Se l’area più vicina alla senatrice Annamaria Fallucchi legge le tensioni interne a Fratelli d’Italia in Capitanata come la conseguenza di un processo di rinnovamento mai completamente accettato da una parte del partito, negli ambienti che fanno riferimento al deputato Giandonato La Salandra – e più in generale alla componente cosiddetta gemmatiana – la ricostruzione assume contorni diversi. Qui il punto di partenza della vicenda politica interna non viene individuato nel tentativo di rifondazione avviato negli ultimi anni, ma nella fase congressuale che ha ridefinito gli equilibri del partito sul territorio. Una stagione nella quale, secondo questa lettura, la struttura organizzativa di Fratelli d’Italia in provincia di Foggia si sarebbe consolidata attraverso il lavoro di amministratori locali e dirigenti che avevano costruito nel tempo una presenza radicata nei comuni della Capitanata. In questo quadro si colloca l’intesa politica che, al congresso provinciale, portò alla candidatura di Giannicola De Leonardis con il sostegno del deputato La Salandra, una scelta sostenuta da una rete di amministratori locali e sottoscrittori qualificati considerati l’ossatura territoriale del partito. È da questo punto di osservazione che l’area vicina a La Salandra tende a leggere anche le dinamiche successive. Nella ricostruzione, infatti, il problema non sarebbe stato il rinnovamento della classe dirigente in sé, quanto il metodo con cui alcune scelte politiche sarebbero state condotte negli anni successivi. Il riferimento riguarda soprattutto il modo in cui il concetto di apertura del partito sarebbe stato interpretato in alcune fasi della vita interna. Negli ambienti gemmatiani si sostiene che l’allargamento della base politica non possa trasformarsi in un meccanismo di semplice occupazione di spazi, ma debba rimanere ancorato a percorsi condivisi e a un rapporto stabile con la militanza e con gli amministratori locali che negli anni hanno contribuito a costruire la presenza di Fratelli d’Italia sul territorio. Questa differenza di impostazione si sarebbe manifestata in maniera evidente durante la stagione dei congressi cittadini, e in particolare nel percorso che ha portato all’elezione della segretaria cittadina di Foggia.
Nella lettura dell’area gemmatiana, la candidatura di Daria Cascarano non sarebbe nata da una sintesi politica tra le diverse anime del partito, ma da una accelerazione congressuale che avrebbe portato alla conta numerica tra due schieramenti interni. Da una parte il gruppo che faceva riferimento a La Salandra e a una parte della struttura giovanile del partito, con la candidatura di Mario Giampietro; dall’altra l’area che sosteneva Cascarano e che trovava il proprio riferimento politico nella senatrice Fallucchi. Proprio quel congresso, secondo questa ricostruzione, avrebbe rappresentato uno dei passaggi più significativi nella ridefinizione degli equilibri interni al partito nel capoluogo. Una fase segnata da una forte mobilitazione delle diverse componenti e da una competizione interna che, pur collocandosi dentro le normali dinamiche congressuali, avrebbe lasciato strascichi destinati a pesare anche nei mesi successivi. Anche per questo, negli ambienti vicini al deputato foggiano si insiste su un principio che viene considerato centrale nella crescita del partito: quello dell’equilibrio tra apertura e radicamento.
L’allargamento del progetto politico, in quest’ottica, viene visto come un passaggio necessario per rafforzare Fratelli d’Italia nei territori della provincia, ma dovrebbe avvenire senza mettere in discussione il lavoro organizzativo costruito negli anni da amministratori, militanti e dirigenti locali. Allo stesso tempo, però, anche tra i gemmatiani si riconosce che la stagione congressuale ha lasciato strascichi difficili da riassorbire. Le tensioni che periodicamente riaffiorano nel dibattito pubblico – come dimostrano le reazioni seguite all’intervista di Bruno Longo – vengono interpretate come il segnale di una partita politica che non si è mai realmente chiusa. Una dinamica che riguarda non soltanto il passato recente del partito, ma soprattutto la sua prospettiva futura. Dentro Fratelli d’Italia, infatti, la definizione degli equilibri territoriali continua a intrecciarsi con la costruzione della classe dirigente locale e con la capacità di tenere insieme sensibilità diverse all’interno dello stesso progetto politico.
È proprio in questa dialettica che si colloca il confronto tra le due principali aree del partito in Capitanata. Un confronto che, pur attraversato da momenti di forte tensione, continua a muoversi dentro un quadro politico più ampio: quello della definizione degli assetti futuri di Fratelli d’Italia sul territorio e della costruzione di una leadership locale in vista delle prossime sfide elettorali. In particolare, naturalmente, nel capoluogo. Dove la crisi in corso nel governo cittadino guidato dal campo largo progressista della Sindaca Marida Episcopo, che col passare del tempo assume connotati sempre più controversi, alimenta inevitabili appetiti nello schieramento di centrodestra.
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