Mentre Giuseppe Pitta ha lasciato amici e sedicenti alleati a gestire con un certo imbarazzo (ed eloquente silenzio) la sua fuga in avanti con la auto ricandidatura a sindaco di Lucera, da oltre un mese a questa parte ci sono sempre più persone in città a guardare, attendere (e qualcuno decisamente a sperare) che Antonio Tutolo faccia valere lo straordinario successo delle elezioni Regionali per indirizzare buona parte dei consensi ottenuti, così da coniugare il doppio obiettivo di riprendere, seppur indirettamente, il controllo di Palazzo Mozzagrugno e nello stesso tempo togliere Pitta dalla poltrona più importante, dopo che questi ha consentito a molti avversari politici dei sei anni di “Piazza Pulita” di tornare in carrozza a Corso Garibaldi, a partire dal Pd e finendo a Forza Italia, con in mezzo diversi esponenti apparentemente civici, molti con atteggiamento da peones e questuanti. E un primo sussulto nell'area che fa riferimento al consigliere regionale pure c'è stato, ma è sembrato più che altro il remake di quanto visto nell'estate 2020, quando la coalizione che aveva vinto le ultime due tornate non era riuscita a fare sintesi su un solo nome ed è accaduto quello che tutti sanno: Pitta ha forzato la mano, e così Francesco di Battista e Fabrizio Abate si sono allontanati e hanno costruito la propria candidatura, riportando poi una sconfitta più o meno disonorevole. Un'implosione, quindi, che poi è stata definitiva solo otto mesi dopo il voto, quando in cinque dello stesso schieramento sono usciti dalla maggioranza in aperto contrasto con il sindaco che dal canto suo non ha mai smentito quella voce che parlava di un accordo preso con i nuovi entrati già in fase di ballottaggio. D’altro canto, oggi lo sostiene chi non lo ha votato né al primo né al secondo turno. A ogni modo, il dejavu si è ripetuto nello stesso luogo della prima volta, il ristorante di Tutolo dove si è ritrovato il gruppo consiliare “Per la Puglia” composto da Raffaele La Vecchia, Francesco Aquilano, Vincenzo Checchia, Francesca Niro e lo stesso Abate che ha subito messo sul tavolo un'investitura di leadership che gli sarebbe stata riconosciuta addirittura nel 2024, cioè un'era geologica fa, considerata la velocità degli accadimenti nel contesto politico locale. Alla serata c’è anche come ospite speciale un altro consigliere comunale di minoranza come Pasquale Colucci, assieme a sodali e simpatizzanti.
Abate in effetti non ha mai nascosto l'ambizione (che però qualcuno definisce piuttosto illusione) di riprovarci, ma si è subito scontrato con le aspirazioni altrettanto malcelate Niro e Checchia, comunque con motivazioni e ragionamenti del tutto personali (o personalistici, secondo qualcuno che gravita nell'ambiente).
La prima vorrebbe mettere a reddito le oltre duemila preferenze conseguite a Lucera (delle più di tremila ottenute in totale), ritenendo che siano un bottino da dover gestire al massimo in questo momento storico, mentre il cognato di Tutolo nelle ultime settimane si è mostrato quanto mai attivo dentro e fuori la casa comunale, peraltro avvistato spesso proprio nella sede dell'ente e in special modo nella stanza del sindaco con il quale si è intrattenuto per discutere e confrontarsi su questioni di carattere generale che gli ha sottoposto.
Il risultato finale è che nessuno si è tirato indietro durante il triello sotto il gelso, e ciascuno è rimasto (al momento) sulle proprie posizioni, tanto che non viene esclusa addirittura la possibilità di designare il candidato ricorrendo al metodo delle Primarie che tuttavia rischiano di diventare un Vietnam falcidiato da incursioni e inquinamenti di ogni tipo.
E Tutolo che fa? Cosa dice? Nulla. Lui ha sempre riferito che anche nel 2020 era stato “il gruppo a scegliere Pitta” e pure stavolta ha ribadito di non voler fare la parte del decisionista, lasciando libero dibattito interno, sebbene abbia dato impressione di avere un'idea precisa, guardandosi però bene dell'esternarla.
Tutto tace, per giunta, anche nel centro-destra che peraltro in questo momento non si sa bene ancora chi e cosa sia, anche perché gli effetti della sentenza di “assoluzione” di Antonio Di Battista devono ancora essere misurati con precisione all'interno del partito locale di Fratelli d'Italia, apparente pilastro di uno schieramento del quale non si intravedono né perimetro né tanto meno componenti reali. Un elemento importante della situazione sarà quale posizione prenderà il gruppo che fa capo ai due consiglieri comunali meloniani, Francesco Di Battista e Francesco Russo, con il primo che ha già fatto sapere di non voler continuare a frequentare il circolo cittadino fino a quando sarà guidato dall’imprenditore oleario, ritenuto non all’altezza del compito, tanto da averlo denunciato alla Commissione nazionale di Garanzia che alla fine non ha preso provvedimenti drastici come invece di attendeva la controparte.
Situazione molto fluida su tutti i fronti, quindi, in attesa di decisioni che potrebbero essere più chiare soprattutto dopo la celebrazione del prossimo (e forse ultimo) Consiglio comunale sul bilancio di previsione.
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