Dopo aver istituito l’Unità di crisi per affrontare il pesante squilibrio dei conti della sanità pugliese, la Giunta regionale guidata da Antonio Decaro mette nero su bianco le prime misure operative. Non semplici delibere tecniche ma un vero cambio di metodo nella gestione del Servizio sanitario regionale, con un controllo molto più stringente sulla spesa farmaceutica, ritenuta una delle principali voci sulle quali intervenire per riportare in equilibrio i bilanci. Le deliberazioni n. 985 e n. 986, pubblicate sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia, ridisegnano infatti i tetti di spesa e gli obiettivi di contenimento per il triennio 2026-2028 sia per gli acquisti diretti di farmaci e gas medicali sia per la farmaceutica convenzionata. L’aspetto più significativo, però, non è rappresentato soltanto dai nuovi limiti economici, quanto piuttosto dal sistema di controlli che la Regione intende mettere in campo.
Le delibere assegnano ai Direttori Generali e ai Direttori Sanitari delle aziende del Servizio sanitario regionale precisi obiettivi di contenimento della spesa. Non sarà più sufficiente rispettare il bilancio a fine anno: ogni azienda dovrà dimostrare, passo dopo passo, di aver adottato tutte le misure organizzative necessarie per evitare sprechi e prescrizioni inappropriate. La verifica non sarà episodica ma continua, attraverso indicatori regionali e report periodici che consentiranno di monitorare costantemente l’andamento della spesa. Uno dei punti centrali riguarda l’appropriatezza prescrittiva. La Regione chiede alle aziende sanitarie di rafforzare immediatamente le verifiche sulle prescrizioni dei medici, concentrandosi soprattutto sulle categorie terapeutiche considerate maggiormente responsabili dell’incremento della spesa. Gli uffici farmaceutici aziendali saranno chiamati ad effettuare controlli sistematici mentre i prescrittori dovranno confrontarsi periodicamente con i dati relativi ai propri comportamenti prescrittivi. Non solo controlli documentali. Le aziende dovranno organizzare audit periodici con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti ospedalieri. Durante questi incontri verranno illustrati gli obiettivi economici assegnati dalla Regione, analizzati gli eventuali scostamenti e concordate le azioni correttive necessarie. In pratica ogni prescrittore riceverà un feedback costante sul proprio operato. 

La Puglia si prepara a dotarsi di una nuova disciplina sulle locazioni turistiche. La IV Commissione del Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il disegno di legge che regolamenta gli affitti brevi in forma imprenditoriale, ora atteso dall’ultimo passaggio in Aula, convocata per martedì 28 luglio nell’ultima seduta prima della pausa estiva. L’obiettivo del provvedimento è offrire ai Comuni strumenti per governare la crescita del fenomeno, salvaguardando la residenzialità senza frenare uno dei comparti che più ha contribuito allo sviluppo del turismo pugliese. Nel 2025 la regione ha infatti superato i 6,6 milioni di arrivi e i 22,7 milioni di presenze, mentre le locazioni turistiche hanno raggiunto quasi 45 mila unità attive. La riforma consentirà ai Comuni a maggiore vocazione turistica e ai capoluoghi di provincia di adottare regolamenti per individuare aree nelle quali introdurre criteri e limiti alle locazioni turistiche, valutando indicatori come il rapporto tra posti letto e residenti, la disponibilità di alloggi destinati alla locazione ordinaria e gli effetti sulla qualità della vita nei centri urbani. Potranno inoltre fissare standard qualitativi, limiti numerici e requisiti per gli immobili, con un’applicazione graduale delle eventuali restrizioni.

