A questo punto, per Antonio Decaro, sembra non esserci più spazio per mediazioni, compromessi o eredità politiche da gestire con prudenza. La “tolleranza zero” mantra ripetuto fin dalla campagna elettorale come segno di discontinuità rispetto al passato, sta assumendo i contorni di un vero e proprio undicesimo comandamento della Stirpe Decariana.

“Tutta colpa del Governo”. È questo, in sintesi, il messaggio politico con cui la Regione Puglia ha presentato il nuovo squilibrio della sanità regionale e la conseguente manovra fiscale destinata ad aumentare l’addizionale Irpef per coprire il disavanzo. Nel corso della conferenza stampa, la linea seguita dall’amministrazione regionale è stata chiara: il deficit sanitario pugliese sarebbe soprattutto il risultato di un Fondo sanitario nazionale cresciuto troppo poco rispetto all’aumento dei costi sostenuti dalle Regioni. Secondo le slide illustrate, nel 2025 la spesa sanitaria nazionale aumenterebbe del 3,6%, mentre il Fondo sanitario nazionale si fermerebbe a una crescita dell’1,09%. Una forbice che, secondo la Regione, avrebbe inevitabilmente prodotto squilibri economici non soltanto in Puglia ma in gran parte del Paese. Non a caso, nella conferenza, il presidente Antonio Decaro, in qualità da qualche giorno di commissario straordinario alla sanità, ha  ribadito più volte come anche Regioni tradizionalmente considerate virtuose – Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana e Friuli Venezia Giulia – stiano registrando difficoltà analoghe. La tesi sostenuta dalla Regione è dunque quella di una crisi strutturale della sanità pubblica italiana, aggravata dall’aumento dei costi del personale, dei farmaci innovativi, dell’assistenza sociosanitaria e dei dispositivi medici. In questo scenario, la Puglia avrebbe semplicemente subito un problema nazionale senza avere strumenti sufficienti per evitarlo. Ma se il racconto istituzionale punta decisamente verso Roma, le stesse slide e diversi passaggi della conferenza finiscono per aprire interrogativi anche sulla gestione regionale degli ultimi anni. Il disavanzo sanitario pugliese per il 2025 viene quantificato in 349 milioni di euro. Il percorso illustrato parte da 433 milioni di maggiori costi, compensati soltanto in parte da 51 milioni di maggiori ricavi e 25 milioni di recuperi e compensazioni ottenuti dalla revisione di oltre 500 voci di bilancio. A questi dati si aggiunge una perdita strutturale di 131 milioni, che porta il totale della maggiore perdita a 488 milioni. L’aumento del Fondo sanitario nazionale, pari a 139 milioni, riduce solo parzialmente il divario, lasciando aperto il buco finale da 349 milioni. La voce più pesante è quella del personale sanitario: 188 milioni di euro di costi aggiuntivi. La Regione attribuisce l’aumento alle nuove assunzioni, al rinnovo dei contratti collettivi nazionali, agli adeguamenti delle indennità e alle prestazioni aggiuntive necessarie per rafforzare i servizi. È la stessa amministrazione a sostenere che la Puglia abbia investito per recuperare ritardi storici e migliorare la qualità dell’assistenza. Subito dopo arriva la spesa farmaceutica, cresciuta di 117 milioni di euro. 

“Tutta colpa del Governo”. È questa la linea politica emersa dalla conferenza stampa con cui la Regione Puglia ha spiegato il nuovo disavanzo sanitario da 349 milioni di euro e la conseguente manovra fiscale destinata ad aumentare l’addizionale Irpef regionale. Secondo i dati illustrati, il problema nascerebbe soprattutto dall’insufficienza del Fondo sanitario nazionale rispetto all’aumento dei costi sostenuti dalle Regioni. La Puglia sostiene infatti che nel 2025 la spesa sanitaria crescerà del 3,6%, mentre il Fondo nazionale aumenterà solo dell’1,09%. Da qui l’accusa al Governo Meloni di aver scaricato sui territori il peso della crisi sanitaria.

La Regione Puglia ha annunciato un aumento dell’addizionale Irpef per far fronte al pesante disavanzo della sanità regionale, stimato in circa 349 milioni di euro. A comunicarlo è stato il presidente Antonio Decaro durante una conferenza stampa a Bari, spiegando che la misura si è resa necessaria dopo una serie di tagli ai costi della macchina amministrativa regionale. Secondo quanto illustrato dalla Regione, l’aumento sarà progressivo e varierà in base al reddito. Nessun rincaro per chi guadagna fino a 15mila euro annui, mentre per le fasce comprese tra 15mila e 28mila euro l’incremento medio sarà di circa 4 euro al mese. Più consistente l’aumento per i redditi superiori: chi dichiara tra 28mila e 50mila euro pagherà in media 19 euro mensili in più, mentre oltre i 50mila euro l’aggravio arriverà intorno ai 66 euro al mese.

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