Le dimissioni di Ciro Pistillo dal Consiglio comunale di San Severo non sono un fulmine a ciel sereno, ma rappresentano uno di quei momenti in cui una crisi politica latente diventa finalmente esplicita. Un atto che arriva dopo mesi di tensioni, silenzi, articoli, indiscrezioni, verifiche istituzionali e una crescente distanza tra ciò che accade nei palazzi e ciò che viene raccontato ufficialmente alla città. Pistillo non era una figura marginale della maggioranza, né un battitore libero. Era un consigliere eletto, parte integrante di quel progetto politico che nel giugno 2024 aveva portato Lidya Colangelo alla guida di Palazzo Celestini. Proprio per questo, la sua decisione pesa. Il dato politico centrale non è soltanto la rinuncia alla carica, ma il modo in cui essa matura e viene comunicata. Pistillo non passa all’opposizione, non avvia una battaglia interna, non tenta di capitalizzare il dissenso. Rassegna dimissioni immediate e irrevocabili, assumendosi il costo personale e politico di un passo indietro che interrompe qualsiasi prospettiva futura legata all’attuale assetto di potere. È una scelta che non produce vantaggi, ma che espone, inevitabilmente, a critiche e isolamento. Ed è proprio questa assenza di calcolo a rendere il gesto politicamente significativo. Come scrive lui stesso, si tratta di una decisione “sofferta, maturata dopo un lungo e attento periodo di riflessione”, divenuta però inevitabile. Nella lettera indirizzata alla Sindaca e al Consiglio comunale, Pistillo mette nero su bianco concetti che, letti nel contesto cittadino attuale, assumono un peso specifico notevole: mancanza di chiarezza su vicende rilevanti, informazioni apprese dagli organi di stampa anziché nelle sedi istituzionali, assenza di risposte, progressiva erosione della fiducia. Non accuse dirette, ma una descrizione puntuale di un clima che rende impossibile, a suo dire, continuare a svolgere il mandato “con la necessaria serenità, coerenza e trasparenza”. È un passaggio che va oltre il disagio personale e che investe direttamente il funzionamento delle istituzioni. È un punto cruciale del documento.
Pistillo scrive di una “crescente mancanza di chiarezza su vicende e scelte rilevanti per la vita amministrativa del nostro Comune” e sottolinea come la trasparenza dovrebbe essere “un principio fondante dell’azione pubblica, soprattutto quando sono in gioco decisioni che incidono direttamente sulla comunità”. Parole che, nel clima attuale, suonano come una presa d’atto di una distanza ormai insanabile tra il consigliere e il metodo di governo adottato.
Ancora più significativa è l’ammissione, contenuta nella lettera, di aver appreso notizie rilevanti non all’interno delle sedi istituzionali, ma attraverso i giornali. “In più occasioni – scrive – mi sono trovato ad apprendere informazioni di rilievo attraverso gli organi di stampa, piuttosto che nelle sedi istituzionali deputate al confronto politico e amministrativo”. Una frase che certifica una frattura profonda nel rapporto fiduciario tra amministrazione e consiglieri comunali, ridotti, di fatto, a spettatori di decisioni già assunte altrove.
Pistillo racconta anche di aver provato a invertire questa rotta, chiedendo chiarimenti e spiegazioni, ritenendo necessario che tali risposte fossero fornite pubblicamente. “Ho chiesto chiarimenti e spiegazioni, ritenendo doveroso che tali risposte fossero fornite innanzitutto ai cittadini con una conferenza stampa pubblica, alla luce del sole”, prima ancora che ai consiglieri comunali. Una richiesta rimasta senza riscontro. Ed è proprio su questo vuoto che matura la decisione di dimettersi.
I retroscena che emergono nelle ore successive confermano il carattere solitario e autonomo della scelta. Pistillo avrebbe maturato la decisione nel fine settimana, senza consultarsi con il segretario cittadino della Lega né con altri riferimenti politici. Nemmeno i vertici del partito sarebbero stati informati. Un elemento che smentisce l’ipotesi di una mossa concordata o strumentale e rafforza l’idea di una decisione personale, maturata in un clima di crescente disagio.
Secondo quanto riferito da fonti bene informate, alla base delle dimissioni ci sarebbero almeno tre fattori: il rifiuto della Sindaca di affrontare pubblicamente, con una conferenza stampa, le questioni emerse sui giornali e sollevate dall’opposizione; un’opinione pubblica sempre più critica nei confronti dell’amministrazione, che Pistillo non avrebbe più voluto rappresentare senza strumenti di chiarezza; e infine la convinzione, maturata nel tempo, che vi siano elementi non chiariti – o non chiaribili – incompatibili con il suo modo di intendere il ruolo istituzionale.
Nella lettera, Pistillo chiarisce che la sua non è una scelta polemica né personale, ma un atto che sente di dover compiere “prima di tutto per rispetto verso i cittadini che mi hanno accordato la loro fiducia”. Un passaggio che rafforza la dimensione etica della decisione e che spiega perché il consigliere abbia preferito lasciare piuttosto che restare in un contesto che non riconosce più come coerente con i propri principi.
In questo senso, le dimissioni di Pistillo si inseriscono perfettamente nel quadro di una crisi che a San Severo non è episodica, ma strutturale. Una crisi che dura da oltre un anno e che si è manifestata attraverso indagini sugli affidamenti diretti, ispezioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri, rilievi dell’ANAC, azzeramenti e rimpasti di giunta, fino ad arrivare al tema, sempre più centrale, dell’esistenza di catene decisionali informali e di figure prive di incarichi formali ma dotate di un peso politico rilevante.
Il punto non è stabilire se le ricostruzioni giornalistiche siano tutte esatte in ogni dettaglio. Il punto, oggi, è che nessuna di esse ha trovato una smentita pubblica, articolata e documentata. Al contrario, il silenzio istituzionale è diventato la cifra costante dell’amministrazione Colangelo. Un silenzio che, nel tempo, ha finito per logorare anche chi quella maggioranza la viveva dall’interno, privando i consiglieri comunali del ruolo di mediatori tra palazzo e cittadini.
Non è un caso che, dopo le dimissioni di Pistillo, negli ambienti politici cittadini si parli apertamente di una presa di posizione pubblica ormai inevitabile da parte dell’intera amministrazione. Una crisi che non può più essere gestita con rinvii, aggiustamenti o comunicazioni informali. Il gesto di Pistillo ha rotto un equilibrio precario, trasformando il malessere diffuso in un fatto politico conclamato. In definitiva, la sua uscita dal Consiglio comunale rappresenta uno spartiacque. Non tanto per gli equilibri numerici, quanto per il messaggio che consegna alla città: quando mancano chiarezza, fiducia e confronto, restare può diventare una forma di complicità. E non tutti sono disposti ad accettarla.
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