La smentita, arrivata il giorno dopo l’annuncio ufficiale della candidatura di Maria Fiore, aggiunge un ulteriore tassello a una trattativa che, dietro le quinte, sarebbe stata molto più complessa di quanto apparso all’esterno. “La notizia circolata in merito a una presunta mia rinuncia alla candidatura a favore di Maria Fiore è totalmente priva di fondamento. Non ho mai fatto passi indietro”, scrive sui social l’ingegnere Giuseppe Siena, ribadendo di essere rimasto “coerente e fedele all’accordo politico sottoscritto dal mio partito con Casa Riformista”. Parole che, lette alla luce di quanto sarebbe accaduto nelle ore precedenti, restituiscono il clima con cui si è chiusa la partita per la scelta del candidato Sindaco del centrosinistra a San Giovanni Rotondo. Perché, se oggi il campo largo si presenta con la candidatura della dirigente scolastica – sostenuta da Pd, M5S e dalle altre componenti dell’area progressista –, la soluzione che ha portato al suo nome sarebbe arrivata soltanto dopo una brusca inversione di rotta rispetto allo scenario che, fino a poche ore prima, sembrava ormai definito. Secondo la ricostruzione di fonti interne alla coalizione raccolta da l’Attacco, infatti, l’accordo politico iniziale sarebbe stato completamente diverso. Alla base della trattativa ci sarebbe stato un documento sottoscritto dai segretari cittadini del Partito Democratico e di Casa Riformista, rispettivamente Matteo Masciale e Giuseppe Miglionico. In quell’intesa sarebbe stato stabilito che il candidato Sindaco del centrosinistra alle prossime amministrative dovesse essere proprio Giuseppe Siena. Non si sarebbe trattato di una semplice ipotesi politica ma di una decisione già formalizzata. Il documento, sempre secondo la ricostruzione delle stesse fonti, sarebbe stato infatti portato all’attenzione del direttivo cittadino del Partito Democratico, che si sarebbe espresso all’unanimità a favore della candidatura dell’ingegnere. Un passaggio politico che avrebbe di fatto sancito la scelta della coalizione a livello locale. Tanto che, raccontano ancora ambienti del centrosinistra, nelle ore successive sarebbe stato addirittura predisposto il comunicato stampa con cui annunciare ufficialmente la candidatura di Siena. Poi, improvvisamente, lo scenario sarebbe cambiato.
Secondo la ricostruzione raccolta da l’Attacco, nella trattativa sarebbero intervenuti livelli decisionali superiori rispetto alla dimensione cittadina. Il confronto politico si sarebbe spostato fuori da San Giovanni Rotondo e avrebbe coinvolto direttamente i vertici provinciali e regionali dei partiti. In questa fase avrebbe assunto un ruolo determinante l’assessore regionale e plenipotenziario dem di Capitanata Raffaele Piemontese, considerato - con l’appoggio del presidente regionale Antonio Decaro - il vero regista dell’operazione politica che ha portato alla candidatura di Maria Fiore. Nei giorni più delicati della trattativa si sarebbero susseguiti incontri, telefonate e confronti serrati con i protagonisti locali della coalizione. Un lavoro di mediazione che avrebbe coinvolto, oltre al Pd e al M5S, anche figure politiche radicate nel territorio come lo stesso Matteo Masciale e l’ex Sindaco Salvatore Mangiacotti. Proprio quest’ultimo rappresenta uno dei nodi politici più significativi della vicenda. Maria Fiore è infatti la moglie di Mangiacotti, Sindaco della città tra il 2005 e il 2007, mentre tra coloro che hanno fatto un passo indietro nella trattativa figura anche il sindacalista Giuseppe Mangiacotti, già consigliere comunale nella consiliatura precedente al commissariamento e cognato della stessa Fiore.
Sempre secondo quanto riferiscono fonti interne alla coalizione, il passaggio decisivo della trattativa sarebbe arrivato quando il segretario cittadino del Partito Democratico Matteo Masciale avrebbe incontrato l’assessore regionale Raffaele Piemontese e il segretario provinciale dem Pierpaolo D’Arienzo. Un confronto che, nella lettura di diversi esponenti locali del centrosinistra, avrebbe di fatto ribaltato l’orientamento maturato fino a quel momento negli organismi cittadini del partito. Da lì in avanti la trattativa avrebbe preso una direzione diversa, con la progressiva convergenza sul nome di Maria Fiore come candidata unitaria del campo largo. Una scelta che, secondo alcune ricostruzioni politiche circolate nelle ultime ore, avrebbe avuto anche un livello di interlocuzione nazionale. In ambienti del centrosinistra locale si sostiene infatti che il via libera definitivo sarebbe arrivato solo dopo un confronto con i vertici del M5S, fino ad arrivare – secondo indiscrezioni – all’attesa di un ok da parte dello stesso leader pentastellato Giuseppe Conte, sempre molto attento alle dinamiche politiche della “sua” San Giovanni.
Il risultato di questo lungo processo politico è stata la candidatura di Maria Fiore, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Pascoli-Forgione-Melchionda-De Bonis e figura già conosciuta nel panorama politico locale. Alle ultime elezioni regionali Fiore era candidata nella lista del Partito Democratico, in ticket proprio con Raffaele Piemontese, e aveva sfiorato l’elezione raccogliendo 7.882 preferenze complessive, di cui 3.490 nella sola San Giovanni Rotondo. Un consenso che oggi rappresenta uno degli elementi su cui il campo largo punta per la sfida elettorale delle amministrative. San Giovanni Rotondo, insieme a Lucera, è infatti uno dei due comuni più importanti della Capitanata chiamati al voto il 24 e 25 maggio. La città arriva alle urne dopo il commissariamento scattato lo scorso novembre, quando nove consiglieri comunali firmarono le dimissioni che portarono alla caduta dell’amministrazione guidata da Filippo Barbano dopo appena diciotto mesi di mandato. La partita politica è dunque appena entrata nel vivo. Ma la smentita pubblica di Giuseppe Siena, arrivata all’indomani dell’annuncio della candidatura di Maria Fiore, lascia intravedere le tensioni e gli equilibri delicati che hanno accompagnato la costruzione dell’accordo politico nel campo progressista.
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