Consiglio Regione Puglia pronto a debutto: dentro gruppi ancora troppe tensioni per attribuzione delle cariche

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È ufficiale: il primo Consiglio regionale della nuova legislatura targata Antonio Decaro è stato convocato per lunedì 2 febbraio. Una data cerchiata in rosso sul calendario politico pugliese: segnerà l’avvio formale della XII legislatura e, soprattutto, rappresenterà il primo vero banco di prova per misurare equilibri, rapporti di forza e tensioni che già attraversano partiti e gruppi consiliari. Se l’avvio istituzionale è ormai scritto, il vero terreno di scontro resta quello delle nomine: capigruppo, presidenze di commissione e incarichi nell’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea regionale. Un intrigo di palazzo che sta mettendo sotto pressione segretari e coordinatori regionali, chiamati a un delicatissimo esercizio di equilibrio per evitare fratture difficilmente ricomponibili. Nel centrodestra i giochi sui capigruppo sono sostanzialmente chiusi. Fratelli d’Italia, già da diversi giorni, ha indicato all’unanimità il salentino Paolo Pagliaro, forte di oltre 30mila preferenze. Resta però da sciogliere un nodo cruciale: la vicepresidenza del Consiglio regionale, ruolo che spetta all’opposizione e chiaramente al partito della premier Meloni, il più suffragato della coalizione perdente. Il nome più accreditato è quello di Renato Perrini, già capogruppo nella scorsa legislatura, ma l’ufficialità non è ancora arrivata. E nel partito, raccontano, il clima è tutt’altro che sereno: tensioni sotterranee ed equilibri fragili rischiano di alimentare nuovi malumori. In Lega il capogruppo dovrebbe essere il barese Fabio Romito, anche se il condizionale resta d’obbligo. Mister preferenze del Carroccio avrebbe infatti manifestato interesse anche per la presidenza della VII Commissione consiliare, l’unica di quelle permanenti in quota all’opposizione insieme alle commissioni speciali su Xylella, gestione delle risorse idriche  e criminalità organizzata. In questo caso, il ruolo di capogruppo potrebbe andare a Gianfranco De Blasi. La situazione più esplosiva resta però quella di Forza Italia. Nei corridoi del partito azzurro nulla è ancora stato ufficializzato. Se nella scorsa legislatura il capogruppo era il salentino Paride Mazzotta, ora quel ruolo viene rivendicato con forza dal candidato presidente sconfitto Luigi Lobuono, che ha scelto Forza Italia come partito di riferimento. È in corso, secondo indiscrezioni, un vero e proprio regolamento di conti. Lobuono non ci starebbe al ruolo di cadetto potendo fare leva tanto sulle oltre 16mila preferenze personali ottenute alle regionali, quanto su un curriculum di peso (dalla presidenza della Fiera del Levante a quella dell’Autorità portuale di Taranto). 

L’imprenditore barese sarebbe disposto a tutto per far valere le sue ragioni persino  interpellare direttamente il leader nazionale Antonio Tajani. Qualora Mazzotta non si dimostrasse ragionevole sul turn over a capogruppo, sul tavolo resterebbe anche l’ipotesi di un incarico nell’Ufficio di Presidenza, come consigliere segretario, cui aspirerebbe anche un altro veterano del gruppo Massimiliano Di Cuia. Affinchè i numeri possano sorridere a Lobuono, non resta per quest’ultimo che chiedere il sostegno degli altri due colleghi di partito, Paolo Dell’Erba e Marcello Lanotte. Quest’ultimo, del resto, sarebbe più incline a sostenere Lobuono che Massimiliano Di Cuia, con cui ha un contenzioso giudiziario ancora aperto, legato come si ricorderà alla mancata attribuzione del seggio in parlamento del barlettano, per voti alterati nel seggio tarantino. 

In questo scenario, aleggia lo spettro del gruppo Misto, possibile approdo degli scontenti, Lobuono in primis,  e al quale si sarebbero dimostrati interessati almeno altri due  consiglieri della maggioranza. Si vocifera infatti che nella lista dei ‘mal’accontentati, ci sarebbero eletti nella lista Decaro Presidente, che a parte la nomina di Grazia Maria Starace come assessora, rischiano di non ricevere alcun incarico  di rilievo nonostante l’ottimo risultato conseguito alle scorse regionali. 

Contro ogni aspettativa, il ruolo di capogruppo è stato assegnato al tarantino Giuseppe Fischetti. Una scelta definita “simbolica” dal coordinatore regionale Michele Abbaticchio, anche per rappresentare territori finora assenti in Consiglio. 

Partita complessa anche nel Partito Democratico, che punta sul leccese Stefano Minerva come capogruppo, ma deve decidere il ruolo da affidare a figure di primo piano come Loredana Capone e Toni Matarrelli.

La civica Per la Puglia è pronta invece a puntare sull’esordiente della Bat Ruggero Passero, mentre per Antonio Tutolo si profila la presidenza di una commissione di peso.

Resta aperta la partita nel Movimento 5 Stelle, dove il confronto è ancora tra Rosa Barone e Annagrazia Angolano, con la prima al momento favorita.

Chiusi (o quasi) i capitoli sui capigruppo, l’altra battaglia si sposta sulle presidenze delle Commissioni e sulla presidenza del Consiglio regionale. Nel Pd prende corpo la candidatura di Toni Matarrelli, ma restano da bilanciare le indicazioni della segretaria nazionale Elly Schlein, che spinge per una donna alla guida dell’Aula. In quest’ottica circolano anche i nomi di Loredana Capone, Elisabetta Vaccarella e Isabella Lettori che si contenderebbero anche posti di  presidenze di commissione. Resta infine l’incognita Ubaldo Pagano, chiamato a scegliere se restare a Roma o optare per il Consiglio regionale: una decisione che potrebbe aprire le porte al ripescaggio di Lucia Parchitelli.

Un equilibrio fragile. Il rischio è concreto: accendere incendi difficili da spegnere mentre incombono scadenze decisive, rinnovo delle Province, amministrative e congressi nazionali e regionali. Per questo, nei corridoi del Palazzo di vetro di via Gentile, la parola d’ordine è una sola: scegliere il male minore sperando che non riservi amare sorprese.
(Mary Vergura - l’Attacco)

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testatina dillo al direttore WEB

 

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