo scorso ottobre da alcuni consiglieri di minoranza e la risposta ufficiale della stessa Colangelo. È proprio lì che compare, nero su bianco, anche il nome di Giuseppe Manzaro. Non come assessore, non come dirigente, non come consulente. Ma come figura interna a un perimetro di collaborazione politica non meglio definito, che affianca la Sindaca “nelle molteplici e complesse attività sindacali”. Un perimetro che solleva una questione di fondo: dove finisce il supporto politico e dove inizia la gestione di fatto del potere? È su questo confine, oggi sempre più sfumato, che si gioca la credibilità dell’amministrazione Colangelo. Ed è su questo confine che vale la pena tornare, entrando nel merito dei documenti, delle dichiarazioni e delle reazioni che, messe insieme, raccontano molto più di quanto sembri.
L’ex questore Lecci: “Non lo conosco e non so che ruolo abbia”. A ottobre scorso un’interrogazione liquidata in fretta e furia
La questione del ruolo esercitato da Giuseppe Manzaro all’interno dell’amministrazione Colangelo non nasce né si esaurisce nel racconto giornalistico. Esiste infatti un passaggio formale che certifica l’esistenza di un perimetro politico nel quale Manzaro opera: l’istituzione di una Unità Operativa di esperti a supporto della Sindaca. È su questo punto che, a ottobre scorso, i consiglieri comunali di minoranza Felice Carrabba, Ciro Cataneo e Francesco Sderlenga presentano un’interrogazione a risposta scritta, chiedendo chiarimenti sulla natura dell’organismo, sulle modalità di nomina, sulle competenze attribuite e sull’eventuale incidenza amministrativa delle figure coinvolte. Nell’interrogazione si chiede, in particolare, se l’Unità Operativa abbia “ruoli, funzioni o poteri di indirizzo politico-amministrativo”, se vi siano “rapporti diretti con uffici e dirigenti comunali” e se l’attività svolta possa configurare “forme di supplenza o sovrapposizione rispetto agli organi istituzionali previsti dall’ordinamento”.
C’è un passaggio, nella risposta scritta con cui la Sindaca Lidya Colangelo replica all’interrogazione, che merita di essere letto con attenzione. “La costituzione dell’Unità Operativa di esperti – scrive Colangelo – è unicamente finalizzata a collaborare nell’attività del Sindaco, senza contatti diretti con gli uffici e servizi comunali”. Nessun incarico amministrativo, nessuna spesa per l’ente. Natura “meramente politica”. È una risposta formalmente corretta, ma politicamente rivelatrice. Perché certifica l’esistenza di una struttura parallela di supporto politico, scelta direttamente dalla Sindaca, sottratta a qualunque forma di controllo consiliare e priva di un perimetro pubblico chiaro.
Ed è in questa struttura che figura anche Giuseppe Manzaro. Il punto non è la legittimità formale – che nessuno contesta – ma il peso reale che questa unità ha assunto nel tempo. Ed è qui che il racconto giornalistico si intreccia con le percezioni, le allusioni e, soprattutto, con ciò che viene detto a mezza voce da chi frequenta quei tavoli.
Emblematica, in questo senso, è la posizione di Claudio Lecci, ex questore, chiamato a far parte della stessa Unità Operativa. Lecci, interpellato da l’Attacco, ha scelto una linea di prudenza assoluta, che però non dissolve i dubbi, anzi li rafforza. “Io Manzaro l’ho visto una sola volta – ha dichiarato –, quando sono stato chiamato a fare parte di questa Unità Operativa. Non so davvero nulla di lui. Non ho idea del motivo per cui abbia tutta questa influenza sulla Sindaca, cosa che avete raccontato voi”.
Lecci rivendica la natura gratuita e tecnica del proprio contributo, limitato esclusivamente all’ambito della sicurezza, sulla base della sua esperienza professionale. Precisa di non essersi proposto, ma di essere stato contattato direttamente dall’amministrazione Colangelo. E soprattutto sottolinea di non conoscere né gli altri componenti dell’Unità Operativa, né il ruolo effettivo svolto da Manzaro. “Non so quali competenze abbia – afferma – né se sia vero o meno che faccia le veci della Sindaca o sieda ai tavoli politici. Io mi limito a dare indicazioni sul mio ambito di competenza”.
Un virgolettato che, letto attentamente, racconta più di quanto sembri. Perché descrive un organismo composito, nel quale convivono figure tecniche che dichiarano di non sapere nulla del quadro politico generale e una figura, Manzaro, il cui peso viene dato per scontato da molti, ma che non viene mai spiegato ufficialmente.
È su questo terreno che si innesta il post della consigliera comunale di minoranza Alessandra Spada, che rilancia il titolo dell’articolo – “L’unico a cui Lidya Colangelo non può dire di no” – ponendo una domanda pubblica. Non un attacco diretto, ma un interrogativo che ha l’effetto di rompere un equilibrio fragile, portando allo scoperto ciò che, fino a quel momento, era rimasto confinato nei corridoi di Palazzo Celestini.
I commenti che seguono sono indicativi del clima che si respira in città. C’è chi parla di “cosa nota dall’inizio”, chi accusa il giornale di essere arrivato tardi, chi invoca finalmente chiarezza. Ma soprattutto c’è chi pone un aut aut che va al cuore della questione democratica: o la notizia è falsa, e allora siamo davanti a un caso gravissimo di diffamazione a mezzo stampa; oppure è vera, e allora l’esistenza di un “sindaco-ombra” rappresenta una distorsione inaccettabile del mandato elettorale.
In mezzo, ancora una volta, resta il silenzio dell’amministrazione. Nessuna querela annunciata, nessuna smentita dettagliata, nessuna spiegazione pubblica sul ruolo di Manzaro, sui suoi margini di influenza, sui confini della sua collaborazione.
Ed è forse questo il dato più politico di tutti. Perché un’amministrazione sicura della propria autonomia avrebbe tutto l’interesse a fare chiarezza: spiegare, delimitare, dissipare i sospetti. Qui, invece, si continua a navigare nell’ambiguità, alimentando una narrazione che finisce per logorare ulteriormente la credibilità istituzionale.
A fine dicembre, con un anno di crisi alle spalle e un 2026 che incombe, la domanda posta da Spada - e da l’Attacco - resta sospesa. E diventa collettiva. Non più: chi è Giuseppe Manzaro? Ma: perché, su Giuseppe Manzaro, nessuno sente il dovere di dire una parola definitiva?
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).