Anche i lavori per il passaggio del metanodotto nel Vibonese sarebbero finiti nel mirino dei clan. E’ l’inchiesta Maestrale-Carthago a svelare un tentativo di estorsione ai danni di una ditta di Foggia impegnata nell’opera di costruzione del metanodotto, con cantiere ubicato a Mesiano, frazione di Filandari (Vibo Valentia).
Per tale vicenda sono indagati Francesco Barbieri (nella foto, il primo a sinistra), 58 anni, indicato quale capo ‘ndrina di Cessaniti, e Salvatore Policaro, 55 anni, detto “Turi”, di Portosalvo.
Policaro (mandante Francesco Barbieri) avrebbe posizionato sul cantiere di Mesiano un bidone in plastica contenente liquido infiammabile e un accendino, nonché avrebbe danneggiato con un incendio 13 metri cubi di tubi in polietilene, oltre che appiccato fuoco alla cartellonistica stradale e a preso di mira le transenne metalliche. Il tutto – secondo la Dda di Catanzaro e dei carabinieri – nell’ambito di un “controllo assoluto di tutte le attività imprenditoriali ed economiche della zona e, quindi, arrogandosi il potere di far accedere o far escludere chicchessia dagli appalti e dalle forniture relative alle più importanti opere da realizzare”.
Barbieri e Policaro avrebbero così cercato di convincere nel settembre 2019 l’impresa di Foggia impegnata nei lavori del metano a “mettersi a posto” con la ‘ndrangheta vibonese, sborsando una somma imprecisata di denaro. Un tentativo di estorsione al “Consorzio Stabile Prometeo srl” non riuscito. Gli investigatori sono riusciti a ricostruire in seguito l’accaduto grazie ad alcune intercettazioni (5 ottobre 2019) carpite nel corso di un matrimonio, in un locale di Capo Vaticano (Vibo Valentia), dove tra gli invitati figuravano Francesco Barbieri e il boss di Limbadi, Luigi Mancuso (nella foto, al centro).
(Fonte: ilvibonese.it)
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