Come da copione, il Consiglio comunale di ieri si è inceppato prima ancora di entrare nel vivo dei lavori, certificando una frattura che da settimane ormai attraversa la maggioranza. In aula si sono contate appena diciotto presenze, con la Giunta al completo schierata accanto alla Sindaca Marida Episcopo e un gruppo ristretto di appena sei consiglieri a sostenere l’azione amministrativa (Achille Capozzi, Antonello Rizzi e Pasquale Ciruolo di Con; Paolo Frattulino di Azione-Tempi Nuovi; e Nicola Formica e Benedetto Buenza di Insieme per Foggia). A disertare la seduta sono state innanzitutto le due principali forze che hanno contribuito alla vittoria elettorale del 2023, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, ma anche i socialisti di Mino Di Chiara, Antonio de Sabato di Alleanza Verdi Sinistra e parte del gruppo misto con Antonello Di Paola e Antonio Pio Mancini. Una scelta annunciata che assume il valore di un messaggio politico inequivocabile e che rimette al centro la richiesta di una verifica urgente sugli equilibri della maggioranza e sulla gestione dell’azione amministrativa. Lo strappo, come noto, è maturato dopo settimane di tensioni e reso ancora più evidente da alcune decisioni recenti, tra cui il voto dei giorni scorsi sul consiglio di amministrazione del Consorzio Asi, che ha alimentato ulteriori malumori nell’area politica vicina al nuovo presidente regionale Antonio Decaro. Sul versante opposto, invece, l’opposizione si è presentata compatta e pronta a sottolineare senza troppi giri di parole le difficoltà dell’amministrazione. Dal capogruppo di Fratelli d’Italia Claudio Amorese, fino a Giuseppe Mainiero, Pasquale Cataneo e al forzista Raffaele di Mauro, tutti hanno sferrato attacchi frontali o almeno sollecitato un chiarimento definitivo. Con inconsueta calma, da parte sua, Episcopo ha rivendicato apertamente la volontà di proseguire il proprio lavoro fino a eventuali atti formali di sfiducia. Intanto, l’agenda amministrativa prosegue con non poche scadenze ravvicinate e provvedimenti da portare in approvazione, in un clima che lascia presagire altre settimane complesse per la tenuta dell’esecutivo cittadino e che certifica lo scollamento definitivo tra il palazzo e la città.
La seduta consiliare di ieri, come previsto, si è trasformata in un passaggio politico ad alta tensione, segnato da interventi che fotografano una coalizione attraversata da diffidenze e rivendicazioni. La Sindaca Episcopo, nel suo intervento, ha scelto un registro che ha richiamato il senso istituzionale del ruolo e ha ribadito la volontà di restare alla guida della città finché il Consiglio lo consentirà. “Noi siamo presenti, e ognuno lo è con la propria scienza e la propria coscienza. Ricordo di non poter ricevere lezioni di compattezza provenienti dalla storia recente, ma io sono una garantista e non ho mai tirato in ballo situazioni che meritano, almeno fino al terzo grado di giudizio, il verdetto dei nostri tribunali”.
La Sindaca ha insistito sul rispetto dei partiti e sulla continuità dell’azione amministrativa. “Ogni martedì continuerò a fare le nostre riunioni di maggioranza, continuerò a fare i Consigli, continuerò a fare il lavoro amministrativo fino al momento in cui non sarò sfiduciata”. Poi ha provato a smorzare il clima di scontro richiamando il valore del confronto politico. “Il mio rispetto ai partiti di maggioranza e di opposizione è totale e incondizionato, perché io lavoro secondo loro mandato e secondo loro sostegno”. Episcopo ha sottolineato di avere mantenuto rapporti istituzionali corretti anche nei momenti di tensione. “Ieri ho incontrato i segretari di partito anche sulla scena informale della nostra città, non sono mai volati stracci e non sono mai volati da parte mia sgarbi istituzionali”. E ha rivendicato la propria serenità rispetto alla fase politica. “Sono presente ogni giorno. Sono presente per tutti. Spero che si colga in me una serenità d’animo che vi prego di percepire”.
Il discorso ha assunto anche toni personali quando la Sindaca ha richiamato il proprio percorso professionale e umano. “Sono arrivata a un’età consapevole, vengo anche dalla resilienza delle professioni psicologiche, per cui queste cose non mi turbano”. L’intervento si è chiuso con un richiamo al senso del dovere. “Ognuno ha la propria caratterizzazione politica e il proprio dovere verso la città. Io dico che oggi siamo seduti qui, in questo Consiglio, per fare il nostro dovere fino a quando è possibile”.
Se le parole della prima cittadina puntavano a tenere in qualche modo ancora aperto il dialogo, il comunicato diffuso dal Partito Democratico nel pomeriggio ha segnato una presa di posizione netta e articolata. I dem hanno parlato apertamente della necessità di una svolta politica e amministrativa. “A metà strada serve un cambio di passo. Foggia si governa insieme”. Il partito ha riconosciuto i risultati ottenuti nella prima fase del mandato, ricordando che “Foggia non è ferma” e che il lavoro portato avanti negli ultimi due anni ha prodotto effetti concreti. Allo stesso tempo ha evidenziato una distanza tra le potenzialità disponibili e le scelte operative compiute dall’amministrazione.
Nel documento il Pd è entrato nel merito di diversi settori considerati strategici. Sui servizi sociali il giudizio è stato severo. “In questi due anni non si è costruita una visione chiara e condivisa su come realizzare meccanismi sociali virtuosi, capaci di sostenere la città nelle sue debolezze più profonde”. Sono state citate strutture ritenute fondamentali ancora chiuse o con prospettive incerte, come il centro diurno per minori di via Frascolla e il Centro Palmisano, indicati come simboli di procedure rallentate e di servizi percepiti come lontani dai bisogni dei cittadini. Altro nodo ha riguardato la pianificazione urbanistica. Il partito ha richiamato le linee guida del nuovo Piano Urbanistico Generale e ha denunciato lo stallo nell’attuazione. “Il PUG non è un esercizio teorico. È lo strumento che decide se e come si rigenera la città, se si interviene sul costruito invece di consumare suolo, se si attraggono risorse private accanto a quelle pubbliche. Tenerlo fermo significa tenere ferma l’ambizione della città”.
Il Pd ha puntato l’attenzione anche sull’area della stazione ferroviaria e sul rapporto con Ferrovie dello Stato, chiedendo un ruolo politico più incisivo dell’amministrazione. Il comunicato ha richiamato inoltre una serie di interventi urbani ritenuti decisivi per il futuro del capoluogo, dalla riqualificazione del centro cittadino agli investimenti sull’Anfiteatro Mediterraneo, fino alla questione del Salice e degli impianti sportivi. Secondo i dem questi temi rappresentano una visione complessiva dello sviluppo urbano e sociale. “Tutti questi luoghi non sono capitoli separati. Sono il cuore di una stessa domanda politica. Foggia vuole limitarsi a gestire o vuole diventare più ambiziosa, più bella, più riconoscibile”.
Il partito ha rivendicato la scelta di aprire la discussione nel pieno del mandato amministrativo e ha spiegato la propria posizione come un tentativo di rafforzare l’azione di governo. “Il Partito Democratico sceglie di porre questa domanda ora, a metà mandato, perché è il momento giusto per farlo”. La conclusione è stata un messaggio diretto alla Sindaca e alla coalizione. “Governare Foggia non significa decidere da soli. Significa mettere in comune responsabilità, visione e scelte, perché ogni strada, ogni piazza, ogni quartiere torni a sentire che qualcuno se ne sta occupando davvero”.
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