Piano casa Barletta, Consiglio vicino a strappo: numeri fragili, carte rispolverate e sospetto di favore mirato

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Il Consiglio comunale di Barletta torna a riunirsi il 30 dicembre per l’adozione della variante urbanistica legata al Piano Casa regionale. Ma tra rinvii, spaccature nella maggioranza e una maglia “interclusa” che divide politica e tecnici, crescono i dubbi su metodo e trasparenza. “Sedici voti. Il centrodestra di Cannito cade clamorosamente sul Piano Casa. E mai come questa volta il centrosinistra detesta avere ragione”. Parte da qui, dalle parole di Rosa Cascella, capogruppo del Pd in consiglio comunale, la ricostruzione di una vicenda che a Barletta sta assumendo i contorni di un caso politico-amministrativo tutt’altro che ordinario. Un Piano Casa che avrebbe potuto rappresentare un’opportunità condivisa per la città e che invece si è trasformato in terreno di scontro, sospetti e accuse incrociate. Il provvedimento, che recepisce la legge regionale 19 dicembre 2023 n. 36 della Regione Puglia, era stato a lungo discusso all’interno della Commissione Urbanistica. Un lavoro definito da più parti serio e costruttivo, con posizioni inizialmente distanti ma progressivamente ricondotte a una sintesi comune. “C’era una proposta definitiva – ricorda Cascella – che vedeva tutti d’accordo. Poi, inspiegabilmente, tutto si è fermato”. A partire dallo scorso maggio, infatti, quel Piano è stato stravolto dal tentativo di introdurre nuove maglie urbanistiche che nulla hanno a che vedere con l’abitato e di cui non si era mai discusso prima. Riscritture importanti nei suoi elementi più delicati, che non sono passate dal vaglio della Commissione – di fatto messa all’angolo – ma hanno varcato direttamente le porte del Consiglio comunale. È qui che arriva prima lo stop sul piano politico, con circa un terzo della maggioranza che non vota, e poi quello procedurale. Il nodo più controverso riguarda una particella ben precisa, la cosiddetta maglia D2.17. Un’area che, secondo una precedente osservazione del dirigente Francesco Lomoro, non poteva essere considerata interclusa ma doveva restare classificata come zona D. Su quella base tecnica si era raggiunto un accordo unanime. Poi l’avvicendamento: cambio di assessore, cambio di dirigente, cambio di interpretazione. Ernesto Bernardini, nuovo responsabile del settore, avrebbe recuperato una vecchia planimetria per sostenere l’esatto opposto, dichiarando l’area integralmente interclusa e dunque ricompresa nel Piano Casa, nella zona B del vigente PRG. Due letture tecniche diametralmente opposte. Ma il dato politicamente più grave è un altro: quella maglia appartiene a un amministratore in carica, a un consigliere comunale di maggioranza. Non a un cittadino qualunque. Una scelta politica, dunque, un dettaglio tutt’altro che marginale che però nessuno ha voluto far emergere.

Di Piano Casa “inquinato” parla anche la consigliera del Partito Democratico Santa Scommegna che, attraverso un post sui social, commenta: “Poteva essere uno strumento utile e propositivo, ma da maggio è stato stravolto dal tentativo di inserire maglie mai discusse prima, recuperando planimetrie dimenticate. Da quel momento il confronto si è bloccato e la Commissione Urbanistica è stata di fatto paralizzata”.

L’esito politico di questa gestione emerge chiaramente nell’ultima seduta consiliare: il Piano Casa non viene approvato. I voti favorevoli si fermano a 16, insufficienti, e a non votare è stato quasi un terzo dei consiglieri del centrodestra. Una débâcle per la maggioranza che sostiene il sindaco Mino Cannito, segnata da assenze, incompatibilità e distinguo interni. Subito dopo arriva anche il ritiro della delibera sulle Zone B5, ufficialmente per l’assenza dell’assessore all’Urbanistica Pierpaolo Grimaldi, ma letta dalle opposizioni come l’ennesima conferma di una maggioranza numericamente e politicamente fragile.

“Non esiste una maggioranza solida – afferma Antonello Damato, referente della lista Emiliano.. Su questi temi il buon senso ha prevalso persino su una parte del centrodestra”. 

Di tutt’altro tenore la replica di Fratelli d’Italia, che difende il provvedimento come necessario e già adottato dalla maggior parte dei Comuni pugliesi. Ma il punto, per le opposizioni, non è la legge regionale in sé, bensì la sua declinazione locale.

Ora lo scenario si sposta sulla seduta di martedì 30 dicembre. Anche in questo caso il rischio è di non avere i numeri per approvare i due capi all’ordine del giorno. Ma c’è sempre la carta della seconda convocazione: quello che qualcuno definisce l’“aiutino da casa”, per cui è sufficiente la presenza di un terzo dei consiglieri comunali. Tradotto: anche con appena undici voti favorevoli il Piano Casa potrebbe essere approvato. 

Un esito formalmente legittimo, ma politicamente debole, che rischia di consegnare alla città un provvedimento di enorme impatto urbanistico adottato senza una reale condivisione e nel silenzio di un’aula semivuota. È anche per questo che, su temi delicati come la disciplina regionale degli interventi di ristrutturazione edilizia, da più parti si invoca la necessità di una verifica esterna, super partes, capace di garantire regolarità, trasparenza e coerenza dell’iter amministrativo. Perché quando le norme sembrano piegarsi a interpretazioni mutevoli e a benefici circoscritti, il confine tra legittimità formale e opportunità politica diventa pericolosamente sottile.

E come insegna un vecchio proverbio, «le leggi passano, ma le ombre che le accompagnano restano». A Barletta, il rischio è che anche questa volta la città si ritrovi a fare i conti non con ciò che è stato scritto nero su bianco, ma con ciò che è stato deciso tra le righe.
(Imma Ceci - l’Attacco)

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