Controllo dei social della Sindaca: “Segnale di leadership debole, teme si stia sgretolando sua immagine idealizzata”

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Un bulbo oculare fiammeggiante di energia che tutto scruta e tutto osserva, simbolo adottato nella filmografia tolkeniana per mostrare l’incessante vigilanza e la penetrante percezione dell’occhio di Sauron, ne Il Signore degli Anelli: questo l’ennesimo soprannome attribuito alla Sindaca di Foggia Marida Episcopo che circola tra i suoi, ad indicare la sua costante connessione (ergo controllo; vedi infra, ndr) ai suoi profili social istituzionali e non. Ma cosa si cela dietro quella che sembra una vera e propria ossessione? l’Attacco ha girato la domanda ad un noto psicologo originario della provincia di Foggia che ha provato ad analizzare il profilo della prima cittadina. 

“Sono diverse le possibili valutazioni che scaturiscono da questo comportamento – ha evidenziato in premessa il professionista -. Potrebbe avere paura dell'aggressività interna al suo gruppo di lavoro e prova a rafforzare la sua identità di ruolo con la ricerca di conferme esterne al gruppo, in altre parole vuole essere compiaciuta non ricevendo sufficiente sostegno all'interno del gruppo".

"Potrebbe essere un modo per evitare il sentimento di inadeguatezza al compito istituzionale. È una fuga dal suo ruolo. Durante la campagna elettorale è stata evidente, inoltre, una idealizzazione sulla figura, lei si è sentita gratificata per questo".

"Adesso però scontrandosi con i problemi reali e con le dinamiche, chiamiamole aggressive, manifeste e anche sotterranee dei suoi, potrebbe aver percepito che questa idealizzazione della sua figura era strumentale (strumentale da parte delle due forze politiche principali che avevano l’interesse a dipingerla più che all’altezza di risollevare la situazione catastrofica della città) ora la porta alla fuga” nei social, anche durante le riunioni o i consigli".

“La presenza costante sui social gratifica altresì il bisogno di potere e rinforza l'identità di ruolo in assenza di un adeguato supporto e riconoscimento autentico nel gruppo di lavoro – ha aggiunto lo psicologo -, preservandola dalla penosa consapevolezza dell'aggressività interna, in cui è difficile evitare di rendersi conto che ‘il nemico’ fa parte del gruppo di chi l'ha sostenuta".

"Il comportamento adottato in sede di riunione può essere interpretato come una fuga dai compiti istituzionali e rappresenta ‘la regressione paranoide’, ben descritta prima da Jaques e poi approfondita da Kernberg, in cui è presente una scissione netta tra leadership reale e potenziale".

"Il comportamento della Sindaca è quindi sintomo che l'intero gruppo di lavoro comunale sia stato colpito da questo processo di scissione perché è in gioco il potere dei gruppi appartenenti ad una leadership associata che ha svolto ruoli politici e burocratici di lungo corso".

"I gruppi regressivi di tipo paranoide sono caratterizzati dalla prevalenza del sospetto, invidia, rivalità ostile ed ansia, con collasso delle relazioni che avviene a prescindere dalla buona volontà individuale. In sostanza, la Sindaca potrebbe essere passata da una fase di idealizzazione ad una fase svalutativa che tenta di compensare con una massiccia presenza sui social fuggendo dalla sua responsabilità primaria di leader che è quella di attivare il gruppo per il funzionamento dell'organizzazione”.

Controllare, rispondere, commentare, leggere ogni contenuto social in prima persona, pur avendo nello staff una figura preposta a questo tipo di attività in rete è anche sinonimo di un altro elemento: “una leadership debole. Un capo delega, allarga, coordina".

"Se non lo fa potrebbe essere in preda all’angoscia di non potersi fidare di nessuno. Senza contare il senso di grandiosità e onnipotenza di fondo che presuppone il non delegare, perché umanamente non si può controllare tutto. Controllare tutto peraltro distoglie dai compiti istituzionali e dalle funzioni attribuite ad un amministratore”.

Il riferimento è a quel senso di onnipotenza che lo stesso professionista aveva colto nella persona già durante la campagna elettorale, quando anche su queste colonne si mise in evidenza la continua ostentazione dei titoli curriculari. “In un nucleo, appunto, di onnipotenza infantile si maschera la profonda non accettazione e disistima di sé".

"L'ostentazione è un rozzo modo di affermare il proprio potere e l'idea di superiorità rispetto agli altri. L'aspirazione alla funzione di Sindaca in una città come Foggia potrebbe derivare da una proiezione del Sé ideale, distaccato da una parte autentica, oppure potrebbe rappresentare la compensazione di una ferita narcisistica non elaborata".

"Nella prima ipotesi l'ambizione ed il grandioso investimento nella formazione denotano la ricerca di sicurezza e di forza, riparo dalla sensazione di inadeguatezza interna e scudo al vissuto di un mondo minaccioso. Nel secondo caso, il percorso ha il significato di riparazione delle azioni di un soggetto che non ha soddisfatto in pieno le aspettative delle figure d'attaccamento e che tende a riattivare i vissuti negativi dell'età evolutiva attraverso le dinamiche relazionali con gli attuali gruppi di riferimento”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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