La Capitanata non vuole essere la Cenerentola di Puglia. “Contro la mafia più uomini e mezzi”

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La presidente del Consiglio regionale Loredana Capone ha aperto i lavori del Consiglio straordinario monotematico sul tema sicurezza a Foggia e in Capitanata. Prima di entrare nel vivo del dibattito la presidente ha ricordato Ernesto Abaterusso, ex consigliere regionale e parlamentare, scomparso nei giorni scorsi. Presenti il viceministro Paolo Francesco Sisto, il prefetto e il procuratore capo di Foggia.

“Consentitemi di partire dalla bellezza - ha detto Capone - perché la bellezza non è un esercizio accademico ma una questione politica nevralgica. Sono la terra e la sua gente, l'unica cosa che rimane quando il resto si esaurisce. E tutte quelle vite spezzate dalla mafia che abbiamo pianto e piangeremo non lo sapevano, ma erano semi. Possiamo immaginare un nuovo presente, possiamo costruire un futuro migliore. L'antidoto è investire sulla bellezza, che già c’è, e fare in modo che repressione faccia sempre rima con prevenzione”. “La mafia - ha aggiunto - non si combatte solo nei tribunali, ma anche costruendo un tessuto sociale che resista alla sua capacità di penetrazione nelle Istituzioni, nella società, nei quartieri”.

“In Capitanata viviamo un momento difficilissimo, dal punto di vista sociale ed economico e tutto è ovviamente collegato, con l’impoverimento e l'aumento della criminalità – ha sottolineato durante il suo accorato intervento l’assessora regionale al Welfare Rosa Barone – la depressione sociale e culturale. Non dobbiamo essere lasciati soli: lo Stato deve fare sentire in maniera ancora più incisiva la sua presenza. Lo sta facendo dal 2017: la strage nel territorio San Marco in Lamis ha segnato uno spartiacque. Quello che è successo ai fratelli Luciani, che abbiamo il dovere di ricordare, ha fatto sì che nessuno potesse più girare la testa dall'altra parte e far finta di non vedere. Dobbiamo però recuperare gli anni persi: siamo in emergenza e vanno presi provvedimenti emergenziali. La Quarta mafia deve essere combattuta come una mafia, con maggiori uomini e mezzi. La Dia è finalmente diventata realtà, grazie anche al pressing che come M5S abbiamo esercitato a tutti i livelli. Ma da sola non può bastare. Serve la sezione distaccata della Corte d'appello da Bari così da poter avere la DDA.  Abbiamo la DDA di Bari che è assolutamente efficace ed efficiente ma non è a Foggia. Avere gli uffici distaccati non è la stessa cosa: serve un presidio permanente sul territorio. Se è stata sconfitta la Sacra corona Unita è perché lo Stato non ha risparmiato nulla.  Le cose non avvengono a caso, c'è stato un impegno serio e condiviso e quello chiediamo alla politica tutta per la Capitanata”. 

“Dunque – ha detto il consigliere sammarchese Napoleone Cera – il tema di fondo riguarda e richiama la classe dirigente, ai vari livelli, in buona parte sottomessa ai cosiddetti ceti dominanti. E nessuno può chiamarsi fuori dal peso delle responsabilità che sono politiche, sociali ed economiche. Tutto questo ha creato un terreno fertile per un balzo in avanti, che è ormai strutturale, dei poteri criminogeni che oggi chiamano Quarta mafia. Un marchio che considero infamante, che la gente operosa che abita la Capitanata rigetta come è giusto che sia”.

“Quando due anni fa ho chiesto per la prima volta che si celebrasse un Consiglio monotematico sul tema – ha osservato il consigliere lucerino Antonio Tutolo – avevo in mente un preciso scenario: mettere in un solo luogo e nello stesso momento autorità e rappresentanti istituzionali e politici di ogni livello.  Si è giunti al punto di identificare questa provincia con i suoi guai e definire il tutto “questione Capitanata”. “Manco fosse un materiale radioattivo da cui tenersi alla larga. Per mia indole sono abituato a chiamare le cose con il loro nome e la provincia di Foggia ha un solo problema: è stata abbandonata. Talmente tanto che adesso occorrono misure straordinarie per riportarla a un livello accettabile di vivibilità. Non è facile ma non è impossibile come ci vogliono far credere. Perché la Capitanata non ha firmato un contratto da eterna “Cenerentola” della Puglia e dell’Italia. sta seduta”. 

“Il mio compito – ha osservato il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto – è quello di raccogliere le esigenze del territorio e provare a ipotizzare un piano terapeutico: più risorse e più attenzione e forza contrattuale contro la criminalità. Sono questi i principi che devono diventare provvedimenti. Il Governo sarà nelle condizioni di recepire le istanze che provengono dal territorio. Tra gli strumenti il potenziamento delle forze dell’ordine, dare alle procure la possibilità di avere maggiori risorse e poi mettere in campo strumenti prevenzione”.

“Accendiamo i riflettori – commenta Giandiego Gatta – su una provincia che ha molte criticità ma anche tanti punti di forza. E’ una provincia della quale spesso si è discusso impropriamente ed è giusto che gli interlocutori chiedano attenzione al Governo e alla Regione che non sempre ha fatto in modo tale che i territori andassero alla stessa velocità. E’ necessario un potenziamento delle forze di sicurezza. Ci sono delle zone come Cerignola, San Severo e Manfredonia che hanno un organico inadeguato alle sfide che si impongono. Ci sono poi le sfide in termini di sviluppo. Non vi può essere crescita se siamo sotto la cappa asfissiante della criminalità organizzata. I fondi del Pnrr dovranno essere finalizzati per fare in modo che questa provincia possa essere valorizzata. Occorre una risposta forte da parte dello Stato ma anche della Regione”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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