Caro Mainiero, la stampa non è monolite: esercita un’importante funzione di contropotere (e serve alla città)

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Periodicamente, a Foggia, torna al centro del dibattito pubblico il rapporto tra politica e informazione locale. Il più delle volte a sollevare il tema è il consigliere comunale di minoranza Giuseppe Mainiero, già candidato sindaco alle elezioni del 2023, che da tempo affida ai social, e non solo, un giudizio netto e molto critico sul sistema mediatico cittadino. “La stampa locale fa da megafono e cassa di risonanza a questo o quel potere politico, a questo o quel consigliere comunale, a questo o quel portatore d’interesse”, ripete spesso. E quando osserva che, secondo lui, alcuni suoi colleghi godono di maggiore copertura mediatica, lascia intendere, senza troppi infingimenti, che non si tratti di una casualità. Il tema, a differenza di quanto possa sembrare, non è banale. In una realtà come quella foggiana, dove istituzioni, redazioni, politici, imprenditori e cittadini si muovono nello stesso perimetro urbano, il rapporto tra i vari attori del territorio risulta inevitabilmente stretto. Proprio per questo merita di essere maneggiato con cura, evitando intemerate di ogni tipo. Perché, se è legittimo contestare una scelta editoriale o una gerarchia delle notizie, è meno utile trasformare un sistema variegato in un blocco indistinto. Le parole come megafono, cassa di risonanza e simili funzionano nei post sui social. A livello comunicativo sono efficaci, immediate, suonano come una denuncia autentica. Solo che, troppo spesso, raccontano una parte della storia. Ogni notizia che finisce su un quotidiano, su un sito o in un telegiornale attraversa una serie di passaggi che raramente si vedono o si percepiscono dall’esterno. C’è un comunicato che arriva, una dichiarazione che viene registrata, un dato che va controllato e verificato. C’è una redazione che decide se quella vicenda merita spazio, quanto spazio e con quale taglio. In mezzo, e non da ultimo, c’è un lungo lavoro di mediazione. Che non è un dettaglio tecnico, ma la sostanza stessa del mestiere. Mainiero, come tanti, ha da tempo scelto una strada diversa: quella dell’autoproduzione. Della competizione aperta con la stampa. Dirette Facebook, post artigianali, interventi senza filtri. È una modalità che consente di parlare direttamente ai cittadini, senza intermediazioni. Ha un vantaggio evidente: il controllo totale del messaggio. Ma ha anche un limite strutturale: si rivolge quasi esclusivamente a chi ha già deciso di ascoltare. Il giornalismo, invece, per definizione, entra nelle case di chi non ha preso posizione, di chi vuole farsi un’idea, di chi magari è scettico. 

Quando Mainiero sottolinea che alcuni esponenti politici ricevono più attenzione, tocca un nervo scoperto della vita pubblica. La visibilità pesa. Influisce sulla percezione, sul consenso, sulla capacità di incidere. Solo che la copertura non si distribuisce a sorteggio. Dipende dalla rilevanza dei fatti e dalla capacità di produrre interesse. Una posizione o una notizia che apre un fronte nuovo ha maggiori probabilità di finire in pagina rispetto a una dichiarazione generica. 

C’è poi un aspetto che resta sullo sfondo: il rapporto quotidiano tra politica e redazioni. Che non è una sorta di patto occulto, ma un’interazione costante fatta di telefonate, richieste di chiarimenti, reciproci scambi di informazioni. Chi frequenta le redazioni con costanza, chi fornisce elementi verificabili, chi si mette a disposizione della stampa per analizzare le questioni costruisce nel tempo una relazione professionale. Non garantisce titoli favorevoli, garantisce attenzione. 

Raccontare la stampa locale come un corpo compatto schierato con qualcuno rischia di semplificare troppo. In Capitanata convivono linee editoriali differenti, sensibilità diverse, approcci più istituzionali e altri più critici. Ci sono giornali che, anche con toni aspri, hanno incalzato e continuano a incalzare l’amministrazione comunale di Foggia, e non solo, su scelte delicate, che hanno acceso – spesso in solitudine – i riflettori su ritardi e contraddizioni. Ci sono testate che privilegiano il racconto dei fatti amministrativi in modo più neutro. Altre che, invece, provano a interpretarli e a offrire una propria chiave di lettura. Diventando a tutti gli effetti un vero e proprio contropotere. È il pluralismo, nel suo formato cittadino. 

La critica, quando è circostanziata, è un elemento sano. Un politico, o chiunque altro, che contesta un titolo, che chiede spazio per una replica, che segnala un errore contribuisce a tenere alta l’attenzione sulla qualità dell’informazione. Diverso è suggerire che il filtro giornalistico sia un ostacolo superfluo o, peggio ancora, fazioso. Senza quel filtro il dibattito pubblico diventerebbe una sequenza di dichiarazioni contrapposte, ognuna confezionata dal proprio autore, con o senza apparati di comunicazione più o meno strutturati alle spalle. La verifica, la contestualizzazione e soprattutto l’incrocio delle fonti sparirebbero dai radar. 

Nel livello locale questa funzione assume un valore particolare. Le delibere comunali, i bilanci, i piani urbanistici parlano un linguaggio tecnico. Tradurlo, spiegarlo, metterlo in relazione con la vita quotidiana dei cittadini è un compito che richiede competenze specifiche. Anche quando la politica sceglie la via diretta dei social, quel lavoro resta necessario. Le comunicazioni politiche intercettano un pubblico e animano la discussione. Le redazioni decidono se e come riprenderle, integrandole in un quadro più ampio. È un equilibrio dinamico, che vive di tensioni fisiologiche. Nessuno dei due attori è neutrale. Il politico persegue un progetto, il giornalista esercita una funzione di controllo e di racconto. 

Forse il punto non è stabilire chi amplifica chi. È riconoscere che in una comunità democratica servono entrambi i piani. La comunicazione diretta accorcia le distanze. L’informazione professionale prova a tenere insieme le diverse versioni dei fatti, a dare conto delle scelte e delle loro conseguenze. Mettere in discussione questo ruolo può essere una mossa efficace nel breve periodo. Nel lungo periodo, però, rischia di indebolire lo spazio comune in cui politica e cittadini si incontrano. 

A Foggia, dove le sfide amministrative non mancano e il confronto è spesso acceso, la qualità del dibattito pubblico resta una responsabilità condivisa. Anche quando le parole si fanno dure, riconoscere la funzione dell’altro aiuta a non perdere di vista l’essenziale. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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