Prime pene e tre rinvii a giudizio per violazioni delle norme elettorali nell’ambito dell’inchiesta “Candidopoli”, con la quale la Guardia di Finanza di Este (Padova) ha portato alla luce le alchimie del partito di ultradestra L’Altra Italia,
creato e animato dal pugliese Cosimo Damiano Cartelli, le cui liste presentate alla tornata delle amministrative del 2020 in 20 piccoli Comuni da un capo all’altro dell’Italia, erano piene di candidati “a loro insaputa”. Prevalentemente pugliesi, molti disabili o ultraottantenni, le cui firme venivano falsificate, attestando falsamente anche la loro presenza in luoghi dove mai avevano messo piede in vita loro.
Il caso, lo si ricorderà, è stato ampiamente trattato anche da Striscia la Notizia. Proprio Cartelli, 49 anni, di Lecce, fondatore e segretario del movimento politico, che il 23 settembre del 2021 era finito agli arresti domiciliari, è stato ieri rinviato a giudizio dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Rovigo Silvia Varotto insieme a Felicetta Tartaglia, 57 anni, di San Paolo di Civitate, e a Francesco Merafina, 61enne di Cerignola, segretario pugliese di L’Altra Italia.
Il trucco utilizzato dal piccolo movimento, come aveva spiegato il pm Ermindo Mammucci che ha coordinato le indagini, “era di presentare candidature in piccole realtà territoriali dove vi era buona probabilità di eleggere un proprio rappresentante per ottenere una visibilità sull’intero territorio nazionale, in modo da far accrescere il consenso per successive consultazioni elettorali”.
(Fonte: ilgazzettino.it)
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