È difficile dire con certezza chi potrà avvantaggiarsi tra il Partito Democratico di Elly Schlein e il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte sui temi sociali, ambientali, dei diritti e della partecipazione.
Entrambi i partiti hanno fatto della difesa di questi temi la loro bandiera elettorale e, quindi, potrebbero attrarre una base di elettori simile. Tuttavia, è possibile che Schlein e il PD possano recuperare una maggiore credibilità, dato che il PD è un partito con una lunga storia di sostegno ai diritti civili, alla giustizia sociale e alla partecipazione democratica. Annacquati e sbiaditi col tempo, ma pur sempre propri dell’area del centrosinistra.
Per quanto è senz’altro vero che gli spazi politici non si occupano ma si creano, è altrettanto verosimile immaginare che l’eventuale spostamento a sinistra del PD andrebbe a interessare anche una parte dell’elettorato pentastellato: coloro i quali non si riconoscevano più con i democratici e avevano optato per il MoVimento. Una parte larga? Oppure marginale e quasi fisiologica?
“Le battaglie si possono fare insieme – commenta l’europarlamentare Mario Furore (M5S) -, perciò non penso che il PD potrà occupare spazi che sono quelli dei temi che portiamo avanti da tempo”. “Su lavoro, ambiente e sostegno a famiglie e imprese – argomenta il coordinatore provinciale pentastellato - il MoVimento 5 Stelle ha da sempre le idee chiare. Lo abbiamo dimostrato con i fatti, anche quando qualcuno nel suo partito straparlava di agenda Draghi e preferiva inseguire i Renzi e Calenda di turno”.
“Lei, invece, mi sembra una novità che potrebbe rivelarsi interessante, e non ho timore nel dire che un asse Conte-Schlein potrebbe essere davvero un motore nuovo e positivo in questo Paese. Un asse capace di parlare di persone, contro isolazionismi e secessioni anche nel campo dei diritti sociali, ambientali e civili a cui stiamo assistendo per mano del governo Meloni”.
Il suo auspicio è che “Schlein porti avanti davvero i temi della conversione ecologica, del salario minimo e del sociale - aggiunge a l’Attacco - che ha sostenuto nella sua campagna, non lasciandosi fagocitare dalle dinamiche di partito come è successo a tanti prima di lei”. E che a livello internazionale “possa dire stop alle armi per lavorare nell'ottica della pace. Il nostro augurio è questo, e i sondaggi non devono interessare perché viene prima l’interesse del Paese”.
Un punto di vista che è anche quello di Gianluca Totaro, che ha iniziato il suo ormai lungo percorso - per quanto sia ancora giovane - nel tentativo di affermare i diritti civili, la sostenibilità ambientale e tutti quei temi che hanno animato i primi meetup locali a cinque stelle. Adesso è consigliere comunale a Manfredonia, parte attiva di quell’incalzante e coesa opposizione al governo cittadino a trazione centrodestra.
Il suo pensiero è che “soprattutto con il presidente Giuseppe Conte, abbiamo rimarcato ancora di più la linea e la nostra posizione su determinate tematiche che erano di proprietà della sinistra e, adesso, lo sono del MoVimento. Che è diventato opinion leader e quasi pioniere di questa nuova era”. Nemmeno lui tema una qualche erosione di consensi, perché convinto che “non potrà essere sottratto valore, significato e credibilità al lavoro politico che è stato fatto finora da Conte e tutto il M5S in questo lungo periodo senza il Partito Democratico.
I cittadini lo hanno visto – argomenta -, tanto è vero che alle elezioni politiche abbiamo colto un buon risultato con il presidente Conte. Ciò significa che le tematiche che ha portato avanti il MoVimento sono corrette”. Il bacino elettorale delle due compagini collima in maniera irrilevante, quindi, secondo Totaro. “Ognuno ha il proprio e lo coltiva. Piuttosto, sono tante le persone sfiduciate e lontane dal voto come si è visto alle scorse elezioni nazionali - osserva ancora -. Bisognerà portare al voto sempre più gente - il proposito -, sia per quello che riguarda il M5S e sia per il PD se dovesse prendere l’indirizzo ipotizzato”.
L’auspicato asse tra Conte e Schlein? Non gli dispiace, in fin dei conti, anche se non dovrà comunque essere inseguito. “Chiunque vorrà associarsi, compreso il Partito Democratico, potrà farlo. In quel caso, saremmo felici di un’eventuale convergenza, perché si potrebbe lavorare insieme sui temi e rafforzare ancora di più la nostra posizione già di per sé forte”.
Sarà un po' meno ostico pensare di proporre alleanze sui territori, laddove ci fosse comunanza di vedute, per quanto non possa crearsi una regola vera e propria che valga dappertutto e con chiunque. “Ognuno lavora con la propria identità e le proprie battaglie – osserva in coda il consigliere comunale -. Se ci sarà unione d’intenti, sicuramente sarà più semplice proporre alleanze. Ma non bisogna dare nulla per scontato, perché sono importanti il percorso, la credibilità, i temi, i risultati, le convergenze. Solo dopo viene l’idea di eventuali alleanze”.
Una delle condizioni sine qua non sarà quella di “lavorare bene insieme a Roma”. Solo in quel caso, “si potrà pensare di replicare altrettanto bene nei territori”. “La politica è fatta di genuinità - la sua riflessione conclusiva - e se uno lo è, si può replicare tutto”.
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