Lucera, Pitta rompe gli indugi altrui e si autocandida a Sindaco: allestita da subito la sua sede del comitato

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Se fossero ancora in vigore alcune regole minime di grammatica politica, allora dovrebbe accadere che uno schieramento debba presentare un candidato Sindaco alla città, e non il contrario come pare stia avvenendo a Lucera, senza l’indicazione di partiti e formazioni civiche a supporto che sono ancora nella fase embrionale del loro assemblaggio. E quindi succede che nel giorno in cui Antonio Tutolo è stato proclamato consigliere regionale per la seconda volta, in Piazza Duomo sono apparse le prime immagini di Giuseppe Pitta in cui mostra di confermare i propositi di ricandidatura alla guida della città. La sua sede elettorale quindi sarà la più visibile di tutte, in un immobile di proprietà della sua famiglia per il quale è cominciato l'allestimento esterno, in attesa anche di quello interno, affidato a un importante player del settore e del territorio. Da quello che si vede finora, la prima cosa che salta all'occhio è la conferma ingenuamente inconscia di quanto l'operazione “Lucera Capitale”, con quasi 2 milioni di euro di spesa di fondi pubblici locali e regionali, fosse stata concepita, promossa e condotta con la geniale proiezione temporale dì sfruttarne la lunga scia mediatica fino all’imminenza della campagna elettorale, tra gigantografie tratte dagli eventi pubblici del 2025 e soprattutto lo spin off del claim passato da “Lucera secondo me” dell'autunno 2023 all'odierno “Lucera secondo voi”. Ma la parte più interessante della storia resta quella politica, perché c’è stato un vero e proprio salto in avanti di Pitta rispetto alla coalizione che lo sostiene, visto che agli inizi di dicembre era stata registrata la prima vera crisi di maggioranza che non ha potuto controllare e gestire direttamente, Ad animarla è stato il Partito Democratico che era riuscito addirittura a far rinviare una seduta di Consiglio comunale con dentro quattro importanti argomenti promossi personalmente dal Sindaco nella veste di assessore all’urbanistica. Poi in realtà si è visto che la compagine dem si è allineata nel voto, non solo al resto dello schieramento ma perfino dell'assemblea che ha approvato tutto all’unanimità in modo veloce e indolore. Eppure da Via Scassa era sembrato volessero mettere apertamente in discussione la leadership di Pitta, ritenuto non più in grado di penetrare l'elettorato così come accaduto nel 2020, anno che comunque ha segnato una svolta della storia politica locale, tra le dimissioni di Tutolo a luglio e la vittoria di Pitta a ottobre.

Le due circostanze in realtà erano state precedute da una vicenda forse dimenticata ma che qualcuno malignamente ricorda e valuta come una sorta di remake di un atteggiamento tipico di Pitta nel forzare la mano, magari con una certa fretta: ai primi di marzo si fece presentare a Michele Emiliano come candidato alla Regione, senza simbolo e senza lista di appartenenza. Alla fine, complice il lockdown di solo qualche giorno dopo, si sa com'è andata nella versione tutta lucerina di “Sliding Doors” che ha segnato la carriera politica di entrambi e pure quella dei contendenti interni nel gruppo “Piazza Pulita” che inevitabilmente si è sfaldato perfino nei rapporti umani. Dietro l’immagine fotografica di Pitta sorridente c’è quindi l’intenzione di voler rompere gli indugi altrui, basandosi sul famoso documento sottoscritto a fino luglio dell’anno scorso, quando tutti (tranne Maria Barbaro e Rossella Travaglio) avevano aderito alla sua ricandidatura. Nel frattempo è successo di tutto, prima e soprattutto dopo il voto delle Regionali, ma per Pitta aspettare ancora avrebbe significato rimanere in sospeso per fin troppo tempo, sebbene alcune questioni non siano stati mai chiarite. Una su tutte, un episodio mai smentito da alcuno e confermato anche dal diretto interessato: ai primi di dicembre ha incontrato i rappresentanti locali dei quattro partiti di centro destra (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Udc e Lega) e nel corso dell’incontro si sarebbe sentito chiedere la disponibilità a guidare una coalizione, con contestuale abbandono dello schieramento opposto, a partire proprio da Pd. È probabile che sia tornata alla mente quella foto in cui Pitta era andato fino in Sicilia ad “accogliere” (sic) Giorgia Meloni con tanto di stretta di mano. L’appuntamento lucerino, comunque, non è stato pianificato come tale, ma apparecchiato in modalità “Carramba che sorpresa” anche per qualcuno dei presenti, promosso soprattutto dall’assessore Antonio Buonavitacola, esponente di Forza Italia che il Pd a sua volta non vuole di nuovo in coalizione con il simbolo vero e proprio, pur non avendo preclusioni sulle persone che lo rappresentano. L’escamotage “civico” sarebbe già pronto e con la benedizione del segretario provinciale Paolo Dell’Erba, ma resta che il fatto di un’anomalia tutta lucerina mai risolta. Pitta nell’occasione ha riferito di non essere disposto ad abbandonare il centro sinistra, specie la componente dem che, dal canto suo, non ha per niente gradito il semplice fatto che abbia comunque risposto all’invito arrivato apparentemente per telefono pochi minuti prima.

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