Era una ipotesi che lo stesso Procuratore capo Ludovico Vaccaro aveva formulato durante la conferenza stampa dello scorso 24 gennaio, nella quale illustrò i dettagli dell’operazione che ha portato agli arresti (in carcere e ai domiciliari) per 15 sanitari del Don Uva, in servizio presso l’ex ortofrenico di Foggia e di misure restrittive per altrettanti dipendenti, per un totale di 30, con l’accusa, a vario titolo, di maltrattamenti, sequestro di persona e violenze sessuali: le indagini si sarebbero potute allargare essendo in corso accertamenti per chiarire se ci fossero eventuali profili di responsabilità nella gestione della struttura. Nel frattempo si sono tenuti gli interrogatori di garanzia e in questi giorni gli indagati stanno ricevendo una notifica con la quale la Procura ha disposto nuovamente il sequestro dei cellulari, gli inquirenti sono infatti alla ricerca di ulteriori prove ed elementi utili a chiarire la dinamica dei fatti.
Il decreto di sequestro porta la data del 5 maggio scorso ma, come detto, solo in questi giorni è in corso la notifica del provvedimento. In particolare il nuovo sequestro è legato al fatto che risultano sottoposti ad indagini preliminari anche Patrizia Laura Leone, medico responsabile, Paolo Battiante, coordinatore infermieristico, e Maria Greco, coordinatrice delle attività socio-sanitarie, tutti all’interno del reparto ex ortofrenico, per il delitto di cui agli articoli 110 (concorso), 40 cpv (rapporto di casualità), 81 (concorso formale. Reato continuato) e 572 (maltrattamenti contro familiari e conviventi), 61 (circostanze aggravanti comuni) comma 1, numeri 4 (l'avere adoperato sevizie, o l'aver agito con crudeltà verso le persone), 5 (l’avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa), 11 (l'avere commesso il fatto con abuso di autorità o di relazioni domestiche, ovvero con abuso di relazioni di ufficio, di prestazione d'opera, di coabitazione, o di ospitalità) e 11 sexies (l’avere, nei delitti non colposi, commesso il fatto in danno di persone ricoverate presso strutture sanitarie o presso strutture sociosanitarie residenziali o semiresidenziali, pubbliche o private, ovvero presso strutture socio-educative) del codice penale, perché “in occasione dello svolgimento del proprio servizio e nelle rispettive qualità, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in relazione alle diverse persone offese, singolarmente o in concorso tra loro e con altri infermieri, operatori socio sanitari ed educatori professionali, tutti in servizio presso l'ex istituto ortofrenico Opera Don Uva di Foggia, maltrattavano 19 persone, tutte ricoverate nella struttura”, si legge nelle carte della Procura.
In particolare, aggiungono gli inquirenti: “Disponevano o comunque consapevolmente tolleravano senza intervenire, così violando il dovere giuridico di impedire la commissione di reati in danno delle persone a loro affidate, che le degenti venissero trattenute contro la loro volontà all'interno di singole stanze per molte ore al giorno e in alcuni casi rinchiuse nelle loro camere da letto durante la notte; attivamente ingiuriavano e minacciavano le degenti; pur essendo a conoscenza delle difficili condizioni lavorative in cui versavano gli operatori sanitari del reparto, dell'evidente aumento dell'aggressività degli operatori stessi determinato dalle pressioni a cui erano sottoposti per le carenze di organico e della circostanza che gli operatori ricorressero a violenze fisiche e morali anche al fine di facilitare il proprio lavoro rendendo più remissive le persone offese, non intervenivano in alcun modo per alleviare il carico di lavoro degli operatori sanitari stessi e comunque per impedire che questi, a causa delle proprie condizioni lavorative, ponessero in essere vessazioni tali da determinare l'insorgere nell'intero reparto di un clima di intimidazione tale da provocare sofferenze morali anche alle degenti che erano mere spettatrici delle violenze fisiche e verbali subite dalle altre; facevano vivere tutte le persone offese (questa parte è stata sottolineata nell’atto, ndr), anche quelle che non venivano spesso fatte direttamente oggetto di aggressioni fisiche e morali, in una condizione di perenne soggezione e paura provocando loro intollerabili sofferenze”.
Gli indizi di reato sarebbero stati desunti dagli inquirenti dagli elementi di conoscenza sinora versati in atti con l'integrale acquisizione dei documenti che alla data del 16 febbraio 2023 erano contenuti nel fascicolo del procedimento, compresi gli esiti delle intercettazioni effettuate e in particolare dall'informativa redatta dai Carabinieri del Comando provinciale di Foggia e del Comando per la tutela della salute depositata a novembre del 2022 e i verbali degli interrogatori di garanzia effettuati tra gennaio e febbraio 2023. Proprio nel corso degli interrogatori di garanzia, molti dei soggetti sottoposti ad indagini hanno riferito che le condizioni in cui versavano i reparti “erano note alla dirigenza e che loro stessi avevano segnalato le loro condizioni lavorative ai medici, ai coordinatori e ai dirigenti, alcuni dei soggetti hanno persino sostenuto di aver memorizzato sui loro cellulari, sottoposti a sequestro nell'ambito del procedimento, registrazioni di colloqui con medici e dirigenti e documenti per comprovanti le loro segnalazioni scritte alla dirigenza della struttura”.
Da qui la necessità di estendere gli accertamenti sui telefoni, dentro cui gli inquirenti si metteranno alla ricerca di eventuali elementi comprovanti le responsabilità degli indagati o di altri medici, dirigenti e coordinatori infermieristici e verificare se in effetti esistano i file richiamati dagli indagati. In attesa degli sviluppi di questa ulteriore attività di indagine, trapela che Universo Salute abbia disposto il trasferimento in Rsa dei due caposala e in un altro reparto medico della dottoressa, evenienza che avrebbe destato più di un malumore tra i 30 indagati originari che invece sono stati tutti licenziati e che in blocco hanno impugnato il provvedimento davanti ai giudici del lavoro.
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