Il Consiglio regionale monotematico sulla sanità chiude una giornata di confronto che, pur mettendo al centro i grandi nodi del sistema sanitario pugliese ,  dal disavanzo alle liste d’attesa, dalla carenza di personale alla riorganizzazione dell’assistenza , lascia ancora aperti numerosi interrogativi sulle strategie che la Regione intende adottare nei prossimi anni. Se da un lato il dibattito ha evidenziato criticità ormai note, dall’altro ha fatto emergere la richiesta, condivisa da più parti, di passare finalmente dalle analisi alle soluzioni, individuando un modello organizzativo capace di garantire sostenibilità economica e qualità delle cure. È la riflessione avanzata da Potito Salatto, presidente di Confindustria Foggia, che giudica il confronto istituzionale ricco di spunti ma povero di una vera “road map” per il futuro della sanità pugliese. Secondo Salatto, il punto di partenza non può essere il semplice contenimento della spesa: “Sulla salute non si spende, si investe”, osserva, sottolineando come continuare a ragionare esclusivamente in termini di costi significhi alimentare nuovi disavanzi e ridurre progressivamente i servizi ai cittadini. Una posizione che trova un punto di contatto con quella del presidente di Aiop Puglia, Fabio Margilio, secondo il quale la vera sfida consiste nel ripensare il modello organizzativo del Servizio sanitario regionale sulla base dei bisogni reali della popolazione. L’invecchiamento demografico, la crescita delle patologie croniche e della non autosufficienza, spiega Margilio, impongono una programmazione diversa, fondata sulla presa in carico del paziente, sull’integrazione tra ospedale e territorio e sulla piena valorizzazione delle strutture accreditate per ridurre liste d’attesa e mobilità sanitaria. A poche ore dalla conclusione della seduta consiliare sono arrivate anche le prime scelte della Giunta Decaro con la nomina dei tredici nuovi direttori di Dipartimento, il primo tassello della riorganizzazione amministrativa della Regione prevista dal modello “MAIA 2.0”  Ma è proprio questo provvedimento ad aver riacceso immediatamente il confronto politico. Ancora una volta nessun rappresentante della provincia di Foggia compare tra i nuovi vertici dell’amministrazione regionale, così come era già accaduto con le recenti nomine dei direttori generali delle aziende sanitarie. Una scelta che ha provocato la dura reazione dei consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Giannicola De Leonardis e Nicola Gatta, convinti che la Capitanata continui ad essere sistematicamente esclusa dai ruoli decisionali.

La giornata politica della Regione Puglia si è chiusa con due eventi che saranno certamente ricordati e ancor di più destinati a far parlare ancora a lungo. Da una parte il lungo Consiglio regionale monotematico dedicato alla sanità, con un acceso confronto tra maggioranza e opposizione sui conti del sistema sanitario, le liste d’attesa, la carenza di personale e l’aumento dell’addizionale Irpef deciso per coprire il disavanzo. Una seduta fiume fatta di tante parole, numeri, dati accuse e controrisposte e alla fine dei conti conclusasi con una domanda sola: E quindi? Bisognerà infatti capire cosa resterà delle tante riflessioni, interventi proposte, presentate in aula, cui il buon Decaro ha risposto con un lungo meticoloso dettagliato monologo costruito su ormai ben note slides che non passano mai di moda, le stesse del resto che presentò alla stampa qualche settimana fa per annunciare la decisione di aumentare l’addizionale Irpef. Intanto a pochi minuti dalla conclusione della seduta consigliare, la Giunta regionale ha completato il riassetto della macchina amministrativa approvando la nomina dei nuovi direttori di Dipartimento e dei vertici burocratici chiamati a tradurre in atti concreti il programma di governo. Con il via libera ai tredici direttori di Dipartimento, al Segretario generale della Presidenza, al Segretario generale della Giunta e al responsabile della Struttura autonoma per l’Attuazione del Programma prende infatti forma il nuovo modello organizzativo “MAIA 2.0”, destinato a ridefinire competenze, responsabilità e assetti decisionali dell’amministrazione regionale. Accanto ai nuovi ingressi, la Giunta ha però scelto anche la strada della continuità, prorogando gli incarichi di Angelosante Albanese, Gianna Elisa Berlingerio, Nicola Lopane e soprattutto di Vito Montanaro alla guida del Dipartimento Salute. Ed è proprio quest’ultima decisione che potrebbe alimentare il dibattito politico nelle prossime ore. La conferma del direttore generale della Salute arriva infatti nel giorno in cui la sanità è tornata al centro dello scontro in Consiglio regionale, tra accuse sulla gestione del sistema, disavanzi, liste d’attesa e difficoltà organizzative. Una scelta che, inevitabilmente, sarà letta non solo sotto il profilo amministrativo, ma anche politico, considerando che proprio la sanità rappresenta da anni il terreno di confronto più acceso tra maggioranza e opposizione. La nuova squadra entrerà in funzione dopo la firma dei contratti, dando ufficialmente il via a una delle più importanti riorganizzazioni della macchina regionale degli ultimi anni.

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