Ore decisive per l’annuncio della squadra regionale: il nodo Emiliano, il rebus donne e gli equilibri politici

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Count down iniziato. Mancano ormai pochissime ore alla nomina della nuova giunta regionale guidata da Antonio Decaro e l’atmosfera che si respira nei palazzi della politica pugliese è quella delle grandi attese. Il tempo del confronto informale sembra essersi chiuso, quello delle decisioni irrevocabili è ormai arrivato. Dal palazzo della Presidenza sul lungomare Nazario Sauro, diventato in queste settimane il vero epicentro delle trattative, filtra poco o nulla. Silenzio assoluto, telefoni che squillano a vuoto, riunioni ristrette e una sola certezza: la squadra di governo è pronta a nascere. Il neogovernatore aveva annunciato tempi rapidi e ora è chiamato a mantenere la parola. Dopo la proclamazione ufficiale dei consiglieri regionali eletti, Decaro ha accelerato, consapevole che ogni ora di ritardo rischierebbe di alimentare fibrillazioni nei partiti e nella coalizione, ma ancor di più rallenterebbe l’attività di un governo su temi stringenti e che necessitano di interventi urgenti e provvedimenti mirati. Le interlocuzioni, da quello che trapela da addetti ai lavori, è che siano state meno intense di quello che si prevedesse, sinonimo delle idee chiare di un Presidente che non ha voglia di scendere a compromessi o estenuanti trattative, della serie o sali sul treno o rischi di perderlo per sempre. Il Partito democratico chiaramente, resterà il perno dell’architettura politica della nuova giunta, ma proprio al suo interno emergono le questioni più delicate, a partire dal numero delle donne che potrebbero entrare nell’esecutivo. Il tema della parità di genere, infatti, incombe come un macigno. Le indiscrezioni parlano di una giunta in cui il Pd, pur conquistando il maggior numero di assessorati, rischierebbe di esprimere una rappresentanza femminile ridotta. Una contraddizione evidente per una forza politica che ha fatto dell’equilibrio di genere uno dei suoi vessilli e che oggi deve fare i conti con il peso elettorale di candidate fortemente suffragate. Un nodo che Decaro è chiamato a sciogliere senza scontentare nessuno, consapevole che ogni scelta sarà letta anche come un segnale politico nazionale. Ma il vero tormentone di queste ore resta quello legato a Michele Emiliano. La sua posizione continua a tenere banco, dividendo analisi e previsioni. Emiliano sì, Emiliano no: una domanda che accompagna la nascita della giunta fin dalle prime fasi del post-elezioni. L’ipotesi della sua presenza nell’esecutivo resta la più accreditata, anche alla luce dell’accordo politico siglato nei mesi scorsi con la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, dopo il passo indietro dell’ex governatore sulla candidatura al Consiglio regionale.

Rompere quel patto significherebbe riaprire una frattura difficile da ricomporre. Resta però aperta la questione della delega. Quale ruolo affidare a Emiliano senza snaturare l’assetto della nuova presidenza? L’idea di una delega mirata, come quella alle grandi crisi industriali, continua a circolare con insistenza: un incarico di peso, ma circoscritto, che consentirebbe di salvaguardare gli equilibri interni e al tempo stesso onorare gli impegni politici assunti. In ogni caso, una sua esclusione totale appare oggi poco probabile. Sul resto della squadra, il lavoro di cesello è ormai alle battute finali. I nomi circolano, si rincorrono, vengono soppesati uno a uno. L’obiettivo dichiarato di Decaro è costruire una giunta operativa, pronta a partire subito, senza lunghi periodi di assestamento. Sanità, lavoro, sviluppo economico, crisi industriali, politiche sociali: i dossier sul tavolo sono pesanti e non ammettono improvvisazioni. La Regione dovrà affrontare fin da subito nodi strutturali, a partire dalla tenuta del sistema sanitario e dalla carenza di personale medico, con pronto soccorso sempre più sotto pressione e una medicina territoriale che fatica a reggere il carico di domanda. La nuova giunta, dunque, non sarà soltanto una fotografia politica, ma il primo vero banco di prova del mandato Decaro. Ogni nome, ogni delega, ogni equilibrio racconterà la direzione scelta dal nuovo presidente. Salvo sorprese last second, i nomi più accreditati a far parte della nuova giunta saranno, per il PD: Donato Pentassuglia, tra i profili più solidi, possibile delega (Sanità o Agricoltura), Francesco Paolicelli, il più votato in assoluto, quasi certo di un assessorato, Debora Ciliento – area Bat, Stefano Minerva, ex sindaco di Gallipoli, Raffaele Piemontese – possibile rientro o figura di peso nell’area dem, Elisabetta Vaccarella o Rossella Falcone – area foggiana, per la Lista “Decaro Presidente”, in pole position Silvia Miglietta e Graziamaria Starace, in alternativa, Felice Spaccavento per il Movimento 5 Stelle, un nome tra Annagrazia Angolano, Rosa Barone e Cristian Casili, Per la Puglia: Sebastiano Leo, possibili assessori esterni Michele Emiliano, e per AVS, Annagrazia Maraschio, Angela Barbanente, Ines Pierucci e Francesca Bottalico. La presidenza della Regione potrebbe essere affidata a Toni Matarrelli già sindaco di Mesagne e presidente della Provincia di Brindisi. Non resta dunque che aspettare. Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli. Tra poche ore il sipario si alzerà e la squadra sarà chiamata a dimostrare, fin dal primo giorno, di essere all’altezza delle aspettative create.

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