Regione Puglia, l’esecutivo che non c’è: Decaro tra equilibri, veti e pesi massimi da sopportare (in blocco)

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Questione di ore? Forse sì, forse no. Se fino a venerdì scorso il neo presidente della Regione Puglia Antonio Decaro aveva lasciato intendere che la nuova giunta fosse ormai pronta, bisognosa soltanto di qualche limatura finale, il clima politico che si respira all’indomani del weekend racconta tutt’altra storia. Le ultime dichiarazioni del governatore eletto, più caute e meno perentorie, lasciano presagire che per arrivare alla quadra servirà ben più di qualche ora. Decaro, probabilmente, aveva immaginato una composizione dell’esecutivo regionale più lineare, magari confidando nella possibilità di contattare direttamente i nomi “giusti” senza dover passare dal vaglio preventivo dei partiti. Una lettura ottimistica che, però, si è scontrata con la realtà di una coalizione vasta, articolata e popolata da autentici pesi massimi della politica pugliese. Sul tavolo delle trattative, infatti, siedono figure che difficilmente accettano di essere marginalizzate. A cominciare dall’ex presidente Michele Emiliano, che non ha mai realmente preso in considerazione un ritorno alla magistratura, e dal suo storico vice Raffaele Piemontese, forte di oltre 30 mila preferenze e deciso a non uscire di scena, soprattutto se nella nuova giunta dovessero trovare spazio personalità percepite come alternative o concorrenti. Tra queste, il nome di Graziamaria Starace, già assessora al Comune di Vieste e figura di riferimento del sindaco Giuseppe Nobiletti, oggi anche presidente della Provincia di Foggia, considerato alter ego di Piemontese, pericoloso competitor per il peso politico che è riuscito a raggiungere in breve tempo nel territorio foggiano. Ma pesa anche la posizione della tranese Debora Ciliento, assessora uscente ai Trasporti, politicamente vicina a Francesco Boccia, capogruppo del PD in Senato e figura di spicco del panorama politico locale e nazionale del partito. Ed è proprio Boccia uno dei nodi centrali di questa partita. Apparentemente defilato, in realtà abile regista di dinamiche che vanno ben oltre i confini regionali. Non va dimenticato che, prima dell’ufficializzazione della candidatura di Decaro, il senatore biscegliese era stato indicato come uno dei profili più accreditati alla guida della Regione, qualora l’europarlamentare si fosse tirato indietro. Impresa che Boccia avrebbe provato a portare a casa proprio grazie a una sponda non secondaria dello stesso Emiliano, dichiaratosi irremovibile nella scelta di  candidarsi al consiglio nonostante il veto postogli da Decaro. 

Nasce una vera e propria alleanza, che in parole povere avrebbe visto  Emiliano e Boccia uniti affinchè Decaro desistesse ufficialmente dall’incarico. Un intreccio politico che il neo eletto presidente comprese per tempo, facendo fallire il colpaccio con l’intervento diretto della segretaria nazionale Elly Schlein che precipitatasi nel corso della Festa dell’Unità a Bisceglie, ristabilì ‘ordine e disciplina’ di mussoliana memoria. Per la Schlein meglio tenere impegnato Decaro al meno  per i prossimi 10 anni alla Presidenza della Regione piuttosto che ritrovarselo con il fiato sul collo per la Segretaria nazionale del PD. Da lì, l’accelerazione decisiva: Emiliano invitato a farsi da parte e l’annuncio ufficiale della candidatura di Decaro alla presidenza della Regione Puglia. 

Ma se la partita elettorale si è chiusa con una vittoria netta, quella della giunta è tutt’altro che risolta. Perché ora è il momento di “battere cassa”. Emiliano e Boccia, rinunciando rispettivamente alla ricandidatura e alla corsa per la presidenza, chiedono garanzie politiche chiare aprendo a scenari che in ogni caso non promettono sonni tranquilli per il presidente Decaro. Se dovesse sceglie di chiamare in giunta Emiliano, in uno dei due posti riservati agli esterni, subirebbe l’inevitabile attacco sul primo punto disatteso della sua campagna elettorale, ovvero quello che parlava di discontinuità rispetto al decennio precedente. 

Allo stesso tempo, un’esclusione totale rischierebbe di aprire una frattura politica difficile da gestire, anche in Consiglio regionale, dove l’area emilianista rappresenterebbe numericamente la più rilevante. È per questo che Decaro prende tempo, valuta profili e deleghe,  e punta ad un chiarimento diretto, dicendosi pronto finalmente a incontrare i partiti. La questione Emiliano non è solo una scelta di nomi, ma una decisione di linea politica. 

