Apricena, le volontà di Potenza e il parricidio di Bianchi: il Sindaco ordina la damnatio memoriae di Ada Soccio

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Apricena si conferma oggi uno dei casi politici più tesi e contraddittori della Puglia post-regionali. Un’anomalia elettorale che convive con una frattura politica e personale senza precedenti. Mentre Forza Italia alle elezioni regionali di fine novembre ha registrato percentuali da tracollo quasi ovunque – 9,11% in Puglia, 8% in Capitanata, appena il 4,54% a Foggia città – nel Comune del Gargano il partito azzurro ha toccato il 46,92%, diventando la prima forza politica regionale e la principale “macchia azzurra” in una regione dominata dal campo largo di Antonio Decaro. Un risultato che ha certificato il peso politico dell’amministrazione comunale guidata dal quattro volte Sindaco Antonio Potenza e il sostegno garantito al consigliere regionale Paolo Dell’Erba, riconfermato a Bari. Ma dietro il dato elettorale, che per Forza Italia rappresenta un unicum regionale, si è consumata – e continua a consumarsi – una crisi profonda che ha lacerato una maggioranza fino a pochi mesi fa definita monolitica. La frattura nasce prima delle urne ed esplode durante la campagna elettorale regionale, per poi deflagrare nel post voto, trascinando con sé rapporti politici e personali sedimentati in oltre un decennio di governo cittadino. Il detonatore è la questione delle candidature regionali. Accanto alla ricandidatura di Dell’Erba in Forza Italia, nei mesi precedenti il voto circolano con insistenza voci su una possibile candidatura della vicesindaca Ada Soccio, espressione di Socialismo Dauno, in una lista civica a sostegno di Antonio Decaro. Un’ipotesi che avrebbe rappresentato una rottura clamorosa per la maggioranza di centrodestra. La candidatura viene annunciata e ritirata nel giro di poche ore, dopo pressioni interne. È a quel punto che la crisi diventa pubblica. In un video diffuso sui social, Soccio racconta la riunione decisiva: “Quando sono arrivata ho trovato il Sindaco, i consiglieri di maggioranza e altre persone seduti in cerchio, quasi ad umiliarmi”. E ancora: “Mi è stato concesso un minuto per pubblicare sui social un post di rinuncia scritto dal Sindaco stesso, con l’alternativa della revoca immediata delle deleghe in diretta”. L’ex vicesindaca respinge l’accusa di tradimento: “Non sono una traditrice. Ho fatto un passo indietro solo per non abbandonare gli anziani e il lavoro costruito in questi anni”. Al suo fianco il capogruppo di maggioranza Vincenzo Ferullo: “Nel nostro programma elettorale non c’è scritto di votare Dell’Erba, non possiamo essere cacciati per aver rifiutato imposizioni sul voto”. Il Sindaco Potenza replica parlando di “falsità costruite ad arte” e di “una regia occulta che spera di mettere pressioni alla maggioranza”. Nell’intervista a l’Attacco dei giorni successivi al voto ammette però il punto di rottura con il regista occulto Matteo Bianchi, imprenditore edile e suo storico mentore politico: “Mi sarei aspettato un atteggiamento diverso anche da Matteo Bianchi. Lo ringrazio ma la rottura politica c’è”. Una rottura che non è solo politica. Potenza ricostruisce anche il legame personale: “Bianchi battezzò mio figlio, suo figlio è stato colui che ha cresimato il mio. Tra me e lui c’è sempre stata una linea netta di demarcazione tra la politica e gli affari”. La replica di Bianchi arriva sui social ed è durissima: “Diciotto anni e il benservito! Se questa è un’operazione verità, la verità è quella che ha detto Ada. Le tue sono allucinazioni”. E ancora: “Ho combattuto per 50 anni la dittatura comunista, non morirò sotto la dittatura potenziana”. Nel frattempo resta sullo sfondo una delle partite amministrative più delicate: la gara da oltre 8,4 milioni di euro per la realizzazione della viabilità di interconnessione tra il distretto lapideo, agroalimentare e la zona industriale nord-ovest, finanziata con fondi FSC regionali e alla quale partecipa anche la Glob.ser, società cooperativa riconducibile a Bianchi.

Dopo la valutazione delle offerte tecniche, l’iter subisce un lungo stallo, alimentando tensioni e sospetti. Potenza respinge ogni accostamento: “Per le gare che svolgiamo parlano gli atti. Tutto è stato controllato in questi anni e non è mai emersa alcuna magagna o opacità”. Il clima si surriscalda ulteriormente con il caso delle fotografie rimosse dal Centro Polivalente Anziani Sandro Pertini, scoppiato nei giorni scorsi. Ada Soccio denuncia pubblicamente: “Le foto non c’erano più. Scomparse le immagini che raccontavano anni di vita vissuta. Un gesto che ha un solo significato: tentare – inutilmente – di cancellare il lavoro fatto”. E aggiunge: “La memoria di una comunità non funziona come una bacheca”.

Sul caso interviene Tommaso Pasqua, esponente del Pd locale ed ex candidato Sindaco del centrosinistra: “Togliere le foto da un centro anziani non è un gesto neutro. È una scelta che tocca il cuore stesso di ciò che un luogo di cura e di socialità dovrebbe rappresentare”. Solo dopo il caso delle foto arriva un nuovo intervento di Bianchi: “Questa è la conferma che in questo paese non va in onda la politica ma la delinquenza”. E conclude: “Mi scuso con i cittadini apricenesi per aver contribuito a insediare questi delinquenti. Mi vergogno io per loro”. Decine i commenti dei cittadini, molti dei quali parlano di “cancellazione della memoria”, “uso proprietario delle istituzioni”, “clima di sopraffazione”. A gennaio, a due mesi dalle urne, Apricena resta sospesa tra il miglior risultato regionale di Forza Italia e una crisi politica e personale che continua a produrre strappi, accuse e contrapposizioni. Una vittoria elettorale schiacciante che convive con una tensione permanente, destinata a segnare a lungo il futuro amministrativo e politico della città. 

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