Non sembrano essere prossimi allo scioglimento i nodi che attanagliano la composizione della giunta pugliese di Antonio Decaro, eletto governatore regionale con il voto dello scorso novembre. Non soltanto per i dubbi legati alla Sanità, settore al quale il nuovo presidente sta dando priorità e ampia rilevanza e che, sotto la gestione dell’assessore piddino Raffaele Piemontese, ha finito per rappresentare uno degli ambiti più critici del decennio targato Emiliano. Ma anche per gli imbarazzi legati al desiderio dello stesso Decaro di tenere il dominus foggiano fuori dall’esecutivo regionale, nonostante gli oltre 30mila voti ottenuti sul campo, frutto di una campagna elettorale capillare e pervasiva e della gestione di un sistema di potere innervato in tutta la Capitanata: dal capoluogo al Gargano, passando per il Tavoliere e i Monti Dauni. Gli esiti, tutt’altro che scontati, delle scelte di Decaro avranno una ricaduta a valanga anche sugli assetti di Palazzo Dogana e Palazzo di Città, a Foggia, dove si respira aria di imminente rimpasto. In Provincia, nell’ultimo anno, si è consumato uno scontro all’ultimo sangue tra il presidente e Sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti e lo stesso Piemontese, con quest’ultimo che ha di fatto bloccato l’ente attraverso i suoi consiglieri di Pd e Con, per ripicca nei confronti del presidente eletto, reo di essersi smarcato politicamente dal predominio del plenipotenziario di Monte Sant’Angelo. Uno scontro intrecciatosi con la partita regionale, dove il primo cittadino garganico ha candidato la sua assessora alla Cultura e al Turismo, Graziamaria Starace, riuscendo a farla eleggere come prima candidata nella lista civica Decaro Presidente. Piemontese, dal canto suo, non solo ha candidato la predecessora e amica di Starace, Rossella Falcone, nelle file del Pd – ottenendo per lei oltre 10mila voti – ma è riuscito addirittura a spostare migliaia di preferenze anche su Maria Fiore di San Giovanni Rotondo, terza classificata tra i dem e quindi rimasta fuori dal Consiglio regionale. Una scelta, quest’ultima, capace di aprire uno spiraglio di dissenso persino in un partito militarizzato come il Pd. Si registra infatti lo scontento dell’ex assessore di Torremaggiore Enzo Quaranta, rimasto fuori dall’assise regionale per poche preferenze e penalizzato dai voti dirottati dal plenipotenziario con la preferenza di genere su Falcone e Fiore, entrambe neofite del partito. Ma anche quello dell’assessora cerignolana Teresa Cicolella, che milita da sempre nei quadri dem e che per la seconda volta consecutiva, dopo il tentativo andato a vuoto nel 2020, si è ritrovata fuori dal Consiglio regionale.
Oltre ai musi lunghi piddini, si contano maldipancia anche tra i cugini di Con, la civica emilianista che ha puntato tutto su Rosario Cusmai e sui suoi mega-apparati, salvo poi vedere il proprio beniamino superato e scalzato da Antonio Tutolo, ex Sindaco di Lucera e consigliere regionale uscente. Quest’ultimo, senza mezzi – se non quelli costruiti sul campo – è riuscito a capitalizzare una consistente quota di voto d’opinione e a riconfermarsi in Regione con oltre 10mila preferenze.
Su Tutolo, che negli ultimi tempi ha condotto una lunga battaglia sull’emergenza idrica e sulla Condotta del Liscione, spalla a spalla con l’altra consigliera rieletta, la pentastellata Rosa Barone – smontando la narrazione del governo nazionale a guida Fratelli d’Italia e, in particolare, della senatrice foggiana Annamaria Fallucchi – si incentra un ulteriore filone politico post-elezione. L’idea, vagheggiata da più parti, sarebbe quella di farlo correre in quota Movimento 5 Stelle alle politiche del 2027, liberando così un posto in giunta ed evitando che l’ex primo cittadino lucerino rivendichi l’assessorato all’Agricoltura.
Resta poi il problema di trovare una collocazione a Cusmai. Nella giunta della Sindaca Episcopo, ciò che resta di Con conta due assessori: Mimmo Di Molfetta all’Istruzione e Sport e Giulio De Santis alla Legalità. Difficile, dopo il deludente risultato elettorale, che la creatura politica di Michele Emiliano possa mantenere entrambi i posti, ma è altrettanto complicato tagliare fuori tutti e due. Inoltre, l’eventuale ingresso di Cusmai nell’esecutivo di Palazzo di Città rischierebbe di creare non pochi malumori nella maggioranza, in particolare tra i 5 Stelle.
Su quanto accadrà a Palazzo Dogana, invece, nessuno intende sbilanciarsi. Contattato da l’Attacco, il consigliere comunale e provinciale di Con Pasquale Ciruolo si mostra evasivo: “Non sappiamo cosa ne sarà del nostro partito, per cui non abbiamo ancora ragionato su nulla. Io resto della mia idea, che non è personale ma politica: Nobiletti deve dimettersi perché non ha più una maggioranza. Poi cosa deciderà il partito non lo so. È una fase delicata e non possiamo avere certezze. Questa è solo la mia posizione”.
Ancora più complicata la situazione nel Pd, dove si trema anche solo all’idea di rispondere a un paio di domande de l’Attacco. “Io non decido nulla. Parlate con d’Arienzo, che è il segretario provinciale”, dice al telefono il Sindaco dem di Torremaggiore e consigliere provinciale Emilio Di Pumpo. “Non posso scavalcare la segreteria provinciale”. E meno che mai Piemontese, naturalmente.
Impossibile strappare un virgolettato a Leonardo Cavalieri, ex Sindaco di Troia – superato alle ultime comunali dall’attuale primo cittadino Francesco Caserta, che a novembre ha sostenuto Nobiletti e Starace – e consigliere provinciale, che si limita a rispondere a monosillabi. Insomma, bocche cucite nel Pd e semicucite tra i cugini di Con, che tuttavia sperano di vedere nei prossimi giorni concretizzarsi la pista che porterebbe Michele Emiliano a fare l’assessore esterno nella giunta Decaro, una sorta di premio per il passo indietro rispetto all’agognata e poi sfumata candidatura nelle liste del Pd.
Nel 2027, in ogni caso, sia Emiliano che Piemontese con ogni probabilità voleranno in Parlamento, lasciando vacanti i posti eventualmente occupati in giunta regionale. Sono questi – e altri ancora – i nodi che Decaro è chiamato a sciogliere. A distanza di quasi due mesi dal voto, dunque, la squadra non è ancora stata definita. E la domanda finale resta aperta: che ne sarà dell’eredità politica del presidente Emiliano e del suo vicepresidente Piemontese? Ai posteri l’ardua sentenza.
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