L’ex governatore, d’altronde non si accontenterebbe di spiccioli, ma di deleghe per così dire corpose,  come quella allo Sviluppo economico ereditandola dal suo delfino Alessandro Dellinoci, fuori dai giochi a causa di una delicata inchiesta giudiziaria ancora in corso, o di quella sulle crisi industriali, che tra vicenda ex ilva,  distretto del salottificio e Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, darebbe parecchia visibilità a Emiliano, fondamentale per la  sua scalata in Parlamento alle politiche del 2027.  

Lo stesso vale per Piemontese, cui già sarebbe stato promessa una candidatura per il governo centrale e che per questo un anno di pausa dalla politica attiva regionale, peserebbe come macigno, rischiando di vedere offuscato il lavoro compiuto sino ad oggi. Del resto, come recita un vecchio adagio, lontano dagli occhi lontano dal cuore, un eventualità che Piemontese non può permettersi proprio guardando all’ambito obiettivo capitolino. Il posto in giunta, seppur per un solo anno, al contrario, gli faciliterebbe l’ascesa romana, supportato anche da chi  come il primo dei non eletti dovrà entrare al suo posto.  

A conti fatti, dunque, nulla vale come un posto al sole  in forma diretta neanche se a sostituirlo fosse la sua voce femminile, Rossella Falcone, imprenditrice viestana, già vicesindaca e assessora al Turismo, oggi consigliera di Acquedotto Pugliese, riuscita a raccogliere oltre 10 mila preferenze proprio grazie all’accoppiata con Piemontese. Possibilità del resto alquanto remota considerando che sul tavolo delle trattative ci sarebbe già un’altra donna viestana in giunta. Una escluderebbe matematicamente l’altra. Chi scontentare, dunque, tra Piemontese e Nobiletti?

Nel frattempo, si affaccia anche l’ipotesi della  presidenza del Consiglio regionale, incarico che non dispiacerebbe a Piemontese ma che trova sulla sua strada un altro candidato di peso del PD: Toni Matarrelli, sindaco di Mesagne e presidente della Provincia di Brindisi, forte di circa 25 mila preferenze. 

Sul piano numerico, un dato è certo: dei dieci assessori complessivi, otto saranno scelti tra consiglieri e consigliere elette, mentre due arriveranno dall’esterno. Il Partito Democratico, per percentuale di voti, dovrà esprimere almeno quattro assessori, se non cinque. Ma la vera sfida di Decaro sarà un’altra: bilanciare quote rosa e rappresentanza territoriale in una legislatura che ha fatto registrare un record di presenze femminili, con ben dodici donne elette.

Non meno complesso il dossier Movimento 5 Stelle, che dovrà ottenere almeno un assessorato in virtù degli accordi nazionali con il leader Conte. Tra i nomi in campo figurano la foggiana Rosa Barone, la tarantina Annagrazia Angolano e il salentino Cristian Casili, ciascuno sostenuto da differenti equilibri territoriali oltre che da correnti interni del movimento. 

Anche ‘Per la Puglia’ e Alleanza Verdi Sinistra reclamano spazio, rivendicando il contributo elettorale offerto alla vittoria di Decaro, e qui i nomi più accreditati sarebbero quelli di Saverio Tammacco o Sebastiano Leo per il primo, e Angela Barbanente, Anna Grazia Maraschio o Ines Pierucci per il secondo. 

Una lunga lista cui si aggiungono anche le richieste di chanche da parte di Ruggiero Mennea segretario regionale di Azione che proprio in un’intervista rilasciata ai microfoni de l’Attacco, nei giorni scorsi, aveva rivendicato una legittima gratificazione a quelle liste che che seppur non abbiano superato la soglia di sbarramento sono risultate determinanti al raggiungimento del 64% di consensi della maggioranza di centro sinistra.  

A chiedere giusta considerazione infine anche Antonio Tutolo che forte delle sue oltre 10 mila preferenze ha chiesto senza mezzi termini spazio nella giunta Decaro. 

Solo 10 posti in giunta, contro le almeno 25 proposte di accasamento nel governo della XII legislatura pugliese. Come poteva Decaro pensare che sarebbe stata un’impresa rapida e indolore, resta un mistero. E pure quando la giunta sarà finalmente varata, il percorso non sarà certamente in discesa. Nei primi giorni di governo, il presidente Decaro dovrà affrontare l’emergenza sanitaria, le liste d’attesa, ma anche il delicatissimo capitolo delle nomine dei direttori di dipartimento e dei manager delle Asl, incarichi che, secondo molti addetti ai lavori, serviranno anche a ricucire gli strappi lasciati dalla composizione dell’esecutivo. 

Forse non è un caso se, nei giorni scorsi, a Castellana Grotte, per l’accensione della Fanòva, Antonio Decaro ha invocato anche la protezione della Madonna della Vetrana. In certi passaggi della politica, più che la matematica delle correnti, può servire davvero un miracolo.
(Imma Ceci - l’Attacco)

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testatina dillo al direttore WEB

 

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